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Bea Expo Festival, quando l’evento è amico dell’ambiente
Eliminare gli inviti cartacei, limitare gli sprechi di energia, costruire stand con materiale riciclato: sono soltanto alcune delle proposte avanzate dagli esperti del settore per l’organizzazione di eventi sostenibili.
Di questo e di molto altro si è discusso questo pomeriggio, 21 novembre, nell’ambito della tavola rotonda ‘L’evento ecosostenibile’, organizzata al Bea Expo Festival da ADC Agenzia della comunicazione.
Valentina Gnudi (foto 1), managing director Tangram, Nicola Corricelli, Ad di MenCompany, Pier Paolo Mariotti, meeting manager Eurac Convention Center, Manuela Crotti, business development manager Impatto Zero, Alessandra Lanza, direttore comunicazione Piano B e Richard Davis, Green Bean project manager di Aegis Media Italia, sono stati invitati a tracciare un quadro dello stato dell’arte dell’ecosostenibilità nel settore degli eventi.
“Impatto Zero - ha spiegato Crotti - è nato 10 anni fa con l’obiettivo di quantificare, ridurre e compensare con l’accrescimento di foreste in Italia e in Costa Rica le emissioni di eventi, prodotti e attività. Oggi sono 500 le aziende che hanno aderito a questo progetto e 2 milioni i prodotti ‘a impatto zero’ sul mercato. Attualmente stiamo attraversando una fase di transizione, l’interesse delle aziende anche italiane nei confronti della sostenibilità ambientale si è consolidato e questo business sta per esplodere, basti pensare che negli ultimi sei mesi la domanda è cresciuta del 40%”.
“A mio parere però ci sono ancora delle difficoltà da superare- ha affermato Lanza (foto 2) di Piano B, agenzia che ha la sostenibilità nel proprio dna e che propone ai propri clienti l’organizzazione di eventi ecosostenibili a a ridotto impatto ambientale tenendo sotto controllo tutta la filiera - Spesso i brand manager percepiscono i contenuti ambientali come invasivi e devianti rispetto agli obiettivi di comunicazione. Manca ancora in Italia una vera e propria cultura dell’evento ecosostenibile”.
“Non solo - ha aggiunto Corricelli (foto 3), Ad di Mencompany, che ha in in cantiere un interessante progetto in collaborazione con il Ministero Politiche Agricole e Forestali, volto proprio a diffondere la cultura della sostenibilità - E’ importante anche che gli eventi ecosostenibili vengano comunicati in modo adeguato, altrimenti, a uno sguardo disattento, possono essere percepiti come ‘poveri’ rispetto agli altri, soprattutto se le aziende sono medio piccole”.
“Sono le grandi multinazionali ad avere per ora più consapevolezza dell’importanza della sostenibilità degli eventi - ha aggiunto Davis, responsabile del progetto Green Bean di Aegis Media Italia che consente alle varie sedi dell’azienda, attraverso una metodologia scientifica, di calcolare e ridurre il proprio l’impatto ambientale - Le grandi marche sono in grado di instaurare una relazione più profonda con il consumatore e sono proprio i consumatori finali a richiedere alle loro aziende di riferimento un’attenzione maggiore all’ambiente. Aegis Media ha scelto di appoggiare la sostenibilità aziendale a tutto tondo, proprio per questo ha acquisito Clownfish che la aiuta a raggiungere questo obiettivo fornendo l’expertise tecnica necessaria”.
Anche l’Eurac Convention Center è attivo nell’implementazione di criteri di sostenibilità. Come sede di meeting, infatti, pone attenzione a tutti gli aspetti rilevanti in tema di impatto aziendale: dai trasporti allo smaltimento dei rifiuti, dal catering alla gestione della piattaforma tecnologica. “Inoltre - ha dichiarato Pier Paolo Mariotti (foto 4)- il centro si pone anche una mission educativa, cercando di stimolare i lavoratori a comportamenti corretti. Si tratta di un compito molto difficile, poiché spesso è più semplice promuovere criteri di salvaguardia ambientale all’esterno che non presso i propri dipendenti”.
Perché un evento possa essere definito ecosostenibile, è necessario che rispetti una serie di regole. Gli operatori del settore stanno mettendo a punto vari strumenti per certificare la reale ecosostenibilità degli eventi.
Ad esempio, Tangram ha elaborato con Punto Tre un progetto che prevede l’utilizzo di un software abilitato a individuare gli aspetti che hanno un impatto sull’ambiente prima dell’evento, durante e dopo.
Dall’analisi di come sono stati gestiti questi aspetti è possibile calcolare il ‘quoziente di sostenibilità’ e assegnare all’evento una vera e propria certificazione, che ha gradi diversi a seconda del livello reale di sostenibilità.
“Il mercato è in fermento, le aziende cominciano a tenere conto della sostenibilità nei loro piani e a capire i vantaggi che l’organizzazione di un evento ecosostenibile può avere, come la risonanza mediatica, il rafforzamento del brand e l’acquisizione di vantaggio competitivo”, ha affermato Gnudi, managing director Tangram.
D’altra parte molte imprese, non avendo sufficiente know how in merito, sono ancora frenate dalla paura. Soprattutto, è opinione piuttosto diffusa che organizzare un evento a ridotto impatto ambientale costi di più.
Ciò può essere vero se si considerano certi tipi di tecnologie, effettivamente più costose, ma bisogna tenere conto che sono allo studio delle soluzioni che permettono di ridurre il budget e che una maggiore spesa per un aspetto può corrispondere a un risparmio su un altro fronte.
Soprattutto, dagli operatori del settore emerge la necessità di un approccio sostenibile di tutta la filiera, che renderebbe più semplice e meno gravosa per le aziende la scelta di perseguire i propri obiettivi di business nella completa salvaguardia dell’ambiente.

