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Bea Expo Festival. Social media, la marcia in più degli eventi

Come fare per utilizzare internet come cassa di risonanza di un evento offline? È a partire da questo interrogativo che si è aperto il workshop del Bea Expo Festival 2009 dedicato ai social media. A discuterne Massimo Giordani, direttore Popai Digital e ceo Time&Mind, e Linda Bulgheroni, ad Weber Shandwick.

Linda Bulgheroni_Weber.jpgPiù di quattro miliardi e mezzo di cellulari in tutto il mondo, il 9.5% dei quali collegati a banda larga.
Trecento milioni di utenti connessi a Facebook, con l’aggiunta del particolare, tutt’altro che marginale, che quest’ultimo è entrato in una fase di ‘utile’, ossia è diventato una macchina per ‘fare soldi’.

Stiamo parlando di un mondo, quello digitale, che non può essere trascurato, anche e soprattutto per chi si occupa di eventi. È a partire da queste riflessioni che si è aperto il workshop del Bea Expo Festival 2009, in corso presso l’Atahotel Expo Fiera di Pero, dedicato ai social media.
Ne è emerso uno scenario in cui le media relation 2.0 possono svolgere un ruolo fondamentale per creare interazione col pubblico di riferimento.

Nel corso del suo intervento Linda Bulgheroni, amministratore delegato Weber Shandwick, ha presentato due case history molto interessanti.

La prima è l’iTunes Live London Festival, la kermesse musicale organizzata da Apple che porta a Londra per un mese intero artisti e band internazionali. L’edizione 2009 si è tenuta dal 1 al 31 luglio presso lo storico locale londinese Camden's Roundhouse. Per l’occasione è stata sperimentata una nuova meccanica di partecipazione: i biglietti delle 31 date erano gratuiti ma distribuiti esclusivamente attraverso un application contest online sul sito ufficiale inglese http://www.ituneslive.co.uk, e soprattutto sulla pagina facebook di iTunes UK. Tra i risultati si segnala che oltre 30.000 hanno manifestato il loro desiderio di partecipare, e che l’iniziativa ha generato oltre 1.000.000 di applications online su facebook per poter partecipare agli eventi.

La seconda case history ha a che vedere con l’attività realizzata dalla Royal Opera House, uno dei più importanti teatri d'opera al mondo, con sede nel cuore di Londra, a Covent Garden. Con l’obiettivo di andare oltre le classiche barriere dell’opera, è stata realizzata un’importante campagna online che, tramite la creazione di un blog, utilizzo di Twitter e altri social media, ha generato un enorme effetto buzz, innescando grande interesse e partecipazione attorno alle attività della Royal Opera House.

Nel suo intervento Massimo Giordani, direttore Popai Digital e ceo Time&Mind, si èMassimo Giordani_TimeMind.JPG concentrato sul concetto di ecosistema digitale, utilizzato per descrivere le convergenze tra dinamiche evolutive e reti informatiche, e la capacità di tali sistemi di autorganizzarsi. Un ‘ecosistema digitale’, spiega Giordani, è concettualmente analogo a un ecosistema biologico, dove ogni singola parte cresce con il tutto.
Da un punto di vista operativo, questo approccio consente di raggiungere risultati formidabili in termini di visibilità online e, quindi, di probabilità di essere trovati dai navigatori potenzialmente interessati a uno specifico tipo di informazione.
Gli elementi base di un ecosistema digitale sono, oltre al ‘classico’ sito Internet, i nuovi strumenti resi possibili dal web 2.0, tra cui blog, podcast, YouTube, Flickr, MySpace, Second Life, le community di settore, i social network, i forum, i syndication, i Mashup, e tutti quei canali e luoghi digitali con cui è possibile ‘comunicare’, magari a target diversi ma in un'ottica fortemente integrata, pianificata accuratamente e gestita con continuità.

Interessante, infine, anche la case history, presentata da Giordani, relativa al Mountain Photo Festival, organizzato in Valle D’Aosta. In occasione dell’edizione dell’estate 2008, sfruttando i social media, è stato costruito un validissimo ecosistema digitale attorno all’evento che ha dato ottimi risultati sia online sia offline.