Mice
Dalla Convention di Genova nuove proposte per eventi sostenibili
Nella prima sessione plenaria della sua recente convention nel capoluogo ligure, Federcongressi ha approfondito l'argomento degli eventi eco-sostenibili. Di seguito gli interventi di Franco Fassio, assegnista di ricerca in Disegno industriale presso la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e Antonio Di Natale, della Fondazione Acquario di Genova.
Si parla tanto di 'eco-sostenibilità' nella meeting & incentive industry, ma spesso si ha l’impressione che se ne ignori il significato. Concetti quali 'eventi a impatto zero' o “'recupero delle risorse' suonano bene ma non sono intuitivamente traducibili in pratica. Un contributo concreto ha voluto fornirlo Federcongressi nella prima sessione plenaria della sua recente convention nel capoluogo ligure.
Franco Fassio, assegnista di ricerca in Disegno industriale presso la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, ha illustrato il design sistemico, metodologia che pone i valori dell’uomo e del sistema-natura al centro di ogni processo decisionale, «nata» ha detto, «dall’osservazione dei cicli fisiologici naturali, che non conoscono la parola “rifiuto” e nei quali ogni eccedenza viene metabolizzata. In tal modo lo scarto non è un costo bensì una risorsa». Secondo quest’affascinante visione, gli output di un sistema divengono input di un altro, adattabili secondo competenze specifiche e rimessi in circolo a beneficio della collettività.
Un caso pratico: il Salone Internazionale del Gusto
Il progetto è stato applicato nel 2008 al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre di Torino, per ridurne l’impatto ambientale creando una rete di saperi interdisciplinari. «L’evento fu progettato a partire dalle esigenze di smaltimento dei rifiuti, con un sistema di raccolta che ha raggiunto il 58,4% di differenziazione, evitando ben 279,74 tonnellate di rifiuti indifferenziati. È stato quindi necessario, ad esempio, eliminare i componenti a ciclo di vita breve (come la moquette), sviluppare componenti per l’allestimento riutilizzabili in altri ambiti lavorativi al termine della fiera, incrementare la raccolta differenziata dei rifiuti all’interno della fiera e trasferire i rifiuti differenziati (output) agli stabilimenti appropriati al loro corretto riciclo, nonché usare materiali biodegradabili per la fruizione del cibo in loco. In pratica abbiamo ridotto del 20% la cartellonistica (realizzandone l’80% in cartoncino riciclato), abbiamo utilizzato per il 50% degli allestimenti il Celenit (impasto di lana di legno mineralizzata e cemento), impiegato per la fruizione del cibo e per gli shopper materiali biodegradabili e – nell’ottica della riallocazione – destinati alla produzione di compost, con il quale si fertilizza il terreno in modo naturale. I coperti sono stati circa 200mila, per un risparmio ogni mille pasti di 68 kg di CO2 (come se ci fossero 450 auto in meno circolanti a Torino ogni giorno) e di 515 KWh (pari a circa 26.000 lampadine da 50 W non accese per ognuno dei 5 giorni della manifestazione)».
Anche il packaging ebbe il suo ruolo, con le bottigliette in Pet che divenivano cestini e carrelli, le borse prodotte dal riutilizzo delle scatole di cartone e le sedie del torchio progettate a partire dal riutilizzo delle barrique d’invecchiamento dei vini. L’approvvigionamento energetico fu fatto derivare da fonti rinnovabili locali, mentre grazie ai distributori d’acqua sfusa si sono evitate 1125 bottigliette di plastica. Le rimanenti emissioni di CO2 verranno compensate con un progetto locale di salvaguardia della biodiversità fluviale nel Parco fluviale del Po torinese.
Sostenibilità e sviluppo
È stato quindi il turno di Antonio Di Natale, della Fondazione Acquario di Genova, che ha illustrato approcci, opportunità e adattamenti del turismo sostenibile dai Paesi in via di sviluppo al Mediterraneo: una relazione, la sua, che ha sì preso il via dalla constatazione per cui l’uso sostenibile delle risorse naturali comporta un beneficio prolungato nel tempo, ma che ha anche esaminato come le attività umane e gli aspetti socio-economici abbiano un forte impatto su tutti i progetti di conservazione. «L’uso sostenibile delle risorse», ha considerato Di Natale, «non è in contrasto con lo sviluppo razionale degli abitanti dei luoghi, quando tiene conto della loro cultura e necessità. Utilizzando l’ampio patrimonio di know-how esistente, noi, come Fondazione Acquario di Genova, abbiamo voluto portare l’esperienza nei Paesi in via di sviluppo per dare nuove opportunità con un’ottica che tenesse in conto le diverse culture e i diversi ambienti. Ogni proposta è stata preceduta da uno studio del contesto locale, da confronti con le autorità e da serie valutazioni economiche, perché la sostenibilità deve basarsi sugli aspetti ambientali e culturali, ma anche su quelli economici. Per questo, abbiamo lavorato nel Mar Rosso, alle Maldive, in Madagascar, in Vietnam, in Mauritania, in Mali, in Australia e in Amazzonia, sempre con iniziative commisurate alle esigenze locali».
I progetti
A ciascuno la sua eco-sostenibilità, insomma. «Siamo attivi con vari progetti per aumentare la sensibilità su questa tematica», ha proseguito Di Natale. «Abbiamo il Litos, per un turismo mediterraneo sostenibile, che prevede il trasferimento multidirezionale del know-how disponibile per il settore e lo sviluppo della consapevolezza e della percezione delle problematiche relative a uno sviluppo sostenibile del turismo costiero; il Progetto Subacquea per l’ambiente, per lo sviluppo di un turismo subacqueo consapevole e sostenibile, con il coinvolgimento diretto delle maggiori realtà del settore (la più grande operazione di sensibilizzazione del settore in Europa, con ben 500.000 kit disponibili); il Sai cosa c’è sotto, per prendere coscienza della vita nelle acque in cui nuotiamo o navighiamo; il Progetto Nautica per l’ambiente, per un turismo nautico consapevole che rispetti il mare e i suoi abitanti; il Passaporto “Cittadino dell’oceano mondiale”, campagna mondiale di sensibilizzazione verso il grande pubblico per promuovere comportamenti responsabili e sostenibili, con uno strumento che induce ad agire concretamente (centinaia di migliaia di passaporti distribuiti in 15 lingue in decine di Paesi); e tante altre azioni: promuoviamo da anni il consumo responsabile dei prodotti del mare, contribuendo ad attivare una catena virtuosa, con diminuzione dell’impatto sulle specie maggiormente pescate e con un allargamento dell’offerta nei confronti degli abitanti e dei turisti (progetto Choose the Right Fish); favoriamo la diffusione delle informazioni usando tecnologie avanzatissime, per far sì che i cittadini europei diventino ambasciatori di comportamenti sempre più consapevoli (motore di ricerca semantica AquaRing)».

