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Exhibitionist Award. Tradizioni locali e innovazioni digitali, Expo prende forma

Si è svolta questa sera la seconda edizione dell’Exhibitionist Award, il premio dedicato alle migliori soluzioni di stand e allestimenti fieristici, ideato e promosso da Fondazione Fiera Milano e ADC Group. La cerimonia di premiazione, avvenuta nell’ambito del Bea Expo Festival, è stata preceduta dal convegno ‘Allestire Expo, cluster e padiglioni nazionali’. Vediamo gli spunti più interessanti della discussione.
Al termine di un’intensa giornata di lavori, si è svolta questa sera, lunedì 17 novembre, nell’ambito del Bea Expo Festival, la cerimonia di premiazione dell’Exhibitionist Award, il premio dedicato alle migliori soluzioni di stand e allestimenti fieristici, ideato e promosso da Fondazione Fiera Milano e ADC Group.
 
La cerimonia di premiazione dell’Exhibitionist Award, giunto quest’anno alla sua seconda edizione (vedi news per conoscere i vincitori) è stata preceduta dal convegno ‘Allestire Expo, cluster e padiglioni nazionali’. Vediamo gli spunti più interessanti della discussione. 

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A introdurre il tema dell’Esposizione Universale ci hanno pensato Livia Livini e Anna Gatti  di Expo Team, Fiera Milano. Budget contenuti, tempi stretti e valorizzazione delle diversità sono state, senza dubbio, le parole chiave dei loro interventi. “Come Expo Team - ha spiegato Livini - abbiamo curato la progettazione per l’allestimento andato in gara di 45 Padiglioni sui 60 che caratterizzeranno i nove Cluster di Expo”.
 
Quello dei Cluster, precisa Livini, è una grande novità dell’Expo milanese: prima i Paesi che non potevano permettersi un Padiglione tutto per loro venivano semplicemente raggruppati assieme. Ora, invece, con i Cluster, è possibile vivere l’esperienza dell’Expo attraverso un innovativo modello di partecipazione . Il Cluster si configura, infatti, come un progetto architettonico che racchiude più Paesi accomunati dalla produzione di un particolare alimento o interessati a sviluppare un tema specifico.

Nel dettaglio, sono stati ideati nove Cluster tematici, ossia ‘L'agricoltura e l'alimentazione delle zone aride’, ‘Isole Mare e Cibo’, ‘Bio-Mediterraneo - Salute, bellezza e armonia’, ‘Riso - Abbondanza e sicurezza’, ‘Caffè’, ‘Cacao - Il cibo degli Dei’, ‘Cereali e tuberi - Vecchie e nuove colture’, ‘Frutta e legumi’ e ‘Il mondo delle Spezie’.

Il concetto dei Cluster, favorendo il raggruppamento in uno stesso spazio tematico di più Paesi con un argomento in comune , rafforza lo spirito originario dell’Esposizione Universale, che è appunto quello della collaborazione tra i diversi Paesi.“Non a caso - aggiunge Livini - il nostro impegno consiste proprio nel cogliere le unicità di ogni singolo Paese, per creare un’unione nella diversità”.
 
Nel suo intervento, Anna Gatti (Expo Team, Fiera Milano) ha spiegato nel dettaglio il lavoro realizzato dall’Expo Team, illustrando due proposte -A e B -, ancora in fase di concept, presentate per un Paese (il cui nome non può essere svelato) che aderisce a un Cluster. 
 
La proposta A, ispirata al tema del ‘mercato’, prevede di riempire i 60 metri quadrati al piano terra a disposizione del Paese con una serie di elementi espositivi realizzati in materiali naturali, arricchendo il tutto con i cibi tipici del posto, i colori della bandiera nazionale e monitor led per la proiezione dei contenuti.
 
Viceversa la proposta B, ispirata al tema della ‘foresta’, prevede un allestimento focalizzato sulla parte centrale del padiglione, con l’utilizzo di alberi e foglie, più e meno gradi, utilizzati come elementi espositivi per esporre i tratti tipici della cultura e dell’arte locale.
 
Emanuele Rossetti , direttore generale Nussli Italia (società impegnata nella realizzazione di 6/7 Padiglioni di Expo), si è invece concentrato sul racconto del Padiglione Vanke, importante azienda cinese del settore real estate, che ha deciso di aprirsi al mercato europeo, partendo, appunto, dall’Expo di Milano.
 
“Il Padiglione Vanke - spiega Rossetti - racconta la storia dell’economia alimentare cinese, facendo leva su una ‘foresta’ di 5mila bambù, arricchita da 250 schermi audiovisivi”. La sensazione, entrando nel Padiglione, sarà quella dell’immersione in un universo di suoni, immagini, colori, regolato da ben 12 server, che dovranno gestire il lavoro dei 250 schermi, facendoli funzionare talvolta in modo autonomo e altre volte in modo sincronizzato.
 
“La forza di questo allestimento - aggiunge Rossetti - è che sarà utilizzato nuovamente nel futuro. In altre parole sopravviverà all’Expo milanese, per tornare in Cina (almeno in un primo momento, ndr) e approdare in altre fiere del Paese”.
 
Il Padiglione Vanke, come gli altri grandi Padiglioni di Expo rappresentano, ha concluso Rossetti, dei veri e propri grandi musei, dove le tradizioni locali nazionali si incontrano con le più innovative tecnologie digitali multimediali.
 
Per concludere, citiamo l’intervento di Massimiliano Vay , amministratore delegato   Way Spa, il quale si è concentrato sul Padiglione del Giappone, descrivendolo come una perfetta sintesi di ‘tradizione’ e ‘innovazione’.
 
“L’esterno del Padiglione - ha spiegato Vay - sarà caratterizzato da un involucro di legno, con una specie di stella, che si ripeterà in più occasioni. All’interno, la prima sala sarà fondamentalmente ‘scenografica’, con un sistema di proiezioni che si muoverà con le persone l’attraverseranno”.
 
Il primo elemento culinario che si incontrerà entrando sarà, ovviamente, il riso, mentre al primo piano si troverà un ristorante tipico giapponese, che però, mette in guardia Vay, non sarà come un qualsiasi ristorante giapponese di Milano, ma in tutto e per tutto identico a un vero ristorante di una qualsiasi città giapponese, come se fosse gestito da un giapponese che non è mai uscito dal suo Paese.

Mario Garaffa