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Il Ministro per il Turismo Dario Franceschini "Il congressuale è una risorsa per il Paese"

Il Ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini, intervenuto a concludere la Convention di Federcongressi&eventi, sostiene l’inscindibilità tra cultura e turismo per il rilancio dell’incoming nel nostro Paese e individua nel segmento congressuale una miniera.
Si è conclusa la settima Convention nazionale di Federcongressi&eventi, tenutasi a Venezia presso Terminal 103 di Marittima, con l’atteso intervento del Ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini, a margine della tavola rotonda sul rilancio della meeting industry italiana, cui hanno partecipato i rappresentati delle associazioni di categoria. 
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Il Ministro Franceschini ha commentato così la sua partecipazione all'evento: «Ho accettato questo invito, ritagliandomi uno spazio perché ci tenevo ad ascoltare e a dare la testimonianza che il turismo sarà centrale nella gestione del governo Renzi. Credo che non ci sia nulla di più importante per la crescita del nostro Paese che investire su ciò che rende l’Italia unica nel mondo globale, in cui scompaiono le differenze, le distanze e le frontiere e in cui ogni economia nazionale deve investire sui propri punti di forza. Per l’Italia ciò significa investire sulla storia, sull’arte, sulla bellezza, su ciò che l’ha resa forte nei secoli. Nella stagione del governo Letta abbiamo lavorato perché il trasferimento della delega del turismo alla cultura non fosse passeggera. 
Come sapete tutti, negli ultimi dieci anni il turismo ha vagato colpevolmente da un sistema all’altro e col governo Letta abbiamo fatto una legge per cui stabilmente il turismo fosse legato alla cultura. E’ un legame che in Italia è indissolubile: chi viene in Italia ci viene perché attratto anche dalla straordinarietà del nostro patrimonio artistico, legato a sua volta al paesaggio. Io sono convinto di essere stato chiamato alla guida del prinicpale ministero economico del paese, e il Presidente del Consiglio ha indicato a sua volta questa come una priorità. Ora ragioneremo sull’orizzonte di quattro anni per fare un lavoro profondo e integrare i due settori anche dal punto di vista delle strutture. 
C’è l’esigenza di rivitalizzare le imprese, che patiscono la disintermediazione con cui oggi si prenotano i viaggi, c’è il problema di incentivare i flussi dai paesi emergenti. E dentro questo settore non c’è dubbio che il congressuale è una miniera. Ho apprezzato molto il progetto di Convention bureau nazionale fatto dai privati, perché rompe un altro tabù che non ha più ragione d’essere, che ha impedito sino a ora una giusta integrazione tra pubblico e privato. Condivido anche la necessità di riformare il titolo V, uno dei punti centrali del programma di governo, non solo sul turismo. Non possiamo però aspettare che questa riforma arrivi però, perché richiede anni. Dobbiamo anticipare il percorso, e a questo proposito sto cercando di approfondire il ruolo dell’Enit, per quanto possibile secondo la normativa vigente».