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La fiscalità di settore all'esame congiunto di Federcongressi e Fiavet Lazio

In un seminario organizzato in BTC insieme alla federazione degli agenti di viaggio, esaminati i numerosi aspetti che caratterizzano il rapporto tra agenzie (di eventi e viaggi) e il fisco.

Con il seminario Pronti…Ripartenza…Via! – Dalla fiscalità al futuro della meeting industry, organizzato in collaborazione con Fiavet Lazio (il Capitolo regionale della federazione degli agenti di viaggio) nell’ambito di BTC (la fiera di riferimento della meeting & incentive industry italiana attualmente in corso a Roma), Federcongressi ha dato un contributo alla chiarezza in un ambito cruciale e assai difficile da penetrare: quello della fiscalità e degli adempimenti amministrativi. All’evento, moderato dalla responsabile delle attività di Ruggiero_Margherita.JPGCommunication, motivation & marketing by events di Federcongressi Margherita Ruggiero (nella foto), e dalla consigliera Fiavet Lazio con delega ai congressi Fulvia Faccin, e preceduto da una prolusione dell’On. Alessandro Vannini, presidente della Commissione Turismo e Moda del Comune di Roma, sono intervenuti il responsabile Federcongressi delle Fiscalità di settore Mauro Zaniboni, il responsabile Fiavet per la fiscalità Pierluigi Fiorentino, il presidente di Fiavet Lazio Andrea Costanzo, il presidente Federcongressi Paolo Zona e la exhibition manager di BTC Gabriella Ghigi.

L’intervento di Mauro Zaniboni
È ormai un fatto assodato che gli organizzatori di eventi possano dedurre pienamente i costi per alberghi e ristorazione, in quanto questa tipologia d’impresa rientra nell’oggetto proprio dell’attività d’impresa. Altri sono dunque i temi aperti.
1) I dipendenti di enti pubblici, soggetti all’obbligo della formazione professionale, hanno diritto al pagamento della quota di partecipazione in esenzione Iva (a norma dell’art 14 della egge 633/72 e del comma 10 della legge 537/93). Ma l’indetraibilità dell’Iva sugli acquisti, detta Iva pro-rata, è una tassa occulta. Per fronteggiarla dovremmo aumentare le quote di iscrizione per questa tipologia di partecipanti, pagati dagli enti pubblici di appartenenza, oppure gravare il costo al committente.
2) La Ue permette l’applicazione di una percentuale Iva ridotta al 5% per i servizi di catering e ristorazione, a partire dal 10 giugno 2009. Lo Stato italiano dovrebbe recepire questa norma con un’apposita legge. Federcongressi può portare avanti questa iniziativa che potrebbe diminuire i costi per i partecipanti e fruttarci una maggiore competitività nel mercato europeo.
3) L’Iva applicata alle quote di iscrizione di congressisti italiani, molti dei quali NON possono detrarla perché dipendenti e non liberi professionisti, andrebbe ridotta dal 20 al 5%. Lasciando l’Iva completamente detraibile per i professionisti e le aziende. In alternativa, l’Iva al 5% potrebbe essere applicata solo per quelle categorie professionali che hanno l’obbligo della formazione permanente (medici, commercialisti notai ecc) e la cui fattura è intestata al professionista e non a un ente sponsor.
Ma anche su altri fronti dobbiamo attivarci. Per esempio, la semplificazione amministrativa. Quanti passaggi bisogna gestire per utilizzare una hostess? C’è il contratto, le dichiarazioni all’Inps, il pagamento e la ritenuta d’acconto, la certificazione della ritenuta d’acconto, l’inserimento nel modello 770 e così via. Proposta: utilizziamo anche per le hostess i voucher istituiti dal governo per pagare collaborazioni occasionali (aiuto per giardinaggio, baby sitting, collaborazioni di poche ore ecc) effettuate da famiglie e persone. Questi ticket comprendono già la quota tasse e contributi che dovrebbe pagare il percipiente. Esempio: un buono del costo di 100 euro per l’azienda comporta una cifra netta per la hostess (mettiamo 75 euro) e 25 euro per lo Stato a titolo di tasse e contributi assicurativi per la prestazione lavorativa. Le hostess riceverebbero i voucher (da 100 50 20 o 10 euro) acquistabili in banca oppure ai tabacchi, e non dovrebbero effettuare dichiarazioni, mantenendo il diritto alla copertura assicurativa (che attualmente non sempre viene sottoscritta dall’azienda che le impiega). Ovviamente questi importi sarebbero interamente deducibili per l’azienda. E sarebbero non ulteriormente tassabili per le hostess in quanto la tassazione è stata effettuata alla fonte.

Gli studi di settore
Zaniboni ha anche presentato la radiografia del comparto quale emerge dallo studio di settore del 2008: 507 interpreti di conferenza, 355 organizzatori di eventi commerciali, 125 organizzatori di eventi culturali, 4634 traduttori, 347 imprese di grandi dimensioni che organizzano convegni, congressi, meeting ed eventi aziendali, 527 interpreti, 981 organizzatori d convegni, meeting, congressi ed eventi aziendali, 185 centri di traduzione e interpretariato, 361 soggetti specializzati in corsi di lingue. Su un totale di 8022 soggetti che hanno compilato questo studio di settore, 6214 trattano l’attività di traduzioni e interpretariato, 1808 trattano l’attività di organizzazione di eventi e mostre. Due attività (che già hanno un codice differente) molto diverse tra loro e «che ci sembra logico chiedere all’agenzia delle entrate di separare. Con ciò sarebbe possibile: 1) chiedere una ristrutturazione delle voci dello studio di settore; 2) evidenziare che la gran parte del fatturato di un Pco o un Dmc è costituita dall’acquisto di servizi che vengono rivenduti, spesso con un margine di mark-up o una commissione, ma in molti casi senza la possibilità di aumentare il prezzo di vendita.

Studi di settore e fiscalità per le agenzie di viaggi
Pierluigi Fiorentino ha quindi presentato la radiografia delle agenzie di viaggi, quale emerge dagli studi di settore a esse riservati, ricordando come in massima parte le adv rientrino tra le piccole e medie imprese, avendo un fatturato inferiore a 5.164.569 milioni. «Ben tredici i cluster che dividono le agenzie viaggi in ragione della loro specializzazione (incoming, viaggi di lavoro, biglietteria ecc)», ha spiegato, «in totale 7535 imprese di viaggi e turismo (dato 2007). In questi anni di lavoro sugli studi di settori abbiamo illustrato la netta separazione tra le due attività principali di organizzazione e di intermediazione. La prima si avvale del mark-up, mentre la seconda ha come remunerazione la provvigione. Nel caso del mark-up è previsto un correttivo in diminuzione per offerte speciali (last minute, advance booking e altri prezzi speciali). Viceversa, per l’intermediazione la variabile è in funzione di ricavo – si prende a riferimento non i costi bensì il volume intermediato di affari realizzato dalla vendita di pacchetti, servizi turistici, biglietterie ecc, diminuito delle quote non commissionabili (import che non genera ricavo per le agenzie, quali tasse e diritti Apt, portuali, assicurazioni ecc) per la biglietteria aerea e marittima e del 6,6% forfetario dal fisco per la compravendita di pacchetti turistici dei tour operator. Occorre che il fisco tenga conto di queste sostanziali differenze. E che risolvi un’altra incoerenza: quella posta in essere dall’art. 74-ter del Dpr 633/72, a causa della quale, nel caso di organizzazione di un congresso, di un convegno o di un’altra simile manifestazione o di un soggiorno in albergo ecc, il cui prezzo risulti incluso nel corrispettivo globale del pacchetto turistico, si rende applicabile il regime speciale per cui l’Iva non va esposta in fattura, e dunque non è recuperabile, mentre solo se il prezzo non è incluso nel corrispettivo globale del pacchetto turistico, reso in nome proprio da parte dell’agenzia di viaggi e per conto del cliente, si rende applicabile il regime Iva ordinario».

Gli altri interventi
Dopo Gabriella Ghigi, che ha rapidamente ripercorso e commentato i dati dell’Osservatorio Congressuale Italiano (la ricerca realizzata dall’Università di Bologna, finanziata dalla casa editrice Ediman e dal Convention bureau di Rimini e patrocinata da Federcongressi) presentati ieri, hanno parlato Andrea Costanzo e Paolo Zona. Costanzo ha lamentato la mancanza di una promozione organica dell’Italia turistica, di fronte alla quale l’offerta è in balia anche di emozioni mediatiche dell’ultim’ora, quali le notizie di ristoratori romani disonesti rimbalzate ultimamente dai giornali. Zona ha insistito sul fatto che occorre chiarire all’esterno la mission, la priorità e gli obiettivi. «L’esempio degli studi di settore è molto importante», ha commentato, «perché il fatto che noi organizzatori siamo associati a interpreti e traduttori mette in luce come all’agenzie delle entrate non possa esser chiaro il nostro ruolo se non siamo noi stessi a spiegarglielo».

Presentate le delegazioni regionali
In mattinata, presso lo stand Federcongressi, la coordinatrice dell’area Attività strategiche Stefania Agostini, insieme alla responsabile dell’attività delle delegazioni regionali Lorena Bossolesi, hanno illustrato l’attività di questi organismi, che attualmente sono sette e hanno lo scopo di presidiare il loro territorio di riferimento e sostenere la filiera divulgando informazione e formazione a stakeholder e operatori. In forza di una recente job description – come ha ricordato Lorena Bossolesi – il primo compito comune a ogni delegazione è quello di monitorare la situazione della regione, in ordine alla composizione della filiera congressuale locale, classificando e ordinando in un data base di riferimento gli stakeholder, gli opinion maker e le istituzioni. In secondo luogo, dovrà essere effettuata un’indagine sullo «stato dell’arte» della legislazione locale in ciascuno dei tre ambiti in cui opera l’industria congressuale, ossia turismo, formazione e sanità.

La meeting industry della Liguria
È stata infine un’anticipazione degli esiti di un’indagine in corso presso quasi tutti i convention bureau e i consorzi congressuali della Liguria. I dati, illustrati dal coordinatore della delegazione ligure Massimo Lajolo, benché ancora provvisori, sono significativi. Tra gennaio e giugno si sono registrati in regione 1192 eventi, con un picco nei primi due mesi, un calo nei tre successivi e una ripresa a giugno. 90.923 i partecipanti, con picchi negativi e marzo e a maggio (ma non ad aprile, curiosamente), con 21.577 pernottamenti, in grande maggioranza negli alberghi sedi dei congressi e concentrati soprattutto nel trimestre aprile-giugno, dopo un calo febbraio-marzo. L’indagine sarà conclusa a dicembre e redatta nella sua forma definitiva nel 2010.