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Leatherzone: numeri e prospettive per la pelletteria di lusso

In vista di Leatherzone 2011, ecco i numeri e le prospettive del settore della pelletteria di lusso: un primato fiorentino tutto da difendere. Export in ripresa, ma condizionato dalla volubilità dei mercati globali. Una forte concentrazione di imprese sul territorio. E un know-how da salvaguardare.
Il polo fiorentino della pelletteria, rappresenta, in termini di export, il principale distretto toscano, avendo superato nel 2010 1,7 miliardi di euro di vendite estere, pari a poco meno di un quinto dell’export dei distretti tradizionali toscani. Dopo il calo del 2009, il distretto ha recuperato del 18,5%, riportandosi su livelli di export di poco inferiori al 2007. Nel quarto trimestre 2010 le esportazioni del distretto si sono risalite su ritmi vicini al 30%, sostenute dal buon momento globale attraversato dal segmento del lusso. La crescita ha beneficiato del contributo significativo degli invii in Svizzera, sede del polo logistico della principale impresa multinazionale del distretto. Ritmi intensi sono stati anche registrati da tutti i principali mercati di sbocco: Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania. Dinamiche le vendite verso i mercati asiatici: Hong Kong (34,9%), Giappone (14,7%), Corea del Sud (9,4%) e Cina (27,3%). Da segnalare la nuova accelerazione, nel quarto trimestre, delle esportazioni in Russia (+31%), che tuttavia non consente di recuperare i cali del primo semestre, lasciando in passivo il bilancio consuntivo del 2010 (-6,5%).
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Gli addetti occupati nel settore in provincia di Firenze sono circa 12.000. Escludendo 4 dei 44 comuni, la distribuzione delle imprese di pelletteria coinvolge quasi tutti i comuni della provincia. Delle 2.704 imprese, 2.517 si trovano nei 17 comuni compresi nelle aree di Firenze, Metropolitana Sud-Ovest, Metropolitana Nord-Ovest, Fiorentina Sud, Montagna Fiorentina e Chianti-Val di Pesa. I primi 6 comuni (Firenze, Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Fucecchio) totalizzano 2.062 imprese e vi si rileva una massiccia presenza di imprese cinesi.
Questi numeri impongono una serie di riflessioni sul futuro del comparto e della sua capacità di attrazione di brand internazionali.

Anche nel settore della pelletteria, come è avvenuto in altri settori artigianali, c’è un know-how che si sta perdendo per mancanza di ricambi. Questo mette a rischio il futuro di tante imprese di pelletteria. Ormai solo pochi anziani artigiani riescono a montare una borsa in cerniera, solo poche anziane lavoranti a domicilio riescono a realizzare borse all’uncinetto. La maggioranza dei brand internazionali sono approdati in quest’area sapendo di trovarvi la manualità necessaria per eccellere sul mercato. Mantenere questo know-how è il pernio su cui ruotano le prospettive del settore. Il polo pellettiero fiorentino del lusso potrà restare competitivo solo se sapr! à affrontare e risolvere il nodo della tutela del 'saper fare' e ciò è possibile solo affidando alla scuola e alla formazione il loro fondamentale ruolo di anello di congiunzione tra futuro e tradizione.

In sintesi, ecco i maggiori rischi a cui il settore pellettiero fiorentino, è sottoposto:
- ulteriore chiusura di tante micro imprese sottocapitalizzate, incapaci di sostenere l’impatto dell’ultima contrazione di fatturato (2009-inizi 2010) e che non sono riuscite a ristrutturarsi e/o a trovare ricambi adeguati;
- dispersione e perdita di manodopera qualificata;
- perdita di capacità di lavorazioni di nicchia;
- incapacità di ritrovare vantaggi competitivi attraverso le ristrutturazioni aziendali;
- perdita di aziende che detengono il know-how del ciclo completo di lavorazione, con perdita di appeal del territorio nei confronti della committenza internazionale;
- perdita del processo creativo e progettuale che in passato ha mosso volumi di fatturato a marchio proprio anche delle piccole e medie imprese e che ha reso attrattivo il comparto per i marchi internazionali.