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Paolo Zona "amareggiato come cittadino. Il Convention bureau è nato morto"
12 milioni di euro sono stati destinati alla promozione del Convention bureau nazionale. Ma non è mai stato presentato un vero e proprio business plan. Per questo, il CDA di cui faceva parte anche Zona non ha mai approvato la ripartizione del budget. Per un cambio di statuto ora Zona è fuori dai giochi. Ma l'UDC sta indagando sulla questione.
La notizia del giorno, come potete leggere nel comunicato pubblicato da e20express, è che Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi, non fa più parte del CdA del Convention bureau nazionale a causa di un cambio di statuto a seguito di un'assemblea straordinaria che riduce da cinque a tre i membri del Consiglio d’Amministrazione.
Nel corso della conferenza stampa organizzata da Federcongressi&eventi oggi, giovedì 19 maggio, Zona ha rilasciato delle dichiarazioni in merito all'accaduto esprimendo grande amarezza nei confronti di un Convention bureau nazionale “nato morto”.
“Questa è una conferenza che non avrei mai voluto fare – commenta Zona -. Premetto che in questi anni ho dimostrato più volte di apprezzare l'operato del Ministro Brambilla, il primo tra i politici che ha dimostrato di riconoscere il valore del comparto congressuale. La Brambilla è riuscita, tra l'altro, a far destinare ben 7 milioni di euro (soldi pubblici, ndr) alla nascita e alla promozione del Convention bureau nazionale, che sommati ai 5 milioni di euro raccolti dalle regioni fanno un totale di circa 12 milioni di euro, cifra mai vista a supporto del settore”.
Cosa succede ora? Succede, come spiega Zona, che ieri è stato diffuso in fretta e furia un comunicato in cui il Ministro annuncia, finalmente, la nascita del Convention bureau nazionale, il cui CDA è composto da: il nuovo presidente Mario Resca, l’amministratore delegato Paolo Rubini (direttore generale di Enit e unico riconfermato dal vecchio CdA, ndr) e Rino Lepore, titolare dell’Harry’s bar di Roma.
Appare subito evidente che tra questi tre personaggi non c'è un rappresentante del mondo congressuale. Abbiamo due grandi manager, le cui qualità Zona non mette in dubbio, e un terzo meno specificato proprietario di un celebre...bar!
Andiamo con ordine.
Il Convention bureau nazionale non si è costituito ieri, come pare venga comunicato, ma è nato ufficialmente il 10 febbraio 2011. In quella sede venne definito il Consiglio d'Amministrazione. Composto da: Paolo Rubini, Paolo Zona, Margherita Bozzano, Laura Colombo ed Eugenio Magnani.
“Fin da subito ho avuto delle perplessità - prosegue Zona -, in quanto mentre secondo il codice civile è il CDA che attribuisce e revoca le deleghe, in quella sede venne stabilito che solo il consigliere delegato (Paolo Rubini) aveva questa facoltà. In tal modo il CDA veniva spogliato del proprio potere e della propria ragion d'essere. Alla fine decidemmo comunque di dar fiducia alle nuove direttive. In questi mesi, non è mai stato presentato un vero e proprio business plan. Visto che il denaro di cui disponevamo era denaro pubblico, noi membridel CDA non abbiamo mai approvato nulla in quanto necessitavamo di una definizione più articolata delle strategie e degli investimenti. Per questo siamo stati accusati di aver tenuto bloccato il consiglio per tre mesi”.
Lo scorso 12 maggio, senza alcuna mail, telefonata o avvertimento su ciò che stava per accadere, Zona viene convocato insieme agli altri membri del Consiglio a un'assemblea straordinaria.
Non potendo per legge revocare l'incarico dei consiglieri d'amministrazione senza giusta causa, s'è pensato di modificare lo statuto riducendo a 3 il numero dei consiglieri e rendendoli, in questo modo, rinominabili.
Ed è qui che entrano in gioco i nuovi ingressi. “Ci lascia stupefatti – conclude Zona- il fatto che tra di essi non ci sia un rappresentante del nostro settore! E' da anni che ci muoviamo per la costituzione di un Convention Bureau nazionale, organo che tutte le nazioni europee possiedono. Mi sconvolgono, e questo lo affermo da cittadino, la spregiudicatezza e l'arroganza con cui è stata condotta questa operazione. Di sicuro io non ci guadagnavo nulla, sappiatelo. Il mio emolumento è di 30 euro lordi a seduta. Qualcosa, tuttavia, si sta muovendo...pochi giorni fa l'UDC ha presentato un'interrogazione parlamentare per verificare la questione”.
In fin dei conti, la posta in gioco è alta...sono pur sempre 12 milioni di euro.
S.R.

