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Paolo Zona interviene all'assemblea di MPI Italia
L’intervento del presidente di Federcongressi&eventi durante l’assemblea nazionale di MPI Italia Chapter, a Saint-Vincent: "Senza il contributo diretto delle imprese le istituzioni non possono dare indirizzi efficaci al mercato".
Il presidente di Federcongressi&eventi Paolo Zona è intervenuto all’assemblea nazionale di MPI Italia Chapter a Saint-Vincent nell’ambito di un panel riservato a Efapco, la federazione europea della meeting industry, nella quale l’Italia è rappresentata proprio da Federcongressi&eventi (le delegate sono Paola Casentini, neo-presidente di MPI Italia, e la socia Daniela Serrati).
"Le imprese di organizzazione congressuale oggi debbono dar seguito ad alcuni concetti-chiave, sui quali influiscono a loro volta fattori endogeni ed esogeni. Queste parole-chiave sono: 1) professionalità, con conseguente necessità di formazione per il personale. 2) flessibilità: abbiamo il dovere di adattare il nostro modo di operare alle esigenze del cliente. 3) eccesso di costi: solo nel 2014 torneremo al volume d’affari del 2007, e quando ci torneremo avremo comunque perso il valore aggiunto che in assenza di crisi avremmo tratto da questi anni. 4) cultura d’impresa differente, che per me significa sapersi posizionare in modo diverso nel contesto di mercato. I fattori esogeni ed endogeni agiscono qui. Riguardano infatti il contesto politico e sociale nel quale le imprese operano. Non possiamo rinunciare al ruolo direttivo delle istituzioni, che però deve essere proattivo verso le imprese. Possiamo cercare le migliori ricette ma se alle nostre imprese non sarà richiesto di contribuire al tracciato che le istituzioni, a livello locale e nazionale, stanno dando al sistema, non credo che avremo grande sviluppo. Tra i fattori endogeni, uno è la già citata formazione, l’altro sono le abilità trasversali, dove per “abilità” non intendo solo le competenze ma anche il senso di responsabilità e il senso di appartenenza. Una delle chiavi su cui sto lavorando molto nella mia azienda è di delineare in maniera chiara quale sia il ruolo dell’individuo all’interno dell’impresa. A maggior ragione in un’azienda di servizi non è possibile considerare il dipendente alla stregua di un macchinario o di un anonimo componente della catena di montaggio: va invece preso come un professionista che se non prova un profondo senso di appartenenza e di responsabilità non può dare il contributo positivo che ci si aspetta da lui. Va coinvolto in iniziative tipo team-building, che ne accrescano l’orgoglio di far parte di un organico. E bisogna avere coraggio e dargli responsabilità, giudicandolo poi – non è un dettaglio – con severità. Una persona deve capire che 'responsabilità' significa assumersi un ruolo e sapere che per quel ruolo non esistono paracaduti, non c’è nessuno che para le spalle a nessuno. E’ così che emergono i leader. Credo nei giovani sia come imprenditore sia come presidente associativo. La mia dipendente più 'anziana' ha 47 anni. E in Federcongressi&eventi ho sostenuto la nascita e il mantenimento del Progetto Mentore, che dà un segnale forte ai giovani del nostro settore, appoggiandone fattivamente i primi passi nel mondo del lavoro. «I giovani parlano di diritti ma devono sapere che nessuno glieli garantisce. I diritti se li devono garantire da soli, così come ce li siamo garantiti noi e così come hanno fatto in molti prima di noi. Dobbiamo offrire opportunità, scenari, formazione e tutti gli strumenti per valorizzare i loro talenti. Ma a valorizzarli debbono pensare loro, i giovani. Altrimenti si finisce per adottare un atteggiamento buonista, comodo dal lato politico ma inefficace sul piano pratico. E svantaggioso anche per le imprese".
"Le imprese di organizzazione congressuale oggi debbono dar seguito ad alcuni concetti-chiave, sui quali influiscono a loro volta fattori endogeni ed esogeni. Queste parole-chiave sono: 1) professionalità, con conseguente necessità di formazione per il personale. 2) flessibilità: abbiamo il dovere di adattare il nostro modo di operare alle esigenze del cliente. 3) eccesso di costi: solo nel 2014 torneremo al volume d’affari del 2007, e quando ci torneremo avremo comunque perso il valore aggiunto che in assenza di crisi avremmo tratto da questi anni. 4) cultura d’impresa differente, che per me significa sapersi posizionare in modo diverso nel contesto di mercato. I fattori esogeni ed endogeni agiscono qui. Riguardano infatti il contesto politico e sociale nel quale le imprese operano. Non possiamo rinunciare al ruolo direttivo delle istituzioni, che però deve essere proattivo verso le imprese. Possiamo cercare le migliori ricette ma se alle nostre imprese non sarà richiesto di contribuire al tracciato che le istituzioni, a livello locale e nazionale, stanno dando al sistema, non credo che avremo grande sviluppo. Tra i fattori endogeni, uno è la già citata formazione, l’altro sono le abilità trasversali, dove per “abilità” non intendo solo le competenze ma anche il senso di responsabilità e il senso di appartenenza. Una delle chiavi su cui sto lavorando molto nella mia azienda è di delineare in maniera chiara quale sia il ruolo dell’individuo all’interno dell’impresa. A maggior ragione in un’azienda di servizi non è possibile considerare il dipendente alla stregua di un macchinario o di un anonimo componente della catena di montaggio: va invece preso come un professionista che se non prova un profondo senso di appartenenza e di responsabilità non può dare il contributo positivo che ci si aspetta da lui. Va coinvolto in iniziative tipo team-building, che ne accrescano l’orgoglio di far parte di un organico. E bisogna avere coraggio e dargli responsabilità, giudicandolo poi – non è un dettaglio – con severità. Una persona deve capire che 'responsabilità' significa assumersi un ruolo e sapere che per quel ruolo non esistono paracaduti, non c’è nessuno che para le spalle a nessuno. E’ così che emergono i leader. Credo nei giovani sia come imprenditore sia come presidente associativo. La mia dipendente più 'anziana' ha 47 anni. E in Federcongressi&eventi ho sostenuto la nascita e il mantenimento del Progetto Mentore, che dà un segnale forte ai giovani del nostro settore, appoggiandone fattivamente i primi passi nel mondo del lavoro. «I giovani parlano di diritti ma devono sapere che nessuno glieli garantisce. I diritti se li devono garantire da soli, così come ce li siamo garantiti noi e così come hanno fatto in molti prima di noi. Dobbiamo offrire opportunità, scenari, formazione e tutti gli strumenti per valorizzare i loro talenti. Ma a valorizzarli debbono pensare loro, i giovani. Altrimenti si finisce per adottare un atteggiamento buonista, comodo dal lato politico ma inefficace sul piano pratico. E svantaggioso anche per le imprese".
