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STORYTELLING FILMGOOD: LOADING DOCS Gina. Un appello per morire con dignità

Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, un appello per morire con dignità.

LOADING DOCS Gina
Directed by Wendell Cooke and Jeremy Macey (Ocular Treats/Godwit Films, Wellington)

Guarda il video anche su http://www.filmgood.sm/adlab/
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Lo scorso settembre il parlamento britannico ha votato per respingere una proposta di legge che avrebbe legalizzato la morte assistita. Attualmente, alcune forme di suicidio assistito sono permesse in quattro nazioni europee (Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Svizzera), in cinque stati americani (Oregon, Washington, Vermont, Montana e, dal 5 ottobre scorso, California) e nel paese sudamericano della Colombia. Nel febbraio del 2016, il Canada permetterà il suicidio assistito e l’eutanasia.

L’entità della maggioranza parlamentare contro la proposta (330 a 118) è a prima vista sorprendente, considerando la predominanza di argomenti religiosi nonostante il numero di persone coinvolto da aspetti religiosi nel mondo sviluppato sia in calo. Per queste persone la vita è sacra e la difesa della vita stessa è incondizionata in qualsiasi circostanza. Sebbene lontani da essere insensibili al dolore fisico e psicologico di una malattia terminale o severamente debilitante, considerano che la resistenza alla sofferenza abbia una sua dignità. In ogni caso, il coinvolgimento fisico (la morte di qualcuno) oltre a quello dell’etica sanitaria ha chiaramente giocato un ruolo importante che potrebbe avere determinato un risultato basato tanto sulla politica quanto sulla religione.

Ma un numero in crescita esponenziale di persone crede che avere il controllo sul tempo e il modo della propria morte possa dare più dignità e autonomia. Per loro, la libertà e l’autonomia sono fonti di dignità umana e aggiungono valore alla vita, e quindi la naturale conclusione è che mantenere in vita una persona contro la sua volontà non sia una cosa degna.

Loading Docs è un’iniziativa neozelandese che produce documentari di tre minuti che sono provocatori e ispiratori, e allo stesso tempo promuovono i filmmakers locali. I registi Wendell Cooke e Jeremy Macey hanno voluto realizzare un film per aprire gli occhi della gente su un movimento che, in Nuova Zelanda, fornisce alle persone con malattie terminali tutte le informazioni sul come prendere la decisione più giusta.

Gina è una giovane donna che soffre di un estremo disturbo genetico. E’ costretta a letto e non può più utilizzare le sue funzioni basilari, fra cui parlare. Può comunicare solo attraverso un grafico alfabetico, che è laborioso e estremamente stancante. Il film è a favore del suo diritto di scegliere quando e come morire.

Il racconto è pieno di delicatezza e allo stesso tempo è un forte e chiaro appello emotivo per la legalizzazione della morte assistita. Il messaggio è semplice perché non entra in argomenti morali, religiosi o accademici. In risposta alla domanda “Do you believe in God or an afterlife?” Gina fa scrivere semplicemente “Agnostic”, a significare che nella sua condizione e nei suoi desideri la religione è irrilevante.

SUPER
What is your condition?
I have a rare genetic disorder affecting my eyes, ears, larynx and all my joints.
I live in enforced darkness and almost silence, as sound and light cause further damage to my eyes and ears.
My muscles have wasted away leaving me painful pressure areas from head to toe.
I also have total voice loss.
How do you communicate?
I can only communicate via a touch alphabet method.
Do friends and family support your stance on voluntary euthanasia?
Everyone has been very supportive.
We all believe in people having the right to choose for themselves.
What would you say to those who are opposed to voluntary euthanasia?
Swap places with me!!
I think a compassionate god would want people to have the option of a humane death.
Do you believe in God or an afterlife?
How would you prefer to die?
My doctor would give me medicine that would send me to sleep… and then die peacefully while I hold my 
sister’s hand.
  
Richard Ronan
FILMGOOD