Eventi

Conticello (G2 Eventi): “La nostra sfida è trasformare lo show in memoria”

La cerimonia di chiusura paralimpica di Milano Cortina 2026 sarà una festa e un momento di riflessione collettiva, pensata per trasformare lo spettacolo in un ricordo duraturo. Conticello di G2 Eventi racconta una chiusura ispirata al coraggio e all’orgoglio degli atleti, allo spirito di comunità e a uno sguardo rivolto al futuro del movimento paralimpico.

Trasformare uno spettacolo in memoria, salutare gli atleti non con un semplice addio ma con un’emozione capace di durare nel tempo. È questa la sfida alla base della cerimonia di chiusura paralimpica di Milano Cortina 2026, come racconta ai nostri microfoni Francesco Paolo Conticello, Amministratore Delegato di G2 Eventi (parte di Casta Diva Group), tra i protagonisti del progetto creativo e produttivo.

"È sempre complicato immaginare quale possa essere la giusta miscela, la giusta ricetta per una cerimonia di chiusura", spiega Conticello. "Ma tutte le cerimonie di chiusura, nel loro DNA, portano un desiderio preciso: trasformare lo show in un ricordo".

Un ricordo che resti agli atleti dopo giorni intensi di gare, storie personali e sfide sportive, ma anche al pubblico presente allo Stadio Olimpico di Cortina e a chi seguirà l’evento da casa.

"Noi speriamo, perché significherebbe aver vinto la sfida, di lasciare proprio questo: un ricordo da portare a casa".

La cerimonia non guarda soltanto al passato, ma si proietta verso il futuro del movimento paralimpico. Un futuro che, secondo Conticello, affonda le sue radici in momenti chiave della storia recente.

"Questa cerimonia guarda al futuro paralimpico che, a mio avviso, è iniziato in modo evidente con Londra. Ci siamo ispirati molto a quell’esperienza: è stato un momento magico, forse il migliore per il movimento paralimpico dal punto di vista delle cerimonie".

Uno sguardo in avanti che passa anche dalle persone coinvolte nel progetto.

"Anche solo la squadra che abbiamo messo in campo racconta questo futuro: ragazzi e ragazze estremamente giovani ma molto talentuosi, coordinati da Angelo Bonello, il nostro direttore artistico e regista, e da me come direttore creativo della cerimonia".

Dal punto di vista emotivo, la chiusura paralimpica nasce da sentimenti forti e autentici.

"L’emozione principale è certamente il coraggio e l’orgoglio degli atleti, che si sono sfidati fino a un minuto prima", sottolinea Conticello. "Ma in quel momento non saranno più soltanto atleti: diventeranno una vera e propria comunità. E oggi il concetto di comunità è qualcosa che dovremmo portare tutti un po’ di più nel cuore".

Festa o riflessione? Per G2 Eventi non c’è contrapposizione.

"La cerimonia di chiusura è una festa, decisamente una festa", chiarisce. "È una festa per gli atleti prima di tutto, ma anche per il pubblico e per chi avrà la possibilità di seguirla da casa. Allo stesso tempo è un momento di riflessione collettiva vissuta in diretta".

Uno spettacolo che celebra lo sport, le persone e il senso di appartenenza, chiudendo i Giochi non con un punto finale, ma con un’eredità emotiva destinata a durare nel tempo.