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Eventi

Opera, danza e pop: come Filmmaster ha costruito il finale delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Accatino: "Un successo condiviso, frutto del lavoro di una Nazionale italiana di eccellenze della event industry"

Ai nostri microfoni il direttore artistico e presidente di Filmmaster racconta il dietro le quinte della cerimonia di chiusura che il 22 febbraio ha animato l'Arena di Verona, ottenendo un grande consenso di pubblico e critica a livello italiano e internazionale. E anticipa alcune novità dell’apertura dei Giochi Paralimpici.

A pochi giorni dalla fine dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, la cerimonia di chiusura, intitolata “A Beautiful Dream – A Night at the Opera” e firmata da Filmmaster con la direzione artistica di Alfredo Accatino, anche presidente della società, si conferma un successo di pubblico e critica. Un successo valorizzato anche da una telecronaca Rai, questa volta all’altezza dell’evento al contrario di quanto accaduto con la cerimonia di apertura.

Secondo i dati Auditeloltre 6,2 milioni di spettatori hanno seguito la diretta su Rai 1, con il 31% di share, numeri rilevanti per una cerimonia di chiusura, tradizionalmente meno seguita rispetto all’apertura. A questi si aggiungono gli ascolti internazionali e quelli delle piattaforme sportive, tra cui Eurosport, non ancora completamente quantificati.

Accatino racconta ai nostri microfoni come il risultato sia stato frutto di un lavoro collettivo: "Quello che abbiamo fatto è figlio di un percorso di settore. Non è il successo di una singola azienda ma di tante competenze. Vorrei che venisse sentito come un successo condiviso". Competenze che, finalmente, sono state citate dal telecronista Rai.

La sfida principale è stata trasformare l’Arena, già segnata da un forte imprinting storico e visivo, in uno spazio capace di ospitare due cerimonie diverse, quella olimpica e quella paralimpica.

Sotto il palco, apparentemente semplice, è stata costruita una vera infrastruttura nascosta

"Abbiamo sollevato tutto l’impianto e costruito una città sotterranea con lifter per i cambi scena: effetti di fuoco, orchestra, gruppi internazionali. Una macchina complessa che richiede grande competenza produttiva. La creatività non va da nessuna parte senza produzione".

Il direttore artistico ha voluto ringraziare pubblicamente il team produttivo e creativo, sottolineando anche il valore della trasmissione delle competenze tra generazioni.

Il concept ha puntato su un equilibrio tra registri diversi, dall’opera alla musica pop, per raccontare l’identità culturale del Paese.

Lo spettacolo si è aperto con una grande sequenza operistica, per poi passare alla danza contemporanea e classica, con la partecipazione del ballerino Roberto Bolle, protagonista di un’esibizione aerea mai realizzata prima nell’Arena, accompagnato dalla cantante bresciana Joan Thiele.

"Bolle lo convinci vendendo il progetto e offrendogli qualcosa di nuovo. Quando gli abbiamo detto che avrebbe volato, ha detto subito sì".

Accatino ha rivendicato una scelta precisa sugli artisti: "Non è importante avere una superstar che non c’entra con quello che racconti. Tutti sono venuti gratuitamente, come nello spirito olimpico. Abbiamo scelto talenti che servivano alla narrazione".

Tra i momenti musicali, la festa italiana con la band Calibro 35 e la partecipazione di Achille Lauro, definito da Accatino "compagno di viaggio" del progetto.

La cerimonia ha seguito un percorso narrativo unitario, con il personaggio di Rigoletto come guida simbolica. Un elemento chiave è stato il dialogo tra cinema e teatro, ispirato all’immaginario di Federico Fellini e Franco Zeffirelli. "Mi ha emozionato il film iniziale che diventa realtà, una meta-opera che non fa parodia dell’opera lirica ma la reinterpreta".

Altro asse narrativo è stato il ciclo dell’acqua, culminato nello spegnimento della fiamma accompagnato da un brano del compositore Ludovico Einaudi.

Accatino cita tra i momenti più intensi anche la sfilata della bandiera italiana portata da lavoratori comuni: "Persone che lavorano tutti i giorni, quelli che preparano il ghiaccio o stanno in cima alla montagna. Era un modo per raccontare chi rende possibili i Giochi".

Altro segmento di grande intensità il passaggio della bandiera olimpica alla Francia, che ospiterà la prossima edizione, è stato uno dei momenti più citati dalla stampa internazionale, insieme allo stile italiano che ha attraversato l’intero spettacolo ambientato nella scenografica Arena di Verona.

Il segmento commemorativo dedicato agli atleti scomparsi, introdotto dal Comitato olimpico internazionale, è stato reinterpretato in chiave artistica. Un omaggio speciale è stato rivolto all’artista Matteo Fumagalli, collaboratore storico scomparso durante la preparazione dello show. "Dentro un progetto come questo convergono tantissime persone. Era un modo per ricordare chi non c’è più ma fa parte della cerimonia".

Per Accatino, uno dei risultati più importanti riguarda la reputazione dell’industria degli eventi italiana. 

"Abbiamo cercato di fare una nazionale italiana. Le competenze di altissimo livello esistono e lo dimostriamo quando andiamo in scena".

Un messaggio che si estende alla politica e al sistema Paese, in chiave di marketing territoriale e grandi eventi.

La differenza tra le due cerimonie, spiega il direttore artistico, non è solo narrativa ma emotiva. "L’apertura è autorappresentativa, deve portare in scena l’Italia. La chiusura è più libera: c’è malinconia ma anche festa, un po’ come una commedia italiana".

Proprio questa libertà creativa ha reso la cerimonia, a suo giudizio, una delle esperienze più riuscite. "È difficile, ma è una bella avventura. E questa chiusura, oggettivamente, mi piace".

Il lavoro nell’Arena non è finito: Accatino è già impegnato nella cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici, che promette una presenza ancora più forte dell’arte contemporanea e nuovi linguaggi scenici. A questo proposito il direttore artistico ci dà qualche anteprima importante. Il famoso artista e scrittore Emilio Isgrò ha composto per l’occasione e reciterà una sua opera, mentre lo scultore Jago, farà una sua performance. Ci sarà anche un omaggio all’optical art di Marina Apollonio, e Yoann Bourgeois firmerà la coreografia con la regia di Marco Boarino.

Intanto, la chiusura di Milano Cortina 2026 lascia un’eredità chiara: un racconto corale creato da una Nazionale italiana degli eventi, tecnologicamente complesso, capace di convincere pubblico e critica e di rafforzare la credibilità internazionale del Paese nel campo dei grandi eventi.