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AstraRicerche per Amadori: Per il 46% degli italiani il piacere batte il dovere anche in cucina

Malgrado la grave, prolungata crisi economico-sociale un numero sempre maggiore dei nostri connazionali investe tempo e passione nel cucinare e non più solo perché costretto a farlo. Qualcosa di profondo sta avvenendo nella società italiana: l’antica passione collettiva per il mangiare e il bere si sta arricchendo con un’inedita passione maggioritaria per la preparazione dei cibi: il che spiega il crescente, clamoroso ricorso a vecchie e nuove fonti d’informazione e di education.

È questo il principale risultato dello studio realizzato da AstraRicerche per Amadori nel marzo 2013 tramite 1.005 interviste online somministrate col metodo CAWI (Computer Aided Web Interviewing) a un campione rappresentativo della popolazione italiana 18-70enne, pari a un universo di circa 40.8 milioni di adulti.

Ai nostri microfoni Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche ne spiega le principali evidenze, dimostratndosi scettico verso certi utilizzi del branded content da parte delle marche che, a differenza di Amadori, non ne sanno sfruttare appieno le potenzialità in termini di dialogo con il consumatore.

Il 51% dei nostri connazionali cucina, per sé o per altri, tutti i pasti o quasi in ogni giorno della settimana (ciò vale per il 32% degli uomini e per ben il 71% delle donne) mentre un altro 14% prepara un solo pasto al giorno. La media, riferita all’intero campione, è di 9.2 pasti alla settimana su un totale massimo di 14. La frequenza più elevata di preparazione di pasti si ritrova tra i 25-54enni, seguiti dai 25-44enni e dai giovani 18-24enni, con i 45-65enni sui livelli più bassi.

Malgrado l’elevata frequenza, la dimensione del piacere nel cucinare batte largamente quella del dovere: basti dire che il 46% dichiara di essere molto appassionato e il 43% di esserlo abbastanza, mentre un ben minore 10% si dice costretto a far da mangiare senza alcuna passione. Ed è interessante notare che gli uomini si collocano solo poco al di sotto delle donne mentre i 25-34enni superano la media, seppur venendo dopo i 45-54enni.

Coloro che preferiscono cucinare da soli sono il 68% del campione, ossia quasi il doppio di quelli che amano cucinare con altri (36%); ma sta emergendo un nuovo comportamento che è quello di chi prepara i pasti seguendo un sito Internet aperto per avere idee e consigli (tra gli internauti si arriva al 31%). Esistono anche altre modalità più tradizionali: il 25% cucina con un proprio ricettario scritto negli anni, seguendo i propri appunti e sfruttando i propri piccoli segreti; mentre il 23% si aiuta con un ricettario di famiglia e il 20% si fa guidare da una persona più esperta.

Tra i 18-24enni la percentuale di coloro che amano cucinare con altre persone raggiunge il livello massimo del 44%, che è lo stesso dei giovani utilizzatori di Internet mentre sono ai
fornelli.

Viene da chiedersi quanto gli Italiani si reputino capaci di cucinare. Ebbene, il 9% afferma di essere un cuoco straordinario e il 39% un buon cuoco (solo il 33% si racconta come un totale incompetente). I più soddisfatti di sé sono le donne e i 25-34enni.

In quest’ambito la situazione non è stabile, dal momento che - a detta degli intervistati - negli ultimi tre anni il proprio livello di abilità in cucina è cresciuto: un po’ per il 52% e molto per il 20%. Le crescite più rilevanti hanno connotato, da un lato, le donne e - dall’altro lato - i 18-24enni, seguiti dai 25-34enni.

Una conferma viene dall’autovalutazione della varietà dei piatti preparati dagli intervistati: il 9% definisce il proprio menu assai ampio e variegato e il 36% si dice capace di preparare in modo valido numerose ricette differenti (solo il 5% ripete eternamente pochissime preparazioni sempre uguali). Ancora una volta sono le donne e i 18-34enni (specie i 25-34enni) a vantare maggiormente la propria polivalenza.

Una conferma viene da quel 67% che sostiene di avere diversi ‘cavalli di battaglia’, ossia piatti che gli riescono molto bene e che riscuotono successo presso i commensali (l’8% ne vanta moltissimi e il 59% alcuni), sempre con le donne e i 25-34enni a farla da padrone.

Non pare che tali apprezzamenti auto-riferiti siano figli di mero narcisismo: il 47% degli Italiani cookers afferma di ricevere spesso dei vivi complimenti per i piatti che prepara (in particolare le donne e i 55-65enni), talché il 37% si vede richiedere spesso le proprie ricette (qui la leadership è delle donne e dei 25-34enni).

Infine, il 14% afferma sì di non saper cucinare ma amerebbe imparare a farlo (in questo caso svettano i 18-24enni).

Il quadro è assai dinamico: al 57% piace sperimentare provando nuove ricette (la leadership è femminile e concentrata nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni oltre che in Lazio/Abruzzo/Molise/Sardegna); il 44% s’impegna molto per migliorare il modo in cui cucina; il 39% adora recuperare le ricette tradizionali (qui predominano le donne e i 55-65enni); il 24% ama utilizzare metodi e stili di preparazione diversi dal comune (a vapore, wok, fusion, ecc.); l’11% segue le tendenze e le mode del momento e un adorabile 5% afferma
senza vergogna di non valer niente in cucina ma comunque di divertirsi.

Quel che colpisce è l’attivismo sul terreno delle informazioni da parte dei cookers, cioè del 97% degli Italiani che più o meno frequentemente fa da mangiare: infatti, nell’ultimo anno, il 51% ha visitato su Internet siti/blog/communities di cucina; un identico 51% ha seguito trasmissioni televisive che mostrano come cucinare; il 49% ha seguito trasmissioni televisive nelle quali personaggi famosi o normali cittadini si sfidano nel cucinare; il 40% ha letto - saltuariamente o regolarmente - riviste o articoli di cucina; il 22% ha acquistato o
ricevuto in omaggio ricettari che poi ha utilizzato; il 3% ha frequentato corsi di cucina (e si tratta di un milione di adulti).

Il web ha coinvolto assai più le donne (63%) che gli uomini (39%) oltre ai 18-34enni (62%, poi la percentuale cala con l’età). Analoghe accentuazioni hanno riguardato le trasmissioni televisive di ogni tipo, mentre la stampa raccoglie meno adesioni tra i maschi e i giovanissimi.

Se si approfondiscono le motivazioni personali che spingono i nostri connazionali a informarsi e ad apprendere nei vari modi citati, si scopre che il divertimento prevale su tutte (59%), seguito dal desiderio di imparare a cucinare piatti che non conoscono (55%) e di trovare ispirazione per la propria fantasia in cucina (52%). Anche qui il piacere prevale, seppur di poco, sul dovere o - meglio - sull’approccio meramente razionale. È interessante notare inoltre che il 24% desidera imparare a ‘impiattare’ e dunque a servire con
stile, mentre un altro 19% mira ad apprendere come allestire la tavola con gusto.

Non si deve pensare che il grosso della popolazione stia tentando di emulare gli chef stellati e di acquisire modelli avanzati e sofisticati: no, l’investimento crescente nel cooking è volto in gran parte ad imparare a cucinare ‘ad effetto’, preparando piatti non troppo difficili e che non richiedono grande competenza e tempo ma sono in grado di soddisfare per gusto e presentazione. In effetti, solo il 23% rifiuta questo approccio mentre il 77% gli è favorevole (il 30% appare addirittura entusiasta). E il consenso massimo si trova
tra le donne, tra i 18-34enni, al nord.

Quali sono i motivi per cui è ricercata la cucina facile ‘ad effetto’? Per la scarsità di tempo connessa agli stili di vita contemporanei (31%), per il desiderio di passare più tempo con i commensali (27%), raramente per la poca voglia di impegnarsi nel far da mangiare (27%). Con un’aggiunta: la cucina facile ‘ad effetto’ richiede un’adeguata selezione dei prodotti e delle materie prime più adatti (52%) e spesso l’utilizzo di prodotti semipronti (10%). In effetti solo il 4% sostiene che è pressoché impossibile ottenere piatti davvero validi se sono
troppo facili da cucinare.

Al dunque, è nettissimo (60%) il favore - razionale ed emozionale - per la cucina facile ‘ad effetto’. I principali vissuti ad essa connessi sono l’allegria e la gioia (52%), il risparmio di tempo e la semplificazione della vita (41%), la capacità e l’intelligenza del cooker (39%), la leggerezza e la digeribilità dei piatti (31%), la convenienza e il risparmio (26%), la gratitudine e la riconoscenza per il miglioramento della qualità della vita (24%), il buon contributo alla salute e alla prevenzione (24%); tutte le valutazioni e i sentimenti negativi - come il senso di pigrizia e di scarso impegno, di inesperienza e incompetenza, di noia e banalità, di povertà e tristezza - non raggiungono il 5%.

Sono stati poi rilevati alcuni dati specifici circa i consumatori intensi di prodotti Amadori, definiti ‘Amadori Lovers’. Vale la pena di indicarne alcune caratteristiche peculiari: essi cucinano tutti i giorni per tutti i pasti o quasi nella misura del 61% (la media del campione è 51%) e considerano il cucinare un grande piacere per il 54% (versus la media del 46%). Inoltre, si considerano straordinariamente abili in cucina (17% vs il 10% complessivo) e hanno assai migliorato le loro competenze specifiche negli ultimi tre anni (28% vs il 20%
medio).

A conferma, descrivono i propri menu come molto ampi e variegati (16% vs il 9% medio), talché si vedono richiedere dai loro ospiti sia frequenti consigli per cucinare (39% vs 30% medio) sia le proprie ricette (38% vs il 33% medio): d’altra parte, per il 12% vantano moltissimi ‘cavalli di battaglia’ in cucina (12% vs 8% medio). In effetti, gli ‘Amadori Lovers’ si caratterizzano per il loro grande amore di sperimentare provando nuove ricette (65% vs 57% della media del campione), nel mentre adorano recuperare le ricette tradizionali in misura superiore alla media degli Italiani (48% vs 39%).

Infine, essi trovano che l’essere abili nell’utilizzo della cucina facile ‘ad effetto’ sia segno di capacità e d’intelligenza (44% vs il minore 39% del totale campione).

Guarda l'intervista video a Francesco e Francesca Amadori.