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Big data

Coronavirus. Assirm: l'importanza di dati e ricerche per conoscere e affrontare la crisi

Per dare una chiave di lettura completa e utile a cittadini e imprese sull'emergenza sanitaria, l'associazione di cui è presidente Matteo Lucchi (nella foto), si è offerta di divulgare dati rilevati da parte di istituiti associati e di rendersi disponibile all’approfondimento delle principali tematiche. Sul piano di gestione delle informazioni, gli italiani Gli italiani ritengono maggiormente affidabili le istituzioni quali protezione civile (78%) e il ministero della salute ( 76%), molto meno i media in generale (reti tv nazionali solo per il 56%, i quotidiani per il 47% degli italiani) e i social network dal 16% della popolazione.

Il coronavirus è ormai entrato nella quotidianità di ognuno di noi, coinvolgendo tutti gli aspetti della vita degli italiani e non solo. Per dare un a chiave di lettura completa e utile a cittadini e imprese, Assirm si è offerta di divulgare dati rilevati da parte di istituiti associati e di rendersi disponibile all’approfondimento delle principali tematiche.

“Il mondo della ricerca si rivela fondamentale in questo momento – commenta Matteo Lucchi (nella foto), Presidente di Assirm. Analisi affidabili e ricerche accurate offrono un contributo significativo nella conoscenza di quanto sta accadendo e nel definire un quadro di analisi veritiero. Assirm e le aziende che rappresenta sostengono le imprese in questa fase difficile supportandole nel comprendere al meglio il contesto in cui operano e reagire adeguatamente con azioni mirate ed efficaci”.

Un contesto che si evolve di giorno in giorno. Di qui la difficoltà della politica di comprendere appieno il fenomeno e di gestirlo e, da parte delle aziende, di rispondere efficacemente al cambiamento dei bisogni e dei comportamenti del consumatore e prevedere le conseguenze di tali cambiamenti nel tempo.

Sul piano politico e amministrativo, il 32% degli italiani ritiene che si stiano prendendo le misure necessarie per fronteggiare la diffusione dell’epidemia, contro il 29% che crede si possa fare di più, il 22% ritiene che le misure siano eccessive e il 17% pensa che non si stiano prendendo le misure opportune

Quando l’analisi diventa più specifica e vengono interrogati sulle istituzioni, gli italiani approvano i comportamenti della sanità locale (il 76% per medici e infermieri, il 57% per gli ospedali) e quelli dei sindaci delle zone di contagio (il 56%) nell’azione di contenimento del virus, mentre ritengono che non siano state adottate le giuste misure dal Governo che passa da una larga approvazione pari al 70% nelle settimane precedenti al 45% della scorsa settimana .

Sul piano economico, secondo un’analisi condotta sulla popolazione italiana a fine febbraio, in quattro giorni raddoppia la quota di pessimisti sul futuro dell’economia del Paese: si passa dal 29% delle rilevazioni del 18-20 febbraio al 52% in quelle del 22-24 febbraio. La paura per l’economia prende il sopravvento sulla paura per il contagio (dal 62% di fine gennaio al 48% di fine febbraio). Ben il 53% delle persone è preoccupato che la propria azienda/attività subisca conseguenze economiche negative a causa della diffusione del Coronavirus .

Coerentemente con questo, un sondaggio condotto in 10 Paesi tra il 28 e il 29 febbraio dà uno spaccato sul mondo e fotografa una crescente preoccupazione per le inevitabili ricadute economico-finanziarie. In Italia il 41% delle persone ritiene inevitabile l’impatto (+ 22% rispetto alle rilevazioni del 14-15 febbraio). Aumenti a due cifre anche in Canada (+20), Russia (+19), Giappone (+18), Stati Uniti (+16), Regno Unito (+16) e Francia (+14) .


Sul piano di gestione delle informazioni, gli italiani ritengono fonti attendibili di informazione le istituzioni sanitarie nazionali (79%) a discapito dei media (34% radio, 30% TV e 27% giornali) .


Gli italiani ritengono maggiormente affidabili le istituzioni quali protezione civile (la più affidabile per il 78%) e il ministero della salute (il più affidabile per il 76%), molto meno i media in generale (reti tv nazionali solo per il 56% e i quotidiani per il 47% degli italiani) e i social network ritenuti affidabili solo dal 16% della popolazione, collocandosi così all’ultimo posto nella graduatoria delle fonti più attendibili