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Italians Do It Better Player | DCA: l’italianità come qualità e stile
Unica concessionaria italiana del mondo del cinema che fa parte di un network inter- nazionale, DCA - Digital Cinema Advertising si avvale della sua ‘doppia anima’ per portare l’eccellenza made in Italy nelle campagne globali e, allo stesso tempo, essere sempre aggiornata e coinvolta in attività internazionali. Ce ne parla il managing director Alessandro Maggioni.
In che misura questo approccio ibrido vi consente di esportare il prestigio e lo stile italiano nella strategia di campagne internazionali?

La nostra doppia anima ci permette di offrire ai brand e ai centri media due livelli di valore. Il primo è la visione globale con un’interpretazione locale: essendo inseriti in un network internazionale, siamo parte di un flusso costante di trend, insight e best practice globali. Allo stesso tempo, conosciamo in profondità il pubblico italiano e le dinamiche culturali e di consumo che rendono una campagna davvero rilevante nel nostro Paese. Il secondo è la capacità creativa con standard operativi internazionali: il cinema, per sua natura, è un mezzo ‘premium’: richiede cura nella pianificazione, nei formati, nei tempi e soprattutto nell’esperienza di fruizione. Il nostro approccio italiano valorizza l’aspetto qualitativo, mentre il network ci permette di lavorare con metriche e processi compatibili con le esigenze dei clienti internazionali. Siamo quindi un ponte: portiamo in Italia il respiro delle campagne globali e, al tempo stesso, portiamo all’estero un modo tipicamente italiano di intendere la comunicazione - fatto di emozione, cultura dell’immagine e attenzione al pubblico - trasformandolo in valore pianificabile e misurabile.
In Italia il cinema ha una forte valenza sociale e culturale. Come riuscite a rendere l’esperienza italiana in grado di attrarre i grandi investitori stranieri?

In Italia, il cinema non è solo un luogo di intrattenimento, è un’esperienza sociale e culturale, e proprio questa dimensione rappresenta un asset straordinario anche dal punto di vista pubblicitario. Noi lavoriamo per trasformare questa autenticità in un valore concreto per i brand che cercano contesti premium, credibili e capaci di generare emozione. Ci riusciamo facendo leva su tre elementi chiave:
- Un contesto premium, con attenzione reale del pubblico. L’esperienza cinematografica italiana, per sua natura, crea un livello di attenzione e coinvolgimento che oggi è sempre più raro. Lo spettatore sceglie di andare al cinema, si prende tempo, condivide l’esperienza con altri: non è una fruizione ‘di passaggio’. Ciò significa che il messaggio pubblicitario entra in un ambiente in cui il pubblico è predisposto ad ascoltare e a vivere una narrazione, e questo è un valore enorme per i brand globali che vogliono costruire awareness ed equity.
- L’italianità come ‘segno’ di qualità e stile.
All’estero l’italianità viene percepita con un’immagine molto forte e trasversale: bellezza, stile, design, cultura, autenticità, artigianalità. È un ‘brand’ in sé. Per gli investitori, pianificare in Italia significa non solo presidiare un mercato, ma associare la propria comunicazione a un immaginario ri- conosciuto nel mondo e molto desiderabile. In questo senso il cinema è un contenitore perfetto: perché è una forma culturale e visiva, e quindi coerente con un’idea di Italia legata al racconto, all’estetica e all’emozione.
- Il pubblico italiano come audience aspi- razionale.
Per molti brand globali, riuscire a parlare all’Italia - e farlo bene - è quasi una ‘prova’ di qualità comunicativa. Il cinema diventa quindi un luogo privilegiato per testare e consolidare campagne che puntano su valore di marca, identità e storytelling. In DCA valorizziamo l’esperienza cinematografica con soluzioni di pianificazione e formati che rispettano il contesto, ma allo stesso tempo portiamo ai clienti strumenti chiari e comparabili: dati, segmentazioni, standard di reporting e soprattutto la possibilità di costruire campagne coerenti e misurabili.

In che modo una concessionaria può diventare il partner strategico che aiuta un brand a trasformare un semplice spot in un evento memorabile?
Le opportunità offerte oggi da una concessionaria cinema sono molto più ampie della semplice pianificazione dello spot in sala. Il cinema è un ecosistema che consente di costruire un’esperienza di marca estesa e coerente, capace di coinvolgere lo spettatore ben prima dell’ingresso in sala - attraverso touchpoint come ticketing online, newsletter, app e comunicazioni digitali - e di mantenerne la relazione anche dopo la visione, grazie a strumenti di re-targeting, drive to store e attivazioni data-driven. È in questa capacità di progettare un percorso che una concessionaria può evolvere da fornitore media a partner strategico, aiu- tando il brand a trasformare un contenuto pubblicitario in un evento: memorabile, multisensoriale e in linea con l’idea di ‘Italians do it better’, intesa come cura per il dettaglio, creatività, estetica e capacità di emozionare.

Quali aspetti del modo di pensare del nostro Paese trova più apprezzati all’estero?
Oltre alla sensibilità estetica, all’empatia e all’intuizione, c’è un aspetto molto italiano che viene particolarmente apprezzato: la nostra capacità di trovare sempre una soluzione, anche nelle situazioni più complesse o impreviste. È una forma di intelligenza pratica e creativa: siamo abituati a muoverci in contesti dinamici e a costruire alternative dove altri vedono solo limiti. Questo si traduce in un mix di fantasia, energia e flessibilità. Per molti interlocutori è un valore enorme, un approccio che, sebbene insolito per loro, determina risvolti positivi insperati, perché nasce da una mentalità più adattiva e, in parte, anche da una cultura del problem solving sviluppata nella quotidianità.
Come immaginate il futuro della creatività e quale ruolo può giocare la cultura italiana?

Credo che l’intelligenza artificiale non sostituirà la creatività, la amplificherà. Ci aiuterà a testare varianti, accelerare i processi, migliorare la pertinenza dei messaggi. Ma il rischio è un’omologazione estetica e narrativa: contenuti perfetti, ma spesso privi di personalità. Proprio su questo aspetto, sono convinto che ‘italians do it better’! Se sapremo unire il nostro gusto e la nostra capacità narrativa con strumenti e metriche contemporanee, potremo non solo essere competitivi, ma anche contribuire a definire nuovi standard di creatività più esperienziali e memorabili.
Può farci un bilancio del 2025 e previsioni per il 2026?
Il 2025 si è chiuso in modo molto positivo, con una crescita superiore al 5% rispetto al 2024. Anche il mercato del cinema advertising ha registrato un segno positivo, nonostante un andamento non lineare nel corso dell’anno: alcune fasi hanno visto accelerazioni, altre una maggiore prudenza, ma il bilancio finale conferma un trend di ripresa e consolidamento del mezzo. Il 2026 è partito con slancio, sostenuto da una stagione particolarmente forte. Titoli di grande richiamo come ‘Buen Camino’ di Checco Zalone - che ha segnato il record al box office delle festività - e ‘Avatar: Fire and Ash’, che ha superato il miliardo di dollari a livello globale, hanno riportato milioni di spettatori in sala e, soprattutto, hanno avuto un effetto traino sull’intero listino: non solo blockbuster, ma anche film di nicchia che, pur con incassi inferiori, riescono a intercettare target estremamente qualificati e rilevanti per gli investitori. Ci aspettiamo che il 2026 sia un anno memorabile per il cinema: un calendario ricco, con più titoli, più franchise e una distribuzione più continua e densa.

