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Italians Do It Better Player | Ponti (Twenty8 Studios): “Essere indipendenti, oggi, non è una posizione romantica. È una posizione politica”

Un ecosistema creativo indipendente, capace di integrare contenuti, persone ed esperienze live. Con un metodo ‘provocatorio’ come il qpm e un approccio rapido e proattivo, lo studio rifiuta logiche rigide e comfort zone, puntando su visione, coraggio e autenticità per costruire brand rilevanti e strategie che funzionano prima nella realtà che nelle presentazioni.

La ‘leggenda’ di Twenty8 Studios non nasce da una formula magica, ma da una scelta precisa: costruire un ecosistema fluido invece di una struttura rigida. Una scelta che riflette una lettura lucida del presente e del modo in cui oggi nascono, crescono e si affermano le idee. Da questa visione prendono forma nuove unit come Twenty8 Studios Talent House e Twenty8 Studios Events, pensate per un mercato che non si muove più per compartimenti stagni e che richiede risposte integrate, veloci e coerenti. “Oggi - spiega Veronica Ponti, founder & ceo - le idee esistono allo stesso tempo nei contenuti, nelle persone e nelle esperienze dal vivo. Ignorarlo sarebbe miope”.

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In questo contesto, Twenty8 Studios rifiuta modelli preconfezionati e logiche di semplice esecuzione, scegliendo invece di posizionarsi come partner strategico capace di anticipare i bisogni dei brand. Il metodo si basa sul QPM, un framework essenziale ma sfidante, che costringe a mettere in discussione l’esistente, a provocare possibilità che spesso i brand non osano esplorare e a trasformarle in progetti concreti ad alto impatto. Un approccio che privilegia il pensiero critico rispetto alla rassicurazione e l’efficacia reale rispetto alla sola estetica. A completare il modello c’è il ‘fattore 28’: velocità, proattività e un’attenzione quasi ossessiva alla professionalità. “Non aspettiamo che il cliente ci dica cosa fare. Pensiamo, proponiamo, anticipiamo. È lì che nasce il vero valore», conclude Ponti, sintetizzando una filosofia che mette al centro responsabilità, indipendenza e capacità di agire nel mondo reale.

 

Visione, coraggio e autenticità non rappresentano per voi uno slogan bensì una pratica quotidiana... ci spiega in che modo?

La visione serve a non confondere un’idea brillante con una strategia. Senza visione, si fanno campagne; con la visione, si costruiscono brand.

Il coraggio è quello di fare scelte nette. Di dire no a ciò che è comodo ma irrilevante. Di evitare la comfort zone dei trend, delle buzzword e delle soluzioni “già approvate”. L’autenticità, infine, è il filtro più severo che abbiamo. Se un’idea non è vera per il brand, non funziona. Può piacere, può vincere premi, ma non costruisce nulla. Noi preferiamo idee che funzionano prima nella realtà e poi nei deck.

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Quale significato ha per voi oggi il concetto di indipendenza?

Essere indipendenti, oggi, non è una posizione romantica. È una posizione politica. Significa non dover rispondere a logiche di network o a strategie globali che spesso hanno poco a che fare con i problemi reali dei brand.

L’indipendenza ci permette di essere radicalmente onesti con i clienti, di muoverci velocemente, di sperimentare e, soprattutto, di prenderci dei rischi. Ogni proposta deve essere qualcosa in cui credi profondamente, perché non c’è nessun livello superiore che ti copre le spalle. È una responsabilità enorme, ma è anche ciò che rende il nostro lavoro più vero, più urgente e, spesso, più efficace.

 

Come integrate i media tradizionali e digitali nelle vostre strategie creative?

Da tempo abbiamo smesso di parlare di me- dia tradizionali e digitali. È una distinzione che non esiste nella mente delle persone. Per noi esistono solo obiettivi da raggiungere, persone da coinvolgere e idee da far vivere. Il canale è una conseguenza, non un punto di partenza. È così che si innova senza perdere coerenza: non forzando l’idea dentro un mezzo, ma scegliendo il mezzo giusto per far funzionare l’idea.

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Come creare esperienze memorabili che coinvolgano il pubblico in modo autentico e innovativo?

Noi crediamo che oggi il problema non sia la mancanza di innovazione, ma la mancanza di empatia reale. Come raccontiamo spesso, preferiamo giocare nella giungla, non solo nello zoo. Questo significa uscire dalle presentazioni, dai report e dai dati astratti per entrare nella vita vera delle persone. Osservare, ascoltare, capire linguaggi, frizioni, desideri.

Solo così si possono creare esperienze che restano. Non perché gridano più forte, ma perché parlano il linguaggio delle persone, di temi che interessano alle persone e dove il brand diventa un naturale protagonista.

 

Quando la continuità e la fiducia hanno generato risultati di successo?

Abbiamo visto più volte che i risultati migliori arrivano quando la relazione con un brand supera la logica del progetto singolo. La continuità crea fiducia, e la fiducia cambia completamente il tipo di lavoro che puoi fare: si passa dall’esecuzione all’anticipazione, dalla richiesta al confronto strategico. Quando un cliente smette di chiederci “cosa ne pensate di questa idea?” e inizia a chiederci “dove dovremmo andare?”, allora succede qualcosa di diverso. Le idee diventano più coraggiose, le scelte più nette e i risultati più solidi.

Marina Bellantoni