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Italians Do It Better Player | Biasi (ABC): “La creatività è la nostra identità”
Con un’esperienza che attraversa i decenni d’oro della pubblicità, Aldo Biasi ha man- tenuto intatta una dote rara: la capacità di guardare al futuro senza smarrire l’ancora dell’etica professionale e, soprattutto, dell’identità. In un mercato della comunicazione ormai dominato dai grandi network multinazionali - spesso regolati da logiche finanziarie rigide e standardizzate che arrivano da oltreoceano - la figura di Biasi e della sua agenzia Aldo Biasi Comunicazione rappresenta uno dei baluardi dell’indipendenza italiana.

Essere “indipendenti”, in questo contesto, non è solo una scelta societaria, ma una dichiarazione d’intenti: significa pre- servare quella sensibilità tutta italiana nel leggere il costume e la società, rifiutando la sudditanza economica per privilegiare il valore dell’idea. Per Biasi, l’autonomia è la condizione necessaria per la “libertà di non essere d’accordo”, un lusso che oggi pochi possono permettersi, ma che è il motore per una crescita autentica delle marche. Ce ne parla nell’intervista, andando a esplorare i pilastri del suo percorso.
Partiamo dalle origini. Quali sono stati i fattori chiave che vi hanno permesso di crescere partendo da un contesto locale fino a raggiungere riconoscimento internazionale?
Da quando siamo nati, 26 anni fa, ci siamo sempre posti, nei confronti dell’azienda committente, non come fornitori di servizi ma come loro partner della crescita. I fattori chiave sono dunque da ricercarsi nella capacità di attente analisi strategiche e nella testarda ricerca di soluzioni autenticamente creative, a volte con successo, a volte meno... Ma questo sta nei patti: siamo esseri umani, non artificiali.
Visione, coraggio e autenticità guidano quotidianamente il vostro lavoro creativo? Se sì, in che modo e come lo esprimete nei vostri progetti?
La creatività non ha bisogno di coraggio ma di talento, di umiltà nell’atto della ricerca, di arroganza nel momento della ‘vendita’, arroganza che nasce dal convincimento che l’idea proposta è certamente utile al successo della marca. Il rapporto di fiducia e di rispetto reciproco, costruito negli anni tra agenzia e cliente, sono figli dei “risultati di vendita”.
Cosa significa oggi, per la vostra agenzia, essere indipendenti? In che modo l’autonomia strategica influisce sulla flessibilità e sulla capacità di innovare dei vostri progetti?Indipendenza per noi vuol dire potersi confrontare con i responsabili dell’azienda cliente con una relazione squisitamente ed esclusivamente professionale, senza sudditanza economica. Ciò ci ha sempre consentito grande libertà di idee e libertà di pensiero, compresa la libertà di non essere d’accordo.
Come integrate i media tradizionali e digitali nelle vostre strategie creative? Quali strumenti o formati vi permettono di innovare senza perdere la coerenza con la vostra identità?
La creatività è la nostra identità e la parola d’ordine per un creativo è “contemporaneità”. L’ esperienza è utile ma l’innovazione è vitale. Il passato è confortevole ma il futuro è entusiasmante. Ecco perché riteniamo che i nuovi media esaltino la nostra identità creativa ed ecco perché li pratichiamo convinti e non troviamo difficoltà ad una loro con- vivenza con i cosiddetti media tradizionali. I linguaggi si evolvono, crescono le contaminazioni, i percorsi comunicativi si fanno più sofisticati... Cosa c’è di più stimolante per un creativo?

A proposito di creatività, cosa ne pensa del fermento creativo di quest’epoca?
A dire il vero, senza nulla togliere all’importanza di ogni forma di innovazione, è dove- roso fare una riflessione “laica” sullo stato della creatività, proprio perché viviamo un’epoca dove l’innovazione sta mettendo in discussione regole e dettami codificati da tempo. Autorevoli fonti segnalano che il secolo che stiamo vivendo è meno creativo del precedente e in effetti stiamo assistendo a un generale appiattimento dei contenuti ideativi della comunicazione. Possiamo azzardare che c’è molta più comunicazione e molta meno immaginazione: è come se l’urgenza dei contenuti tolga spazio alla ricerca del “non banale” che, invece, esige tempi di riflessione.
Come se l’istantaneità di risposta dell’algoritmo ci obblighi ad una altrettanto istantanea capacità creativa. Così, ovviamente, non può essere e quindi si finisce per privilegiare la rapidità dell’algoritmo che garantisce risultati omologati e omologanti, non geniali ma non sbagliati... In fretta! Il rischio è l’assuefazione alla banalità, sia da parte dei creativi che, al di là della autodefinizione, saranno sempre meno creativi, sia da parte dei responsabili comunicazione delle aziende a cui le idee, quelle vere, quelle inaspettate, quelle audaci, finiranno per fare paura. In questo panorama sarà inevitabile che chi avrà il coraggio di tornare a dare spazio alla creatività “rischiosa” ne uscirà vincitore.
Come creare esperienze memorabili che coinvolgano il pubblico in modo autentico e innovativo?
Di recente l’Intelligenza Artificiale mi ha restituito un testo che mi ha emozionato per la sua delicatezza e la sua profondità. La comunicazione più efficace è quella che riesce a ‘emozionare’ e l’emozione è lo strumento perfetto per legare empatia a innovazione. Semplice a dirsi, un po’ più complicato a far- si, ma comunque noi cerchiamo, sempre, di mettere emozione nelle nostre idee.
Serena Roberti

