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NC Speciale ’20 e Altri 20’. DLVBBDO, il DNA creativo come unica costante

I cambiamenti nella comunicazione hanno portato a una convergenza fortissima tra il mondo della comunicazione e il mondo dell’entertainment che ha cambiato completamente la grammatica del lavoro. La creatività resta il valore differenziante, ma la sua efficacia diventa sempre più misurabile e importante nel tempo.

DLVBBDO questi ultimi 20 anni di comunicazione li ha vissuti nel pieno dell’attività. Era infatti il 1997 quando D’Adda, Lorenzini e Vigorelli riunirono i loro nomi facendone la sigla di un’agenzia destinata a diventare una delle protagoniste assolute del mercato italiano.

Nel 2000 la fusione con Bbdo Italia ha dato poi vita a DLVBBDO: uno sviluppo sotto il segno di una cultura creativa e di management internazionale. L’espressione ‘cultura creativa’ non è un caso: negli anni, si sono evoluti i modelli di business e gli strumenti, ma la creatività resta da sempre l’unico imponderabile moltiplicatore della performance. ‘The work, the work, the work’ è il credo, l’ossessione per la qualità del lavoro che funziona e che permette di stabilire relazioni solide con le aziende clienti e con i partner. Ce ne parla il ceo Marianna Ghirlanda (in foto).

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Quali sono stati gli step più significativi che hanno caratterizzato l’evoluzione della comunicazione negli ultimi 20 anni? Negli ultimi 20 anni la comunicazione più che un’evoluzione ha subìto una rivoluzione. I cambiamenti più evidenti sono dovuti allo sviluppo tecnologico che ha portato a una proliferazione prima di mezzi, poi di strumenti e di canali. L’impatto più significativo è stata l’estrema frammentazione dei target che ci ha portati a escogitare modi sempre nuovi e sperimentali per raggiungere e coinvolgere le persone. Questi cambiamenti hanno portato a una convergenza fortissima tra il mondo della comunicazione e il mondo dell’entertainment che ha cambiato completamente la grammatica del nostro lavoro.

E per quanto vi riguarda, quale evoluzione ha avuto DLVBBDO dalla sua nascita a oggi? Il nostro gruppo è radicalmente cambiato, le agenzie sono fatte di persone e, quando cambiano le persone, cambiano anche le agenzie. In questo senso, l’agenzia di oggi porta ancora lo stesso nome dell’agenzia di 20 anni fa e resta nella stessa sede storica a Milano. Tutto il resto si è evoluto, nel tempo si è aggiunta una sigla specialistica che poi si è completamente integrata in un’u- nica struttura dove ci sono professionalità che 20 anni fa neanche esistevano come data analyst, content strategist, creative technologist e così via. L’unica costante è il dna, che vede la creatività al centro della nostra organizzazione, esattamente come 20 anni fa.

Quali sono i vostri punti di forza rispetto ai competitor? Siamo decisamente più bravi.

Quali soluzioni avete messo in campo per rispondere alla crescita esponenziale del digitale? Io la definirei una migrazione digitale, perché abbiamo migrato nella dimensione digitale molte attività che prima venivano svolte esclusivamente off line. Ciò è successo non perché prima mancava la tecnologia, ma solo perché era consuetudine avere altri tipi di approccio. Così meeting, convention, lezioni e tanto altro si sono trasferiti online e l’accelerazione della trasformazione digitale in corso è stata una conseguenza. Il cambiamento era già in corso e noi stavamo già guidando la comunicazione in quella direzione. Per questo, vedendo avverate le nostre previsioni - seppur con un po’ di anticipo - ci siamo sentiti decisamente pronti.

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Qual è il ruolo della creatività oggi?

Sono convinta che la creatività sia il perno del nostro lavoro e il valore differenziante. Il nostro obiettivo è risolvere problemi di business utilizzando la creatività che, per tanto, da sempre è al centro della nostra organizzazione e sempre lo sarà. L’unica cosa che è cambiata nel tempo è la maggior attenzione ai risultati che si ottengono, quindi possiamo dire che se il valore e la centralità della creatività sono un punto fisso, il tema della sua efficacia è invece qualcosa che ha acquisito importanza nel tempo.

 

Una case history che ben vi rappresenta?

Una recentissima: ‘Le Favolacrime’ per Tempo. Le donne piangono in media dalle 30 alle 64 volte l’anno. Gli uomini solo sei. Questa differenza sorge circa dai 13 anni di età. Questo perché insegniamo ai maschi fin da bambini che “piangere è da femminucce” o da deboli. Così facendo, cresciamo uomini emotivamente analfabeti, incapaci di affrontare la propria vulnerabilità e quella altrui. È ora di raccontare una storia diversa ai bambini. Con Tempo abbiamo presentato tre favole pensate per appassionare con le loro storie e insegnare ai bambini - e genitori - che piangere non è da maschi né da femmine. Che le lacrime non sono una debolezza, ma una forza. Tre favole con tre morali diverse, sono storie d’ascoltare. Per rendere più immersiva e divertente la loro fruizione, sono state impiegate più di 30 ore di incisione e sound design. Sono disponibili su Alexa o in audio sul sito di Tempo, dove è possibile scaricarle anche in formato libro da leggere o colorare. Per portarle a più bambini possibili, è stata attivata una campagna di family influencer che hanno ascoltato le favole con i loro follower e raccontato il loro messaggio.

Uno sguardo ai prossimi 20 anni. Quale scenario si prospetta?

In generale, guardando allo scenario complessivo, direi che il trend del momento si può riassumere in ‘martech’, una parola sicuramente abusata, ma che ben rimanda a una marketing automation che, grazie all’intelligenza artificiale prenderà il controllo di molte attività quali la pianificazione e la segmentazione.

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