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A lezione di champagne con Gattinoni MICE e Pommery: un viaggio tra storia, curiosità e tecnicismi delle “bollicine”

Una experience online che chiude un ciclo di eventi virtuali organizzati dall'agenzia: dallo yoga al piloga, al nutrizionista, al galateo, fino all'esperienza conoscitiva e degustativa guidata da Alberto Chioni, direttore commerciale Pommery ed esperto di Champagne

La Divisione MICE del Gruppo Gattinoni ha avviato una serie di iniziative speciali, dedicate ad aziende clienti o prospect. L’obiettivo è farsi percepire vicini, in tempi in cui non sono consentiti gli incontri in presenza.

Le attività digitali organizzate hanno interessato un periodo compreso fra 22 febbraio e 31 marzo, coinvolgendo circa 180 persone.

La pandemia ha fortemente bloccato il mondo degli eventi e degli incentive e per il nostro comparto è stato un anno duro ma non abbiamo mai perso la voglia di reinventarci e di guardare avanti. Nel business abbiamo convertito gli eventi su piattaforme online e così abbiamo potuto continuare a lavorare e proporre ai nostri clienti soluzioni nuove. E proprio in quest’ottica sono nate queste iniziative: continuare a comunicare, a farci sentire vicini ai nostri clienti, in attesa di poter organizzare nuovi progetti con loro, sia essi digitali o, speriamo presto, in presenza”, spiega Isabella Maggi, direttore Marketing e Comunicazione del Gruppo Gattinoni.

Ultimo ma non per importanza, l'evento che è andato in scena mercoledì 14 aprile nella fascia pre-serale, per la degustazione di Champagne Pommery. Gli invitati hanno ricevuto al proprio domicilio una bottiglia di Pommery così da seguire col sommellier l’evento nel modo meno virtuale possibile.

È stato Alberto Chioni, direttore commerciale Pommery, a guidare gli invitati in questa experience, facendo notare da subito che la parola Champagne fa sognare ancora prima di berlo, preparando così i partecipanti a questo breve ma intenso viaggio virtuale nella storia, nei luoghi e nelle materie prime che contraddistinguono lo Champagne.

Lo Champagne è il core business del gruppo a conduzione familiare, fondato e diretto da Paul-Francois Vranken nel 1976. I marchi Vranken e Pommery sono i secondi al mondo dela Champagne e sono presenti e distribuiti in 147 paesi del mondo. Il Gruppo possiede il patrimonio vinicolo più importante d’Europa, costituito da 7.160 ettari di Vigneti nella Champagne, Camargue e Provenza e in Portogallo.

Pochi sanno che la parola Champagne è legata ad un luogo di produzione, Champagne-Ardenne in Francia, a circa 150km da Parigi, e ad un metodo di produzione: il metodo classico. La parola champagne racchiude la triplice valenza vino, territorio, metodo di produzione.

La superficie di produzione della Champagne si estende su circa 34.000 ettari di vigna; la particolarità è che il 90% di questa superficie è in mano dei vinicoltori (che possono produrre in proprio o vendere l’uva alle maison). Le maison grandi e medio piccole sono proprietarie solo di circa 3.200 ettari.

Il vino AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) leader nel mondo conta circa 16.000 growers, 140 cooperative e circa 360 maison di champagne. Ci sono 4.500 brand di champagne e 1800 esportano al di fuori della francia. Ognni anno vengono spedite circa 300 milioni di bottiglie, delle quali solamente poco meno della metà viene consumata in Francia e il resto all’estero. È un mercato che conta 5 bilioni di euro e uno stock di un bilione di bottiglie.

Bisogna sapere che lo Champagne non è un vino spumante qualsiasi: dietro ogni bottiglia c’è un grande lavoro e un grande racconto, di conseguenza anche un grande costo, che dipende proprio dai costi di produzione necessari per creare queste “bollicine”.

Una particolarità è proprio il terreno su cui crescono le vigne nella Champagne, al di sotto del quale c’è la craie, una pietra calcarea o che funziona da termoregolatore per il vigneto: in inverno incamera acqua che d’estate restituisce alle piante.

La tradizionale gabbietta serve per non far saltare il tappo, poiché la pressione all’interno delle bottiglie raggiunge le 4 atmosfere emmezzo, grazie al metodo classico, ovvero il metodo della doppia fermentazione, di cui una in bottiglia.

Veniamo alle curiosità. Perché è bianco? Perché i pigmenti del colore che il vino prende sono nelle bucce dell’uva, la polpa è sempre bianca. Se noi schiacciamo l’uva e separiamo il succo dalla buccia, il mosto che otteniamo è bianco. Ecco perché si può produrre un vino bianco anche da uve rosse. Cosa che non avviene nella vinificazione di vini rossi, che rimangono a contatto con le bucce.

Per lo Champagne, una volta spremuti e ottenuti i mosti, quello che ne si ricava si fa fermentare come se stessimo producendo un vino fermo. I lieviti attaccano lo zucchero contenuto nel mosto facendolo fermentare in botti di diverso tipo. Alla fine della fermentazione avremo vino fermo di Chardonnay, di Pinot Noir e Pinot Meunier. La couvee (il mix di vini) va in bottiglia con il liquore di tiraggio (uno sciroppo di vino, zucchero e altri lieviti) e la bottiglia viene tappata. Per alcune bottiglie Prestige si usa un tappo di sughero e la canonica gabbietta, ma in genere si utilizza il tappo di plastica.  Dopodichè la bottiglia viene ritappata diventando un contenitore ermetico, non disperdendo nell’ambiente l’anidride carbonica che resta intrappolata nella bottiglia; queste diventano le nostre bollicine.

Le bottiglie vengono coricate a circa 10 gradi e inizia la fase chiamata “silenzio e anni”. I lieviti si depositano sulla pancia della bottiglia formando un velo che inizierà a rompersi cedendo sostanze al vino, creando complessità e donando questi profumi di crosta di pane e di lievito allo Champagne.

Il Franciacorta (che segue il metodo classico ma è realizzato con uve provenienti da luoghi diversi) e lo Champagne si differenziano da spumante e prosecco perché per questi ultimi la seconda fermentazione avviene nelle autoclavi, quindi il vino entra nelle bottiglie che è già effervescente. La differenza è che per fare una bottiglia di Pommery servono 4 anni, mentre un prosecco si fa in un mese e mezzo (la differenza tra Metodo Classico e Metodo Charmat).

La bellezza del metodo classico è che ogni maison ha un proprio gusto, c’è chi usa il legno, chi usa determinati tipi di lavorazione, chi è guidato dallo Chardonnay o dal Pinot Nero. Questo porta ad avere una miriade di espressioni differenti delle diverse maison o dei piccoli produttori.

Pommery fu fondata nel 1856 in un castello di stile scozzese. Madame Pommery sostituì il ruolo del sig. Pommery alla sua morte, apprestandosi a conquistare mercati nazionali e internazionali con i vini Pommery Grand Cru. Madame Pommery descriveva il suo champagne come “allegra leggerezza”, e questo stile si ritrova ancora oggi nello spirito degli Champagne Pommery. Oggi le uve Pommery sono classificate per il 95% Grand Cru e Premier Cru.

La scala dei Crus in Champagne è un punto chiave per la creazione delle diverse cuvée Pommery: i Crus caratterizzano ognuno di loro dopo un lungo e si perfezionano con l’affinamento nel cuore delle Caves Pommery per apportare finezza ed eccellenza al vino.

L’experience si è chiusa con consigli sulla conservazione dello Champagne Pommery e con indicazioni sul bicchiere in cui consumare le nostre “bollicine”. Lo champagne andrebbe conservato coricato orizzontalmente possibilmente in una cantina o nel luogo più fresco dell’edificio. La temperatura ideale per conservare la bottiglia è di 14°. Il luogo di conservazione deve essere isolato da sbalzi termici, vibrazioni, luci e odori forti. Il vino può raggiungere la temperatura in frigorifero o in un secchiello con ghiaccio. È importante garantire la rotazione delle bottiglie lasciate nel frigorifero. La temperatura di servizio ideale 6°, durante i mesi più caldi è consigliabile abbassarla a 4°. Per quanto riguarda le indicazioni sul bicchiere, è un peccato consumare lo Champagne in una flûte, a dispetto di quanto si pensi sarebbe meglio usare un classico calice da vino rosso, perché nella flûte la concentrazione di anidride carbonica rimane più elevata, mentre nel calice la sua dispersione avviene senza alcuna manifestazione visiva.

Eleonora Fazio