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Gentiloni: una Fondazione sarà l'azionista di riferimento della Rai

Il Ministro delle Comunicazioni ha presentato oggi a Roma le linee guida della riforma della Rai: "Obiettivo della riforma è mettere la Rai in condizione di competere nella tv del futuro offrendo pluralismo e qualità da servizio pubblico".

Il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (nella foto), ha presentato oggi, 9 gennaio 2007, in una conferenza stampa presso la sede del Ministero, le Linee Guida per la riforma della Rai. «Obiettivo della riforma è – secondo il ministro– mettere la Rai in condizione di competere nella tv del futuro, recuperando autonomia e diversità dalla tv commerciale, e offrendo pluralismo e qualità da servizio pubblico». La nascita di una Fondazione che diventerà l'azionista principale della Rai, garantirà autonomia dal governo e rappresenterà i telespettatori è una delle principali novità annunciate dal Ministro delle Comunicazioni.

Le linee guida per la riforma della Rai prevedono infatti un nuovo assetto organizzativo per Viale Mazzini, con la creazione di tre distinte società operative, all'interno di una Rai che resta però di proprietà pubblica, "come prevede il programma dell'Unione": una società che gestisce gli impianti della rete, una a prevalente finanziamento pubblico, una finanziata esclusivamente dalla pubblicità. Ciascuna delle tre società avrà un consiglio di amministrazione, nominato dalla Fondazione-azionista, che funzionerà in base alle norme del Codice Civile. Nell'ipotesi del ministro, la Fondazione avrà un cda di sei membri di cui quattro di nomina parlamentare e due nominati dalle Regioni, che durano in carica sei anni ma i cui due terzi vengono rinnovati ogni due. La fondazione farà capo a tre società Rai con altrettanti Cda, di cui una volta a gestire la rete e due il prodotto. Di queste ultime, una finanziata prevalentemente dal canone e l'altra dalla pubblicità. Tutto fondato sul contratto di servizio tra Rai e stato, che sarà rinnovato ogni sei anni e sancirà il canone che sarà però deciso ogni tre. Duplice, secondo Gentiloni, l'obiettivo di quella che definisce la "proposta principale" per il futuro assetto di Viale Mazzini: "garantire una più chiara separazione tra ciò che è finanziato dal canone e ciò che è basato sugli introiti pubblicitari e creare le condizioni per eliminare l'eccessiva dipendenza del servizio pubblico dalla pubblicità, che rende difficile la sua differenziazione dalla tv commerciale".

La presenza di una società interamente finanziata dalla pubblicità, con indici di affollamento da tv commerciale, facente capo a una delle tre reti Rai ("quale, spetterà all'azienda deciderlo", ribadisce Gentiloni) non apre necessariamente le porte a una sua privatizzazione: "Non è irrealistico ipotizzare la presenza di un competitor su un mercato aperto che abbia però proprietà pubblica. Ovviamente tale società non potrebbe però ricevere anche le risorse del canone. Pensiamo all'inglese Channel 4, una tv pubblica interamente finanziata dagli spot". Spetterà inoltre alla Fondazione decidere l'eventuale societarizzazione di altri rami d'azienda: Gentiloni, per esempio, vedrebbe con favore quella della radio, "per garantirle maggiore autonomia, anche grazie a una quota garantita di canone, e evitare che sia una 'sorella minore' nel sistema".

Fra i punti fondamentali delle linee guida per la Rai: sfuggire alla tendenza di omologazione del duopolio, ridurre la dipendenza dalla pubblicità, puntare sull'innovazione, conquistare l'autonomia dal governo e dalla politica, dare alla Rai regole di funzionamento tipiche di un'azienda. "Si tratta delle ipotesi principali - ha spiegato - che saranno proposte al dibattito pubblico per arrivare entro marzo ad una proposta di Ddl del governo". Il ministero delle Comunicazioni avvierà infatti da subito una consultazione pubblica con tutti i soggetti interessati, che "si concluderà entro febbraio in modo da arrivare a marzo al disegno di legge del governo" dedicato al futuro di Viale Mazzini. Il ministero "organizzerà cicli di incontri con tutti coloro che hanno titolo a dare un contributo, le associazioni, gli operatori del settore, i sindacati, gli enti locali". Cinque gli incontri di maggior peso già in calendario, "con l'azienda e i dipendenti Rai; con i giuristi, per definire nei dettagli i contenuti delle linee guida; con il mondo della cultura; con gli operatori del settore, compresi autori, attori e produttori e uno a Ginevra, con l'Unione delle tv pubbliche europee".

La consultazione pubblica si concluderà con il prossimo mese di febbraio e successivamente, sulla base delle Linee Guida e di quanto emerso nella consultazione il Governo adotterà un disegno di legge di riforma da sottoporre al confronto parlamentare.