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Il 'palinsesto' di Milano sotto la lente di Clear Channel Italy Outdoor
Il 22 giugno al Circolo Filologico Milanese Clear Channel all'evento 'Milanooh' parlerà del palinsesto e del contesto in cui sono collocati gli impianti milanesi, e parlerà di Milano dalle varie angolazioni che la caratterizzano: la moda, il design, la comunicazione e i mass media. Ecco in anteprima alcuni dei temi sui quali si concentrerà l'attenzione di Paolo Casti, Chief Strategic Officer Clear Channel.
Come già pubblicato da ADVexpress (vedi notizia correlata), martedì 22 giugno al Circolo Filologico Milanese Clear Channel all'evento 'Milanooh' parlerà del palinsesto e del contesto in cui sono collocati gli impianti milanesi, e parlerà di Milano dalle varie angolazioni che la caratterizzano: la moda, il design, la comunicazione e i mass media. Paolo Casti, Chief Strategic Officer Clear Channel, spiega: "L’Outdoor o l’OOH, come lo chiameremo da qui in avanti per promuovere il 'titolo' che abbiamo scelto per la nostra prima apparizione in pubblico di quest’anno, da qualche anno ha fatto un notevole salto di qualità e la 'conquista' di spazi qualificati, al’interno delle città e dei loro centri storici, lo rende in qualche modo nuovo e comunque diverso dal passato.
Per questo abbiamo deciso di parlarne in maniera diversa, quardandolo più in dettaglio e, per dovere iconografico, scomponendo la sua offerta città per città.
Naturalmente non per tutte, ma per le più importanti, quelle che i nostri clienti ci indicano come prioritarie, creeremo un profilo, una guida intelligente al loro utilizzo come media.
Approfondendo la conoscenza delle nostre città e dello 'stile di vita' che le caratterizza, sapremo affrontare con maggiore cognizione di causa le scelte dei linguaggi e dei mezzi con cui comunicare, guardando all’offerta dell’OOH con maggiore competenza, profondità e perché no, anche con più creatività.
Partiremo con Milano perche perché a suo modo è una città speciale, amata e talvolta temuta per i medesimi motivi. Parleremo della Moda, del Design, dei Mass Media e della Comunicazione e di tutte quelle attività che le girano intorno che la rendono il simbolo della creatività, dell’operosità e dell’efficienza, non solo nel nostro paese.
A Milano appaiono chiare alcune, fondamentali manifestazioni dell’agire dell’uomo. La costruzione del proprio ambiente sociale, la città, il disegno del proprio “abito” ovvero la rappresentazione di sé alla società e la costruzione della propria immagine, vera o inventata che sia, la comunicazione dei nostri valori verso il pubblico o in privato.
La dimensione simbolica e comunicativa della città, il suo ruolo di vetrina e di palcoscenico, travalica la sua funzione di mercato delle merci rendendola un link fondamentale anche per sistemi produttivi che non si trovano ne a Milano ne in Lombardia e talvolta nemmeno in Italia.
Il 22 Giugno al “Circolo Filologico Milanese” parleremo di Milano come fosse un quotidiano, una rivista, una trasmissione televisiva. Ne parleremo trattandola per quello che vale come palinsesto pubblicitario della pubblicità che ospita.
La città sarà valutata per quello che è, nei suoi contenuti veri, cercando di comprendere cosa fa, a cosa pensa, chi è, la gente che incrocia i nostri spazi pubblicitari, quelle finestre di dialogo tra l’industria della comunicazione e la collettività ospitati sui marciapiedi e sui muri di casa e palazzi.
I pubblicitari sono abituati a considerare i Giornali, la TV, le Radio come supporto, come veicolo, della comunicazione dei loro clienti e sanno bene che i Lettori e gli Ascoltatori non comprano le riviste e non accendono la TV per guardare la pubblicità, allo stesso modo la gente non esce di casa o non si reca in una città per guardare che “manifesti ci sono per strada”.
Per questo quando si parla di mezzi pubblicitari non ci si può limitare a considerare gli spazi ma anche e soprattutto ciò che li circonda, il contesto che li ospita, è necessario comprendere dove e come sono collocati e perché.
Milano è la capitale della pubblicità, il clima culturale e le professionalità che ospita stimolano le attività come la nostra a confrontarsi con ambienti affini, altrettanto stimolanti e carichi di energia.
Milano è una 'Città Laboratorio' ed un laboratorio sarà anche il nostro incontro. Gli interventi dei relatori saranno tematizzati e le parole si appoggeranno alla musica e ad immagini tridimensionali che anticipano la novità della nostra proposta Milanese".
Perchè, tuttavia, la decisione di concentrarsi sulla città?
Ecco le riflessioni di Paolo Casti: "La città torna di moda. Sui giornali i toni sono cambiati e la guerra alla metropoli, al caos, all’inquinamento, allainsostenibilità, accompagnata ai 'consigli per la fuga' sembra lasciare spazio ad aggettivazioni più positive e a proposte intelligenti per 'vivere la città nel verso giusto'. Unica eccezione l’infelice battuta di Anna Wintour, arcinota direttrice di Vogue USA, che a Marzo in piena “Fashion Week” si è lamentata delle macchine a Milano, dimenticando che il suo ufficio, al 4 di Times Square, ha le finestre su una delle piazze più trafficate del mondo!
E’ evidente che la stampa, in questi primi mesi dell’anno, è stata più benevola del solito e guarda alla capitale della moda, del design e della pubblicità con occhi decisamente più generosi che in passato. C’è stato un cambio politico della comunicazione da parte degli opinionisti per dare alla loro Milano un’immagine adeguata, data l’impellenza di trasformarla in “bella e desiderabile” entro e non oltre il 2015. In verità, per diventare vitale, divertente ed addirittura ecologica. Milano può fare ancora molto".
Lo sguardo di Casti si sposta poi sulla comunicazione pubblicitaria a Milano e sui formati ancora da sviluppare. . "Da questo punto di vista Milano è migliorata. Si sta dando nuove regole per impedire affollamento e confusione. Ha scelto di seguire una strada che già da tempo aveva intrapreso Napoli e che purtroppo Roma non sta affatto imitando. E’ difficile comprendere per chiunque, non soltanto per gli addetti ai lavori, perché nella capitale per racimolare soldi, si consentano installazioni selvagge di cartelloni, con la riserva di verificarne in futuro la sostenibilità ambientale.
Per qualche ragione, ignota a molti, ma assai chiara agli operatori del settore, a Milano, ma non solo, salvo rare eccezioni, gli impianti pubblicitari non sono entrati mai nel cuore delle città.
Gli investimenti in outdoor sono sempre stati sbilanciati verso le zone più esterne delle aree urbane. Gli impianti pubblicitari più grandi, come i poster, non riuscivano ad entrare per il loro formato e gli impianti più piccoli, salvo poche eccezioni, sono sempre entrati in punta dei piedi. Anche per questo, la pubblicità esterna è sempre stata valutata con una certa sufficienza e utilizzata come comunicazione prossima, vicina, prima o dopo a qualche cosa d’importante che avveniva altrove e mai in coincidenza con essa".

