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Sulla Governance della Rai, una possibile riforma
Urgente un intervento volto a modificare aspetti nodali del governo della televisione di Stato, come si evince dal documento presentato oggi 13 luglio alla Sala Stampa estera a Roma in occasione del convegno organizzato dall’Isimm a cui partecipa anche Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione a Viale Mazzini in rappresentanza del Ministero dell’Economia.
“Il disagio negli ultimi tempi è andato crescendo, rendendo sempre più urgente un intervento volto a modificare alcuni “momenti” nodali del governo dell’Azienda”, è scritto nel documento che viene presentato oggi 13 luglio alla Sala Stampa estera a Roma a un convegno organizzato dall’Isimm a cui partecipa anche Angelo Maria Petroni (nella foto), consigliere di amministrazione a Viale Mazzini in rappresentanza del Ministero dell’Economia.Nel documento si fa una dettagliata proposta per una nuova governace della Rai e, dopo aver analizzato gli aspetti critici della situazione attuale, Petroni indica la riforma che dovrebbe consentire “di tenere in vita il servizio pubblico” garantendone “l’efficacia operativa”, e difendendo nello stesso tempo la "capacità competitiva" della Rai sul mercato. La formula Petroni prevede “lo statuto in senso dualistico (con la compresenza di un consiglio di sorveglianza e di un consiglio di gestione)”.
Il consiglio di sorveglianza potrebbe essere disegnato più o meno come l’attuale consiglio di amministrazione, composto da diversi membri (una ventina), ed avere non solo compiti di controllo, ma anche di indirizzo strategico. Snello invece il consiglio di gestione (tre componenti ad esempio) “con precisa attribuzione di deleghe ai singoli suoi componenti” e la responsabilità della gestione della società. I componenti dell’organo di gestione, nominati dal consiglio di sorveglianza, dovrebbero essere scelti esclusivamente tra personalità con requisiti di professionalità ed indipendenza, in grado di garantire una gestione spedita ed efficiente dell’Azienda secondo logiche prettamente manageriali.
La figura del direttore generale potrebbe evolvere in quella di un amministratore delegato. Resterebbe al suo posto la Commissione di Vigilanza, “ma con funzioni esterne, autenticamente di controllo e di indirizzo politico"
MF

