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Etica e trasparenza al centro dell'assemblea di MPI Italia
Intervenuti tre relatori specializzati, uno dei quali, Günther Reifer del Terra Institute di Bressanone, ha illustrato l’innovativo “modello del bene comune”, destinato a rivoluzionare i rapporti tra economia e società.
Con una giornata di seminari e di workshop presso il Colonna Resort di Porto Cervo, MPI Italia è entrata nel vivo della sua XXI Assemblea nazionale. Il tema, approfondito da un panel di illustri relatori, è l’etica e la trasparenza nel business, con l’obiettivo, per usare le parole della presidente uscente Paola Casentini, di dimostrare che «un’azienda che mette al centro l’uomo e non il profitto, crea profitto».
La Vicepresident membership Olimpia Ponno ha introdotto i lavori presentando i relatori: Giorgio Di Tullio, antropologo, filosofo, esperto in comunicazione, partecipa dal 2003 all’elaborazione delle strategie di crescita, sul territorio culturale, su quello locale e sui mercati, del Gruppo Loccioni e della Leaf Community, all’avanguardia nell’adozione di codici etici e nel conseguimento, sulla scia di questi, di successi economici; Alessandro Galardi, esperto di qualità nei processi aziendali, negoziazione e commercio equo e solidale, consulente in tecniche d’ufficio per conto del Tribunale di Treviso, perito tecnico per aziende di produzione agro-zootecnica e docente per corsi di formazione aziendali ed extraziendali; e Günther Reifer, co-fondatore del Terra Institute di Bressanone (BZ), azienda di consulenza e centro di competenza per un’economia sostenibile, cui fa capo una rete internazionale con centinaia di aderenti in Italia, Austria e Germania.
Affrontando il tema della negoziazione, Di Tullio ha detto che «il mondo cui dobbiamo tendere è quello nel quale la trasparenza rende superflua la negoziazione e il dialogo sostituisce la comunicazione. Dobbiamo trasformare momenti di incontro in momenti progettuali, così che ogni negoziazione divenga possibilità relazionale, un’occasione per essere apprezzati e scelti».
Galardi ha affrontato la questione delle risorse umane: «In ogni organizzazione esiste chi ha ruoli direttivi e chi esecutivi. L’obiettivo però è sempre quello di stare bene, di sentirsi apprezzati. Ciò si traduce in valorizzazione delle risorse umane: bisogna mettere le persone giuste al posto giusto, tirare fuori il meglio da tutti, fare in modo che ognuno si senta soddisfatto del suo lavoro».
Infine Reifer è intervenuto sulla risoluzione dei conflitti: «Tutti abbiamo conflitti interni ed esterni, ma dobbiamo affrontati in modo sistemico. L’obiettivo del sistema è superiore a quello dei singoli. Occorre tutelare i principi-base per evitare i conflitti: principio dell’appartenenza (valori, mission ecc), principio dell’attenzione (quando c’è un disturbo va risolto subito); principio dell’ordine (non delegittimare nessuno, per non indebolire né togliere fiducia)».
Sempre Reifer ha affrontato l’affascinante “modello del bene comune”, messo attualmente in pratica da oltre 650 aziende in Europa e riferito a una forma evoluta di marketing, detta “marketing 3.0”. «Sono aziende», ha detto, «che alle classiche “quattro P” del marketing ne hanno sostituite tre: People, Planet e Profit. Profitto, certo, perché senza fatturato un’azienda cessa di esistere. Ma “profitto” subordinato a “people” e “planet”, cioè a uomini e ambiente». Curiosamente, questo modello è stato ideato sempre da Philip Kotler, il guru del marketing cui si deve anche l’invenzione delle quattro P classiche.
Il modello misura quanto l’azienda faccia per il bene comune. «L’economia del bene comune definisce un sistema economico alternativo, basato su valori», ha spiegato Reifer. «La matrice del bene comune si sviluppa su un’ascissa fatta di valori (dignità dell’essere umano, solidarietà, ecosostenibilità, equità sociale, cogestione democratica e trasparenza) e un’ordinata su cui si distribuiscono i portatori di interessi: fornitori, finanziatori, dipendenti e titolari, clienti e partner, contesto sociale. A ognuno dei 17 cluster che derivano da questa matrice si associa un punteggio: maggiore sarà il punteggio totale, maggiore sarà il contributo che l’azienda avrà dato al bene comune. Il massimo è mille».
Per esempio, l’incrocio tra la voce “fornitori” e tutte quelle sulle ascisse produce il maxi-cluster “gestione etica delle forniture”, che vale 90 punti e che impone un confronto e una discussione fattivi sui rischi dei prodotti/servizi acquistati esternamente, nonché il rispetto di criteri sociali ed ecologici nella scelta dei beni e dei servizi. L’incrocio tra “finanziatori” e ascisse produce “gestione etica delle finanze” (30 punti), che significa porre attenzione ai criteri sociali ed ecologici nella scelta dei servizi finanziari, degli investimenti e dei finanziamenti. Numerosi gli altri cluster: tra “clienti/partner” e “dignità dell’essere umano” nasce “vendita etica” (50 punti); tra “contesto sociale” e “solidarietà” esce “contributo in favore della collettività” (40 punti) e così via.
Ci sono anche criteri negativi, che anziché aggiungere punti ne tolgono: “violazione dei diritti umani” (-200), “prezzi dumping” (-200), “obsolescenza programmata” (-100) ecc.
I bilanci ovviamente sono trasparenti e controllabili sia dai consumatori sia dai concorrenti. «Il modello», ha concluso Reifer, «dà uno status quo, aumenta la motivazione e la creatività, e dunque apporta un beneficio anche alla redditività. E’ da auspicare che un domani chi applica questo modello possa ottenere anche agevolazioni fiscali: già 14 sindaci altoatesini hanno espresso parere positivo».
All’evento ha partecipato anche Barbara Argiolas, assessore al turismo del Comune di Cagliari e socia MPI. Intervistata da Olimpia Ponno, ha detto che «ognuno di noi è responsabile del cambiamento. Ciò è valido tanto più in politica e nel contributo delle istituzioni locali all’economia, perché il cambiamento culturale passa dalla capacità di mettersi insieme, e di capire che la rete – cioè il sistema – è valore prezioso sia per la destinazione sia per gli imprenditori».

