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Il Convention Bureau Italia chiude. Zona: "Tre milioni di euro sprecati"

Rischia di concludersi la vicenda del Convention Bureau Italia, società preposta a promuovere il nostro Paese quale sede di eventi presso il mercato internazionale, attualmente in liquidazione e il cui destino è nelle mani dell’Enit. Il presidente di Federcongressi&eventi, inizialmente nel C.d.A., esprime il rammarico per un'operazione naufragata nel peggiore dei modi.
Nonostante le promesse e le indicazioni in senso contrario ricevute prima dal Ministro per il Turismo Piero Gnudi, esplicitate poi dallo stesso Ministro anche attraverso atti formali, e poi dal Presidente Enit Pier Luigi Celli, il quale a sua volta aveva ufficialmente dichiarato l’intendimento di conservare l’attuale forma societaria del Convention Bureau riportandolo sotto il controllo diretto dell’Enit, il C.d.A. dell’Enit, nonostante le diverse indicazioni ministeriali, si appresta a deliberare, nella prossima riunione del 19 dicembre, la fine della breve e difficile vita di Convention Bureau Italia S.p.A. dopo che gli imprenditori del settore per decenni ne avevano richiesto la costituzione. Federcongressi&eventi, l’associazione delle imprese e dei professionisti attivi nella meeting industry, lancia oggi il suo grido d’allarme. Ripercorriamo, brevemente, la storia. Convention Bureau Italia nacque nel febbraio 2011 per volontà dell’allora Ministro Brambilla, ma fu subito segnato dalle polemiche. Pochi giorni dopo essere stato designato componente del primo C.d.A., il presidente Federcongressi&eventi Paolo Zona (nella foto) aveva pubblicamente espresso le proprie perplessità riguardo al modello organizzativo scelto per dirigerlo. statuto del Convention Bureau fu cambiato: si ridussero da cinque a tre i membri del Consiglio d’Amministrazione e ne fu rinnovata per i due terzi la composizione. estromessi. Presidente Zona, che cosa ricorda di quei giorni?  Ricordo una struttura di governance concepita in modo da annullare di fatto le competenze dei Consiglieri d’Amministrazione, rischiando di ridurre in modo drastico la trasparenza e la democraticità della gestione operativa, elementi che a mio parere sono essenziali in una società di interesse pubblico. Restano agli atti una mia lettera ufficiale, così come alcune verbalizzazioni delle riunioni del C.d.A.. Il Consiglio successivamente nominato non ha risolto nulla: Resca (il Presidente designato, ndr) per quanto persona degnissima, si è scontrato con un sistema che blocca tutto, che non ha accolto i suggerimenti collaborativi che gli operatori, anche per il tramite di Federcongressi&eventi, hanno dato e che, a causa soprattutto dell’atteggiamento ostruzionista di Promuovi Italia (Ente che ne deteneva la proprietà, ndr), ha causato la messa in liquidazione. Tre milioni di euro sprecatiQuali sono stati, a suo parere, i principali errori? A Mario Resca, uomo-azienda, abituato a ragionare in un’ottica imprenditoriale, non è stata data la possibilità di dettare una linea strategica, né il C.d.A. ha impiegato in modo opportuno il personale nel frattempo assunto e di fatto lasciato allo sbaraglio, senza che diventasse squadra nel senso pieno della parola. Noi di Federcongressi&eventi queste cose andiamo ripetendole da mesi tirandoci dietro l’accusa di disfattismo, ma oggi penso che i fatti abbiano dato, purtroppo, ragione a noi: il CB rischia di chiudere senza aver apportato nulla in termini di business all’Italia, che in termini di eventi internazionali non riesce a decollare. Le prospettive quali sono?Pessime. La fine del CB ci riporta indietro almeno di sette anni, quando l’unico organismo promozionale della nostra filiera era il network interregionale Italia for Events e il congressuale era una delle tante cose di cui l’Enit  si occupava, senza fondi dedicati. Rimettere il tutto in un ufficio dell’Enit dopo che a me personalmente sia il Ministro Gnudi che il nuovo Presidente Celli avevano detto il contrario, significa decretare la morte della promozione del nostro turismo congressuale. L’Enit è un ente pubblico che non può attingere al di fuori delle proprie risorse umane e fino a che le cose stanno così è meglio che l’Enit si concentri su altre cose perché altrimenti ci creerebbero solo danni. E se questo sarà il primo atto fatto sotto la nuova Direzione di Andrea Babbi le prospettive per il turismo italiano non sono per niente rosee.Cosa dovrebbe fare il CB?Cose di per sé semplici e basilari: darsi una struttura nuova, più agile e competente, con un minimo di dotazione economica adeguata, comprendere le logiche del mercato congressuale mondiale, e soprattutto mettere gli operatori in condizione di rapportarsi con questo organismo, svolgendo una funzione di monitoraggio e non di concorrenza, come ahimé è stato sino a ora, curando le destinazioni più semplici da promuovere, come Roma e Milano, trascurando spesso le altre...Questa è un’affermazione grave...Ma vera. Il CB Italia, proprio perché si chiama Italia, deve promuovere l’intero territorio nazionale, a prescindere dalle mete considerate più appealing. La sua attività dovrebbe mettere tutte le destinazioni nella condizione di essere rappresentate. Poi è chiaro che occorre dare riscontro alle richieste del mercato, ma se in un certo momento storico, come può essere l’attuale, la domanda straniera converge all’80% su Milano e Roma questo dato va trattato per quello che è: un’anomalia. Bisogna comunicare alla domanda che per certe tipologie di evento l’Italia offre una possibilità di scelta straordinaria. E invece l’azione del CB è stata incredibilmente pedissequa sotto questo profilo. Lo scorso maggio, alla fiera Imex  di Francoforte, sui 350 mq che costituivano lo stand italiano una larga parte erano dedicati a due maxi-postazioni per Milano e per Roma e Federcongressi ne venne a conoscenza solo a cose fatte… È la maniera corretta di fare promozione, questa?Secondo lei la politica può avere influito su questo stato di cose? Ritengo che in generale il CB non sia stato in grado di operare libero da indicazioni di carattere politico, cosa che peraltro è appena successa anche con le nomine dell’Enit.Ma all’estero che cosa pensano? Quando il CB Italia nacque all’estero se ne gioì, per cui posso pensare che quando il marchio sparirà ci sentiremo dare per l’ennesima volta dei cialtroni. Il CB era un riferimento per il mercato internazionale, e per un attimo ci si era illusi che anche l’Italia si fosse messa sullo stesso livello promozionale delle altre nazioni. Ora si dovrà prendere atto che non riusciamo nemmeno in quello in cui paesi che turisticamente esprimono molto meno di noi, riescono.Tutto ciò dipende forse da fattori economici? No, i soldi ci sono, dei sette milioni di budget iniziale messi a disposizione dal Ministro Brambilla ne sono stati spesi tre, il che significa che ne restano ben quattro. Il problema è che, probabilmente, il nuovo management dell’Enit ha in programma di destinarli ad altro. È questa la ragione il temuto declassamento del CB ad un semplice Ufficio dell’Agenzia: risulterebbe difficile anche per l’Enit (che pure controlla, attraverso Promuovi Italia, il 100% dell’attuale CB, ndr) recuperare e gestire per altre finalità soldi destinati a una società giuridicamente autonoma e distinta. Cosa farà ora Federcongressi&eventi?Continueremo a batterci perché l’Italia congressuale abbia una struttura dedicata alla propria promozione nel mondo, come hanno moltissimi nostri competitor. Abbiamo costituito un comitato di soci che produrrà, in queste settimane, una lista di proposte collaborative, con i capisaldi di un’efficace azione di marketing verso l’estero, e ci piacerebbe che queste proposte venissero prese come punto di partenza per una strategia operativa finalmente efficace.