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Stati Generali degli Eventi 2026. Venezia, la nuova sfida è fare sistema con l’event industry. Fabrizio D'Oria: “Non bastano le autorizzazioni, bisogna accompagnare gli organizzatori di eventi"
Come rendere più efficace il rapporto tra event industry e territorio? È una delle questioni emerse agli Stati Generali degli Eventi di Roma e Venezia rappresenta un caso particolarmente interessante per la complessità del territorio e per la ricchezza di un palinsesto che negli ultimi anni si è fatto sempre più articolato.
A raccontare la prospettiva della città è Fabrizio D’Oria, direttore generale di Vela Spa, che individua nella semplificazione e nell’accompagnamento degli operatori due elementi fondamentali per costruire un rapporto più efficiente tra pubblico e privato.
“L’ottimizzazione di questo rapporto sta nel facilitare il lavoro delle agenzie e dei loro clienti”, spiega D’Oria. Un obiettivo che passa anche dalla possibilità di concentrare in un unico sistema le procedure necessarie per organizzare un evento.
“Spesso ai tavoli emerge il tema di avere una piattaforma unica per le autorizzazioni. Ci vuole una piattaformazione unica, ma ci vuole anche un accompagnamento dell’agenzia nel fare l’evento sul territorio”.
La digitalizzazione delle procedure, quindi, non è sufficiente. Per D’Oria è necessario costruire un modello nel quale l’amministrazione diventi anche un interlocutore capace di orientare l’organizzatore all’interno della complessità del territorio.
“Ci vuole anche un accompagnare l’agenzia nel fare l’evento sul territorio, dicendo che si può fare con delle regole, con delle best practices di eventi precedenti e nell’accompagnare soprattutto nell’interfaccia con i numerosi enti”.
Un tema particolarmente delicato in Italia, dove molte città sono caratterizzate da centri storici e patrimoni sottoposti a vincoli. Venezia, in questo senso, rappresenta un esempio emblematico.
“Bisogna far sì che l’evento si svolga con tutte le autorizzazioni. È un percorso professionale, fatto anche formando l’interfaccia”.
Il cambiamento, però, riguarda anche la pubblica amministrazione e la sua capacità di confrontarsi con un settore che richiede competenze e modalità operative specifiche. “Noi stessi siamo dirigenti pubblici che si sono messi in gioco confrontandosi col mondo degli eventi e cercando di capire quali sono le loro esigenze”.
Il confronto con l’event industry si inserisce in una riflessione più ampia che riguarda il futuro della città e, soprattutto, la gestione dei flussi turistici.
Venezia sta cercando di affrontare questa sfida modificando la prospettiva: non più soltanto il numero di presenze, ma la qualità del turismo e il valore che questo può generare per il territorio.
“Venezia lo sta affrontando non più in termini di un turismo come quantità, ma come uno dei segmenti economici della città, quindi un lavoro di qualità”.
In questo scenario gli eventi possono diventare uno strumento strategico. La capacità di distribuirli lungo l’anno e in diverse aree della città permette infatti di lavorare sulla destagionalizzazione e sulla gestione dei flussi.
“Il confrontarsi con l’event industry è fondamentale perché noi dobbiamo calendarizzare gli eventi. È indubbio che gli eventi ti permettono di destagionalizzare e di distribuire in alcune parti della città e in alcuni momenti del calendario gli eventi con un turismo di qualità”.
Il valore degli eventi, però, non si misura soltanto in termini di presenze. A generare ricadute sul territorio è anche la filiera professionale che ruota intorno alla loro realizzazione.
“Le professioni che poi devono realizzare gli eventi sono le stesse professionalità che poi fanno funzionare i teatri, che poi sono utili per girare i film, sono utili per organizzare un congresso, per organizzare una convention”.
È una trasversalità che, secondo D’Oria, permette all’industria degli eventi di produrre un valore concreto e duraturo.
A questo si aggiunge la capacità degli eventi di diventare strumenti di comunicazione e promozione della destinazione.
“Un evento che si svolge in una città ha un rebound prima, durante e poi dopo”.
Il valore promozionale, dunque, non coincide con la durata dell’appuntamento. Una grande sfilata di moda, per esempio, può lasciare immagini e contenuti destinati a rappresentare la città molto più a lungo. “Vedi una grande sfilata di moda in una città e sono immagini che poi rimarranno per sempre”.
Per Venezia questo meccanismo è particolarmente evidente. Gli eventi pubblici e le manifestazioni tradizionali contribuiscono a costruire e rafforzare l’identità della destinazione. “Un evento pubblico come può essere un grande meeting dello Stato o anche un evento tradizionale, faccio l’esempio del Carnevale, è uno strumento di promozione non solo quando si svolge”.
E il Carnevale ne è la dimostrazione più immediata: “Non c’è immagine alla città di Venezia che non sia associata al suo Carnevale”.
Una strategia, quella legata agli eventi, che Venezia sta applicando anche per rafforzare la propria attrattività nei confronti dell’industria internazionale.
In questo percorso si inserisce l’arrivo a Venezia del BEA, manifestazione di riferimento per il mondo degli eventi targata ADC Group, che riunisce l’industria italiana e internazionale.
Per Vela, la scelta di Venezia come sede dell’appuntamento rappresenta il risultato di un rapporto costruito negli anni con il settore. “Anche questo fa proprio parte di questo percorso, questo approccio professionale ha fatto sì che dopo tanti anni di partecipazione al BEA siamo riusciti con ADC Group a portarlo a Venezia”.
Le aspettative sono legate soprattutto alla possibilità di accendere i riflettori sulla città presso agenzie e aziende italiane e internazionali. “Ci aspettiamo una forte attenzione sia delle agenzie italiane che delle agenzie internazionali e dei loro clienti sulla città di Venezia”.
L’appuntamento, previsto a fine novembre, sarà ospitato in alcune delle location più iconiche della città, dal Palazzo del Cinema, sede della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, all’Arsenale di Venezia. “Lo facciamo a fine novembre, lo facciamo in location incredibili come sono il Palazzo del Cinema, lì dove si svolge la Mostra internazionale di arte cinematografica o come l’Arsenale di Venezia e con un impegno biennale”.
Un impegno che va quindi oltre il singolo appuntamento e che si inserisce in una strategia di lungo periodo: portare l’industria degli eventi a Venezia significa mettere in relazione operatori, aziende, istituzioni e territorio, trasformando la manifestazione in un’occasione di confronto e di promozione della destinazione.
La direzione indicata da D’Oria è chiara: professionalizzare il rapporto tra amministrazione e industria degli eventi per trasformare gli appuntamenti in una leva di sviluppo, valorizzazione e promozione della città.
“Questo è il percorso virtuoso per far crescere la cultura degli eventi per una città come Venezia”.
MF

