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Stati Generali degli Eventi 2026. Alessandro Onorato: “Roma è tornata capitale dei grandi eventi. Ora serve un piano nazionale"
Gli Stati Generali degli Eventi scelgono per la prima volta Roma. Una scelta che non è soltanto simbolica. Portare il confronto nella capitale significa avvicinare il mondo degli eventi ai luoghi della decisione politica e istituzionale, in un momento in cui il settore chiede con sempre maggiore forza di essere riconosciuto come una vera industria.
Un comparto che, secondo le cifre richiamate nel corso della giornata, vale più di 1 miliardo di euro ogni anno e che produce ricadute significative su turismo, occupazione, imprese, commercio e immagine delle destinazioni.
A raccontare ai nostri microfoni il rapporto di una grande città con gli eventi è Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. E proprio l'esperienza della capitale, negli ultimi anni, rappresenta secondo Onorato la dimostrazione concreta di quanto gli eventi possano incidere sullo sviluppo di un territorio.
Onorato descrive un percorso che ha riportato la capitale al centro del mercato nazionale e internazionale. Un cambio di passo che arriva dopo una fase nella quale Roma, secondo l'assessore, aveva perso parte della propria centralità. “Negli ultimi cinque anni Roma è tornata nei numeri ad essere oggettivamente la capitale dei grandi eventi del nostro Paese.”
Un risultato che Onorato non vuole però trasformare in una competizione tra città italiane. La vera sfida, per l'Assessore, non è stabilire se Roma sia più forte di Milano o se una destinazione italiana debba prevalere sulle altre. Al contrario, è costruire un sistema nel quale le diverse città possano valorizzare le proprie caratteristiche e presentarsi insieme sul mercato internazionale.
Il ritorno dei grandi eventi produce effetti che vanno molto oltre il singolo appuntamento. Onorato cita in particolare il comparto sportivo e i dati sulle ricadute economiche generate dagli eventi ospitati a Roma.
“I grandi eventi sportivi, che Il Sole 24 Ore certifica che in quattro anni hanno portato 7,5 miliardi di euro di ricadute, insomma più delle ricadute delle Olimpiadi Milano-Cortina, tanto quanto quelle di Parigi.”
Numeri che, nella lettura dell'Assessore, aiutano a comprendere perché gli eventi debbano essere considerati una componente strategica delle politiche economiche di una città. Il grande evento diventa quindi un moltiplicatore: porta pubblico, genera consumi, riempie hotel e ristoranti, attiva servizi e produce visibilità internazionale.
Ma soprattutto contribuisce a costruire la reputazione della destinazione. Per Onorato, questo ragionamento non riguarda soltanto la capitale. “Perché poi dell'immagine di un grande evento a Roma ne beneficia anche tutto il Paese.”
Lo stesso vale per le altre grandi destinazioni. “Così vale per Milano, per Venezia, per Firenze, per Napoli: è un'unica grande rete, un unico grande sistema.”
È qui che il discorso si sposta dal livello locale a quello nazionale.
La possibilità di competere con le grandi destinazioni internazionali, secondo Onorato, dipende dalla capacità di superare una visione frammentata e di considerare gli eventi come un asset strategico dell'intero Paese.
“Io credo che la sfida successiva oggi non sia semplicemente quella di dire un'amministrazione che ci crede di più e una che ci crede di meno sugli eventi, ma arrivare ad un governo che capisca, un governo nazionale che capisca che i grandi eventi sono un driver fondamentale per la nazione.”
È proprio questo uno dei temi centrali degli Stati Generali degli Eventi: come può il settore avvicinarsi maggiormente alle istituzioni?
Come può un'industria che genera ricadute economiche importanti avere maggiore voce nelle decisioni pubbliche e ottenere strumenti di sostegno analoghi a quelli disponibili per altri comparti?
La risposta di Onorato parte da due problematiche che, a suo giudizio, sono particolarmente evidenti.
“La prima riguarda il fatto che in Italia la politica non ha mai avuto e non ha un piano industriale del Paese.” Un problema strutturale: manca una visione di lungo periodo capace di indicare dove il Paese vuole essere tra dieci, quindici o vent'anni.
Il secondo problema individuato da Onorato è quello relativo alla burocrazia.
Un tema particolarmente sensibile per gli organizzatori di eventi, che devono spesso confrontarsi con una pluralità di autorizzazioni, interlocutori e procedure.
Ma per l'assessore la questione è più ampia e riguarda l'intero sistema produttivo italiano. “La burocrazia lo scorso anno, nel 2025, secondo la CGIA di Mestre, è costata alle imprese italiane 85 miliardi di euro.” La semplificazione, dunque, non dovrebbe essere pensata come una misura esclusivamente a favore degli eventi. “Se tu distruggi la burocrazia e rendi più semplice tutto, ne beneficia sicuramente il mondo dei grandi eventi, ma ne beneficiano tutte le imprese, i cittadini, in una quotidianità dove l'Italia deve diventare più semplice.”
Il concetto di semplicità diventa così un elemento di competitività nazionale.
La prospettiva indicata da Onorato è ambiziosa.
Un Paese capace di ridurre la complessità amministrativa e, contemporaneamente, di dotarsi di una strategia industriale di lungo periodo potrebbe diventare una destinazione privilegiata per il mercato internazionale degli eventi. Il vero obiettivo sarebbe costruire un ecosistema nazionale dell'event industry, capace di competere con le grandi destinazioni internazionali.
E sul futuro della Capitale, quali sono gli obiettivi in tema di eventi?
Onorato lascia intendere che il calendario dei prossimi mesi potrebbe riservare ulteriori sorprese.
“Io credo che a Roma, con gli annunci che ci saranno tra oggi e i prossimi cinque giorni, abbiamo battuto ogni più fervida aspettativa.”
Il percorso riguarda diversi comparti: musica, moda e sport. La moda, in particolare, rappresenta per l'assessore uno dei simboli più evidenti del cambiamento.
“Avere Chanel il 12 dicembre a Roma, mi avrebbero preso per pazzo cinque anni fa se io l'avessi detto.”
L'arrivo di un brand internazionale di questo livello viene quindi letto come la conferma del ritorno di Roma anche nel circuito internazionale della moda.
Sul fronte sportivo, Roma ha consolidato negli ultimi anni una posizione importante nel calendario dei grandi eventi.
“Gli eventi sportivi, abbiamo portato qualunque cosa. Ci mancano le Olimpiadi.” Ed è proprio sui Giochi che il ragionamento si sposta verso una possibile candidatura futura. “Adesso vediamo anche lì se si può fare una candidatura che vince e, tra l'altro, non deve essere la candidatura di Roma, deve essere la candidatura dell'Italia.”
Maria Ferrucci

