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Bedeschi, Fracca, Bartoletti (CPA): “Un protocollo per ripartire in sicurezza nella produzione audiovisiva e un manuale per migliorare i processi. Il mercato deve recuperare competitività facendo leva su gioco di squadra e italianità”

Le attività delle case di produzione stanno lentamente ripartendo e riceveranno un boost dai Milano City Studios di The Big Spaces, ma agenzie e clienti devono riscoprire il valore del sistema italiano e le sue enormi risorse utilizzando le cdp come partner e non solo come fornitori. Un sistema in cui occorre che tutti collaborino per recuperare competitività. Advexpress ha raccolto la testimonianza dei vertici di Case di Produzione Associate, che ai nostri microfoni fanno il punto sullo stato dell’arte del mercato italiano, sulle problematiche legate ai mesi di stop dovuto al Covid- 19, e presentano un nuovo manuale dedicato alle best practice e alla gestione e semplificazione dei processi produttivi.

Qual è lo stato dell’arte del mondo della produzione audiovisiva e quali sono state le problematiche affrontate durante i mesi di stop? Quali i rapporti con i partner, le agenzie e i clienti in questa fase di ripresa? A poche ore dall'inaugurazione, oggi, 24 giugno, a Milano, di Milano City Studios, il progetto di The Big Spaces che riqualificherà il mondo della produzione audiovisiva italiana rendendolo un polo di attrazione rilevante (leggi news), ne abbiamo parlato con Giovanni Bedeschi, presidente di CPA – Case di Produzione Associate, e i consiglieri Karim Bartoletti e Cesare Fracca, che spiegano come il mercato stia lentamente tornando all’attività. 

In realtà, spiega Bedeschi, pur avendo fermato le produzioni vere e proprie durante la fase di lockdown, l’associazione non si è mai fermata: “Abbiamo continuato a lavorare studiando le varie direttive dei decreti governativi per elaborare un protocollo e farci trovare pronti alla ripartenza. E siamo arrivati a un documento, condiviso con tutti gli associati, che a partire dalla fase 2 ci ha
consentito di riavviare, settimana dopo settimana, nuove produzioni”.

“Molto a rilento – conferma Bartoletti –, ma il mercato è ripartito, anche se da un punto di vista economico la crisi già in atto prima del Covid è peggiorata e siamo in realtà tutti un po’ più poveri.
Tutto è molto complicato, più di quanto non sarebbe necessario, perché non sono cambiati i processi”.
Bartoletti non è entusiasta del concetto di ‘nuova normalità’: “Siamo piuttosto in un ‘new abnormal’! Oggi quando si parla di un set sembra che il Covid non esista: come se una volta davanti alla macchina da presa agli attori sia consentito fare qualsiasi cosa, anche ciò che ‘dietro’ non si può fare, come se il la magia del cinema lo renda estraneo al virus che circola nella realtà.
Banalmente, script che prevedono un bacio, scene di un matrimonio, o rave con ragazzi che ballano per strada dovrebbero essere più ‘pensati’, o per meglio dire ‘ripensati’”.

“Un’iniziativa che sarebbe dovuta partire proprio il giorno dopo l’inizio del lockdown ed essere presentata ad agenzie e clienti – racconta Fracca – è il manuale che CPA ha realizzato sulle best practice e su come si gestisce una produzione: un modo per condividere regole che sono in realtà già nella testa di tutti, ma non sono mai state scritte, discusse o analizzate nei loro punti deboli”. Quali dunque queste regole?

“Prima di tutto trattare le case di produzione meno come fornitori e più come partner – dichiara Bedeschi –. Tornare quindi, come si faceva una volta, a coinvolgere la casa di produzione fin dalla nascita del progetto.
Inoltre, sottolinea Fracca, pensare che i processi vanno aggiornati rispetto alle situazioni – al Covid, evidentemente, ma non solo: “Anche rispetto ai progetti stessi, perché non c’è uno stesso metodo per ogni film qualunque esso sia, ma ci sono processi migliori che si possono adottare rispetto al risultato che si vuole ottenere”.
Semplificare, aggiunge Bartoletti: “Spesso basterebbero poche conversazioni approfondite per trovare i talenti giusti e stare nel budget corretto. E cercare di arrivare a una catena più corta:
perché più è corta meglio è per il prodotto finale”.

Quali il ruolo, il peso e anche i limiti dell’Italia nelle produzioni rispetto agli altri paesi? “Oggi per i clienti italiani è sicuramente più facile produrre in Italia per le limitazioni che ben conosciamo – risponde Fracca –. Ma anche qualitativamente nel confronto con le case di produzione europee l’Italia non è per nulla indietro, e anzi in alcuni specifici ambiti è addirittura più avanti e dà più possibilità e più libertà alle agenzie e ai creativi. Questo è il momento in cui l’Italia dovrebbe fare un po’ quadrato attorno a se stessa, riscoprire il suo valore, il valore delle regie italiane, evitare di girare all’estero o con registi stranieri per il solo gusto di farlo”.

“La verità – chiosano Bartoletti e Bedeschi – è che dobbiamo diventare più competitivi ed è questa la nostra battaglia in questo momento. Tutti i player dovrebbero capire questa situazione e alzare un po’ lo sguardo, per essere più prospettici, più imprenditori di se stessi e fare squadra con le case di produzione. Perché è da lì che nasce la competitività”.

 

Tommaso Ridolfi