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Scenari

Centromarca. II contesto incerto non frena gli investimenti dell'industria di Marca: il 69,2% delle aziende ha puntato sulla pubblicità, il 31,6% sul retail media e il 26,5% su AI e Big Data. Nel 2026 il 30,8% delle associate li aumenterà

L'associazione presieduta da Vittorio Cino (nella foto) che conta 193 industrie associate per un giro d’affari di 69 miliardi di euro, ha diffuso i dati del suo Osservatorio Congiunturale, in collaborazione con Ref Ricerche, che attestano la resilienza degli investimenti delle industrie associate. Nonostante un contesto di incertezza dovuto a geopolitica, inflazione e alti costi, il 36,8% delle aziende ha aumentato gli investimenti e il 52,1% li ha mantenuti. Gli impieghi si sono concentrati in impianti/macchinari, pubblicità e software. Le previsioni per il 2026 sono ottimistiche, con quasi un terzo delle aziende che prevede un ulteriore aumento degli investimenti.

Centromarca, Associazione Italiana dell’Industria di Marca, ha presentato i dati sulle tendenze d’investimento delle industrie associate raccolti attraverso l’edizione autunnale del suo Osservatorio Congiunturale, redatto in collaborazione con Ref Ricerche.

Seppure in un contesto di elevata incertezza, determinata da tensioni geopolitiche e forte pressione sui conti economici, unitamente all’effetto dell’elevata volatilità dei prezzi delle materie prime, dell’alto costo di energia e trasporti e dell’inflazione di origine esogena, le Industrie di Marca mantengono gli investimenti.

Quest’anno il 36,8% delle aziende associate ha aumentato gli impieghi rispetto agli anni precedenti, il 52,1% li ha mantenuti allo stesso livello, l’11,1% li ha ridotti. Le prime cinque voci di investimento segnalate dalle aziende sono: impianti, macchinari, veicoli (71,8% del campione); pubblicità (69,2%); software (54,7%); retail media (31,6%); intelligenza artificiale e big data (26,5%). Positive anche le previsioni per il 2026: il 62,4% delle industrie associate a Centromarca afferma di mantenerli invariati rispetto al 2025; il 30,8% ha pianificato di aumentarli; il 6,8% prevede una riduzione.

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 «Le nostre 193 industrie, alimentari e non food, commercializzano oltre 2.600 marchi tra i più noti e apprezzati dalle famiglie italiane, generando un giro d’affari di 69 miliardi di euro», rileva Vittorio Cino (nella foto), direttore generale di Centromarca. «Siamo un attore importante del sistema economico italiano, contribuendo a generare 87,2 miliardi di valore condiviso nella filiera del largo consumo confezionato (pari al 4,2% del prodotto interno lordo) e una contribuzione fiscale di filiera di 28,7 miliardi di euro, che corrisponde al 5% delle entrate tributarie. La nostra capacità di innovare ed evolvere in sintonia con le esigenze del consumatore sostiene l’attrattività delle categorie di prodotto in una fase di ridotto potere d’acquisto delle famiglie. È in virtù del nostro ruolo trainante nella filiera che in queste settimane abbiamo sottoposto al Governo proposte di policy che consideriamo fondamentali per la crescita, insieme alla richiesta di un piano di sviluppo pluriennale specifico per il settore del largo consumo».

Tra le priorità indicate da Centromarca: interventi per l’espansione dimensionale delle imprese e l’accesso a strumenti finanziari più efficaci, promuovendo aggregazioni e investimenti strategici; incentivi fiscali per impieghi in ricerca/innovazione/transizione digitale e detassazione degli utili reinvestiti in attività coerenti con gli obiettivi comuni; dematerializzazione dei documenti di trasporto attraverso l’EDI (Electronic Data Interchange); contrasto alle pratiche commerciali sleali, e alla contraffazione nel largo consumo.