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Ballmer (Microsoft): 'Il futuro sarà digitale'

Tutto ciò che potrà essere digitalizzato lo sarà. È solo questione di tempo. Steve Ballmer, chairman di Microsoft, durante il convegno organizzato a Milano dal gigante dell'informatica disegna un futuro in cui la convergenza riguarderà ogni aspetto della nostra vita, personale e professionale, dei consumatori come delle aziende, in un grande 'melting pot' in cui la comunicazione sarà ubiqua e sempre disponibile, attraverso qualsiasi piattaforma - pc, telefono cellulare e tv.
Tutto ciò che potrà essere digitalizzato lo sarà. È solo questione di tempo. Steve Ballmer (nella foto), chairman di Microsoft, disegna un futuro in cui la convergenza riguarderà ogni aspetto della nostra vita, personale e professionale, dei consumatori come delle aziende, in un grande 'melting pot' in cui la comunicazione sarà ubiqua e sempre disponibile, attraverso qualsiasi piattaforma - pc, telefono cellulare e tv.

I due trend principali che caratterizzeranno lo sviluppo e l'evoluzione dell'Information Technology sono due, ha affermato Ballmer durante il convegno organizzato oggi, 9 ottobre, a Milano da Microsoft:  il primo è la digitalizzazione dei contenuti ma anche, in un certo senso, dei consumatori. Il secondo la consumerizzazione dell'informatica. Due trend che si intersecano e accavallano sempre più, tanto che la predizione del ceo di Microsoft è lapidaria: “Tutto ciò che potrà essere digitalizzato lo sarà. I giornali e le riviste cartacee sono destinate a scomparire, così come libri e notizie e qualsiasi genere di contenuti... Lo stesso vale per innumerevoli prodotti e servizi, come quelli delle pubbliche amministrazioni. Ci vorranno forse 5, forse 10 o 15 anni, ma è un processo ineluttabile. E questa digitalizzazione avrà un impatto dirompente sul mondo del business”.

Ballmer ha spiegato quindi la visione di Microsoft sul futuro che ci attende, fatta da una lato di 'quelli che oggi chiamiamo pc, telefoni cellulari e televisione', e sopra di loro cloud computing e server: “Saranno schermi di differenti misure, adatti a diversi momenti del tempo di ognuno di noi, ma tutti e tre saranno costruiti sulle stesse, identiche tecnologie e interfacce naturali. Sarà un mondo in cui non avrà importanza dove saremo, perché avremo sempre a disposizione un accesso immediato a tutte le piattaforme e a tutti i device che utilizziamo per comunicare”.

Riprendendo il tema al centro dell'incontro di questa mattina - 'What consumers want' - Ballmer ha poi elencato ciò che i consumatori chiedono oggi alle tecnologie - produttività, creatività, comunicazione e collaborazione, socializzazione, consumi mediatici, giochi, ricerche, acquisti e pagamenti - e le conseguenze che tutto ciò avrà per il marketing.

“Personalmente - ha aggiunto infatti Ballmer -, sono un grande fan della serie televisiva 'Lost': ma ho smesso completamente di guardarla in televisione, dove su ogni ora di trasmissione 16 minuti sono di pubblicità: che oltre a essere troppa, nella maggior parte dei casi non mi interessa. Oggi guardo 'Lost' sul pc, dal sito della ABC, dove ci sono solo 2 minuti di pubblicità su 44, ma anche lì, in gran parte, ben poco interessante. Ecco perché sono convinto che il futuro della comunicazione debba essere molto più rilevante e targetizzato. Ciò implica la necessità di una vera e propria rivoluzione sul fronte dell'uso dei media, e forse ancor di più sul fronte creativo. E in ambedue i casi la tecnologia potrà fornire un grande contributo”.

Ma non solo: “Le aziende dovranno fare molta più attenzione alla combinazione della loro comunicazione digitale on e off site: la realtà è che oggi i marketer sottoinvestono sui loro stessi siti, e dovrebbero lavorare molto di più sul processo di fine tuning dell'interazione con i loro clienti. Lo stesso discorso vale per gli editori, i cui prodotti su carta sono ancora, in larga maggioranza, molto migliori delle rispettive versioni online”.

Altri elementi di rottura, secondo Ballmer, sono quelli che riguardano l'advertising a pagamento rispetto alla diffusione virale dei messaggi dei brand, e la dicotomia fra search e direct response, nei confronti della quale al miglioramento dei tool di misurazione dovrà, ancora una volta, corrispondere un ulteriore impegno sul fronte della creatività per migliorare le capacità di branding del digital advertising. “Microsoft oggi rappresenta un set completo di device, esperienze e tool per l'advertising: non siamo in cerca della 'next big thing', ma intendiamo piuttosto concentrarci sul fare di più e meglio tutte le cose che stiamo già facendo, spingendo sempre più avanti le tecnologie, le interfacce e i trend di cui ho parlato quest'oggi”.

Sollecitato da una domanda di Layla Pavone, presidente di IAB Italia, Steve Ballmer ha chiarito ulteriormente il suo punto di vista sul futuro dei media e dell'advertising: “Contenuti free o pay? Sostenuti dall'advertising? La risposta dipenderà da ciò che vorranno le persone. Non tutte le news saranno gratuite, ma è sicuro che cio saranno migliaia di blogger che continueranno a darle senza chiedere un pagamento diretto, così come migliaia di persone continueranno ad alimentare Wikipedia... È probabile che ci sarà spazio per tutti i diversi ruoli: il punto sarà creare abbastanza valore perché le persone vogliano utilizzare quei contenuti”.

Anche se nell'ultimo anno un'azienda totalmente digital oriented come Microsoft ha incrementato la sua spesa in advertising televisivo - la ragione è che la reach del mezzo è ancora indispensabile per raggiungere fasce importanti di consumatori - la stima di Ballmer è che nell'arco di 10 anni la percentuale degli investimenti in advertising rispetto al Pil mondiale sarà più bassa. Per contro, Ballmer è convinto che il digital adv non abbia ancora minimamente raggiunto e dimostrato il suo pieno potenziale: “È ancora una volta - ha concluso - una questione di evoluzione creativa. Se fossimo in una partita di football potremmo dire che non siamo neanche a metà del primo tempo... Di sicuro, inoltre, alle aziende serviranno nuove tecnologie ma anche nuovi consulenti e advisor che le aiutino ad orientarsi nel nuovo scenario, limando e azzerando i confini fra le diverse tipologie di agenzie”.

Tommaso Ridolfi