Editoriale

Editoriale. Gervasi (Protagora): elezioni 2013, vincono il digitale e le piazze, sconfitta la pubblicità classica

Pubblichiamo su ADVexpress l'intervento di Enrico Gervasi, Fondatore dell’Istituto Protagora, dal titolo 'Poeti e Banchieri'. Un'interessante riflessione su come da queste elezioni siano emersi: la vittoria del digitale moderno (quello che si combina con azioni sul terreno), la tenuta delle telepromozioni, relativa sconfitta della pubblicità classica.  "Spero che nel prossimo governo del paese, avremo un ministero dedicato all’innovazione e all’economia digitale. Che sia capita l’importanza della comunicazione, e che siano fatte con rapidità leggi che consentano più etica e più efficienza (e quindi meno spreco) nel sistema pubblicitario".
Pubblichiamo su ADVexpress l'intervento di Enrico Gervasi, Fondatore dell’Istituto Protagora. Un'interessante riflessione sulle strategie di comunicazione adottate nelle recenti campagne elettorali, e sugli effetti in termini di risultati.

'Poeti e Banchieri'.

Tutti i commentatori politici in Italia hanno sentenziato:
- Grillo ha stravinto
- Berlusconi ha vinto
- Bersani e Monti hanno perso

Quelli economici:
- Lo spread aumenta, a causa dell’instabilità
- Per la stessa ragione, la Borsa è relativamente critica.

Leggo invece la stampa straniera. Per lo più i commentatori politici osservano che:
- Centro sinistra ha vinto, ma male. Quindi c’è un problema di governabilità.
- Grillo è il vero vincitore. Non delle elezioni, ma della prova di forza.
- Il Centro (Monti e alleati) praticamente esce dalla vita politica e con loro vengono rifiutate dagli italiani le ingerenze dei poteri forti e clericali.
- Berlusconi e alleati perdono 6 milioni e mezzo di consensi rispetto al loro tradizionale patrimonio elettorale. Quindi diventano marginali nella vita politica del paese, a meno che vengano di nuovo salvati da un suicidio del centro-sinistra.

Sul fronte dell’economia, la lettura di alcuni analisti (sempre stranieri) è stata: quando sembrava che il centro-sinistra (vedi post-comunisti) stesse vincendo, la Borsa saliva e lo spread scendeva.
Quando è arrivata la notizia della rimonta del Cavaliere, le Borse sono crollate.
In altri termini, le borse crollerebbero a sentir parlare di Berlusconi, l’imprenditore, più che di Grillo, il comico.

Questo è logico, perché i mercati vogliono chiarezza e sincerità (hanno inventato gli auditors) e quindi hanno più paura del ritorno di un contaballe, smentito più volte dai fatti, che dell’arrivo di un
poeta, sponsorizzato da un Premio Nobel della letteratura.

Se questa lettura è condivisibile, risulta evidente che nel PD c’è stato, e temo ci sia ancora, un accecante problema di comunicazione.
Possibile che non abbiano capito ancora che tutte le vittorie politiche non previste, da Kennedy a Obama, sono avvenute anche grazie ad una gestione intelligente ed efficace della comunicazione?

In queste elezioni abbiamo assistito alla vittoria della comunicazione digitale, combinata alla riconquista delle piazze e del contatto fisico (vedi traversata a nuoto, piuttosto che piazza San
Giovanni).
La rimonta (non vittoria, perché è stato battuto) di Berlusconi è stata la prova che qualche milione di italiani ancora crede nelle televendite.
Quindi, tradotto in termini marketing: vittoria del digitale moderno (quello che si combina con azioni sul terreno), tenuta delle telepromozioni, relativa sconfitta della pubblicità classica.

Credo che questa lettura non sia corretta nell’ultimo punto. Sarebbe totalmente ingiusto e riduttivo attribuire una qualunque colpa alla campagna pubblicitaria del PD, se non quella di essere stata poco consistente nella programmazione.
Credo che “L’Italia Giusta” sia un buon titolo, strategicamente impeccabile, in quanto esprime il DNA della sinistra - la giustizia - quella sociale e quella tout-court (che non è il giustizialismo).
DNA confermato nelle 2 sponde dell’Atlantico (vedi Obama piuttosto che Hollande).
Personalmente credo che gli spot, non eccelsi, siano piuttosto ben fatti.
Il problema è che questo tema di campagna non è stato declinato in modo convincente ed esclusivo, prima e dopo le elezioni.

Prima: l’altro media - i volantini, distribuiti nelle sezioni (forse dovrei dire circoli?) sono illegibili. Dopo la seconda riga .... prevale il politichese. Il tema della giustizia non trionfa, ma è appiattito in un lessico tra il burocratico ed il catto-scoutistico.
Purtroppo nemmeno il candidato premier ha declinato il tema della giustizia come filo conduttore della sua campagna. Eppure sono convinto che Pier Luigi Bersani ci creda e sia sinceramente e profondamente impregnato di una grande sensibilità sociale. Chiaramente è stato mal circondato, male assistito.

Invece la Giustizia la si ritrova nelle motivazioni di voto dei “5 Stelle”.

Dopo le elezioni di Mitterand nel 1981, i francesi, sollecitati a dare una risposta sintetica sulla campagna, dicevano “force tranquille”. Dopo la campagna PD del 2013, gli italiani non hanno
risposto “L’Italia Giusta”, ma “smacchiare il giaguaro”!

Invece, l’Italia Giusta avrebbe potuto essere un vibrante e convincente filo conduttore, declinato in proposte chiare e forti, sia in rete che nei dibattiti e nelle piazze!
A proposito, chi è il cretino che aveva decretato che le elezioni si vincono solo in TV e non più in piazza?

Un altro esempio di debolezza comunicazionale del PD: Berlusconi proclama solennemente l’annullamento e la restituzione dell’IMU. Il PD dice, sommessamente, che eliminerebbe l’IMU sotto i 500 euro. Dimentica di annunciare che questo riguarda 19 italiani su 20, cioè quasi tutti. Pagherebbero solo i ricchi. Esempio pratico di Italia Giusta. Quello che si chiama, nel nostro lessico, una “supporting evidence”.

E dopo le elezioni? Il PD non ha vinto come sperava. Però il centro-sinistra è stato conclamato dal popolo sovrano come forza di governo.
Lo stesso popolo sovrano ha condannato alla minoranza parlamentare la destra ed il centro-destra, in tutte le sue componenti sociali, politiche e finanziarie.
Sempre il popolo sovrano ha detto che c’è un’Italia che vuole giustizia, lavoro e avvenire. Sono, mi sembra, idee da sempre di sinistra. Quindi, diciamolo! Tutti insieme, con forza.
Per il momento, solo il Premio Nobel lo ha detto chiaro e forte.

Spero che il PD e il movimento 5 Stelle traggano profitto da questa esplicita espressione del Popolo italiano e della Cultura.

Spero che nel prossimo governo del paese, avremo un ministero dedicato all’innovazione e all’economia digitale.

Spero che si sia capita l’importanza della comunicazione, e che quindi siano fatte con rapidità leggi che consentano più etica e più efficienza (e quindi meno spreco) nel sistema pubblicitario.
Oltre alla, ormai inevitabile ed immediata, legge sul conflitto di interessi, un rafforzamento delle leggi anti-corruzione e una legge (vedi Loi Sapin) che impedisca la vergogna delle surcommissioni nella compravendita dello spazio pubblicitario.

Spero che gli eredi di una gloriosa tradizione politica approfittino di queste elezioni, per essere stimolati ad un approccio più laico, finalmente liberati dalla soffocante vicinanza con un centro clerico-tecnocratico, preferiscano il dialogo con i poeti a quello con i banchieri. Magari con la benedizione di un Premio Nobel.

Enrico Gervasi
Fondatore dell’Istituto Protagora