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Fantauzzi (Lux Entertainment): “L’intrattenimento? Può essere uno strumento serio”
Il premio ‘Best Event Ambassador’ celebra chi sa promuovere il valore culturale ed economico degli eventi, creando un dialogo concreto tra pubblico, territori e Istituzioni. A riceverlo quest’anno, nella cornice del Bea Italia, è stato Roberto Fantauzzi, protagonista di un percorso che ha ridefinito l’intrattenimento contemporaneo con format capaci di unire creatività, impatto economico e visione internazionale. Nell’intervista, il ceo e founder di Lux Entertainment racconta alla rivista e20 il significato del riconoscimento e la filosofia che guida progetti diventati un punto di riferimento del ‘made in Italy esperienziale’.
Che cosa rappresenta per lei essere scelto come Best Event Ambassador?
Rappresenta un riconoscimento a un percorso costruito con costanza, visione e grande attenzione al valore culturale degli eventi. Essere scelto come Best Event Ambassador significa vedere riconosciuta l’idea che l’intrattenimento possa essere uno strumento serio, capace di generare impatto economico, dialogo con le Istituzioni e valore per i territori. È un risultato che condivido con tutto il team, perché nasce da un lavoro collettivo e da una visione portata avanti nel tempo.
Con format come ‘Balloon Museum’, ‘This is Wonderland’ e ‘Christmas World’ avete ridefinito l’intrattenimento contemporaneo, raggiungendo oltre 10 mln di visitatori: qual è la chiave del successo internazionale del vostro “made in Italy esperienziale”?
Credo che la chiave stia nell’aver unito creatività, qualità produttiva e una forte identità narrativa. I nostri format nascono in Italia, ma parlano un linguaggio universale, fatto di emozione, partecipazione e meraviglia. Non ci limitiamo a creare eventi, ma costruiamo mondi temporanei in cui il pubblico diventa parte attiva dell’esperienza. Questo approccio, insieme a una grande cura dei dettagli e a una struttura organizzativa solida, ci ha permesso di essere riconosciuti e apprezzati anche a livello internazionale.
Sotto la sua guida, l’agenzia è cresciuta in modo esponenziale e i vostri eventi hanno ottenuto riconoscimenti istituzionali fino al patrocinio del Ministero della Cultura: come si costruisce un modello che unisce arte, impresa e innovazione e che riesce a parlare al mondo intero?
Partendo da una visione chiara: Arte, impresa e innovazione devono dialogare costantemente, creando una sinergia. In Lux abbiamo lavorato per integrare competenze creative, produttive e manageriali, investendo sia nelle persone che nei processi. Il riconoscimento istituzionale arriva quando un progetto dimostra di avere valore culturale, sostenibilità economica e un impatto reale sul pubblico e sulle città che lo ospitano.
Quali valori o messaggi sente di aver trasmesso con il suo lavoro al pubblico e alle Istituzioni?
Il messaggio principale è che la cultura può essere accessibile, contemporanea e allo stesso tempo generare valore. Gli eventi non sono solo momenti di intrattenimento, ma occasioni di incontro, partecipazione e crescita. Al pubblico cerchiamo di offrire esperienze autentiche, mentre alle Istituzioni vogliamo dimostrare che investire in nuovi linguaggi culturali significa investire nel futuro, nell’attrattività dei territori e nella costruzione di comunità più aperte.
Cosa consiglierebbe a un giovane che desidera una carriera come la sua?
Consiglierei di coltivare determinazione e visione, ma anche di lasciare spazio alla sensibilità. Con il tempo, e soprattutto attraverso il rapporto con mia figlia Greta, ho capito che le cose vanno approcciate non solo con metodo e disciplina, ma anche con quella capacità di meravigliarsi che appartiene ai bambini, uno sguardo puro, curioso, aperto. È importante studiare, sperimentare e non avere paura di sbagliare. Questo lavoro richiede passione, impegno e una forte capacità di lavorare in squadra. Suggerirei di costruire un percorso solido, fondato sulla qualità dei progetti e sulla coerenza con i propri valori, senza mai perdere quella creatività autentica e quella disponibilità allo stupore che rendono il lavoro vivo, umano e capace di emozionare.
Marina Bellantoni

