Inchieste

Giordani (Spencer & Lewis): "Le Olimpiadi 2020 un'opportunità mancata? Forse solo per i 'soliti noti'

Per Giorgio Giordani, Presidente Spencer & Lewis l'opportunità mancata non è tanto per il settore eventi ma per quelle aziende che ruotano intorno al mondo istituzionale e politico. Basti pensare che le Olimpiadi sono saltate, ma la commissione regionale che doveva sostenerle, e che costa circa 25 mila euro al mese, c'è ancora. Circa 300 mila euro l’anno, oltre le indennità gli uffici, gli impiegati assunti nello staff e le auto blu. E cosa più assurda, in 13 mesi si è riunita solo 3 volte. 

Prosegue la nostra inchiesta tra gli operatori del settore eventi per raccogliere delle riflessioni sulla decisione di Mario Monti di ritirare la candidatura dell'Italia ai Giochi Olimpici 2020.
La crisi economica, il caso di Atene 2004 e i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra sono stati decisivi nel convincere il premier, pur sapendo che le Olimpiadi possono rappresentare anche una grande occasione di sviluppo.
gu.JPGRestano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. La scelta verrà fatta a Buenos Aires il 7 settembre 2013.
Oggi ne parliamo con Giorgio Giordani, Presidente Spencer & Lewis, che lancia una provocazione ai colleghi del mondo della comunicazione.

Cosa ne pensa della nostra 'ritirata' per la corsa alle Olimpiadi 2020? È d'accordo con Monti o ritiene che l'evento avrebbe potuto incidere positivamente sul Paese?
Rimango sempre abbastanza colpito dalle dichiarazioni in merito alla scelta del governo Monti di rinunciare alle Olimpiadi del 2020 per la Città di Roma. Il ragionamento è quasi sempre lo stesso: niente Olimpiadi, niente opportunità di crescita e di investimento per le aziende italiane. A queste argomentazioni, però, non hanno mai fatto seguito esaurienti spiegazioni.
Non viviamo nel Paese delle Meraviglie, dove bastano buoni propositi e sogni per cambiare alcuni tipi di realtà. Credo che il Presidente Monti abbia avuto più che ragione nell’attuare una scelta di questo tipo, seppur non popolare ma certamente utile e dovuta.
Il peso della crisi, l’esperienza fallimentare di Italia ‘90, il caso di Atene 2004, l’indebitamento del Comune di Torino e della Regione Piemonte dopo i Giochi invernali del 2006, i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra, hanno convinto il premier a una rinuncia dolorosa ma comunque necessaria e di buon senso.

Il detto “Panem et circenses” che sembrava essersi dissolto col sistema Veltroniano, inoltre, appare ancora chiaro e ben radicato. Basti pensare che le Olimpiadi 2020 a Roma sono saltate, ma la commissione regionale che doveva sostenerle, e che costa circa 25 mila euro al mese, è ancora lì.  Circa 300 mila euro l’anno, oltre le indennità gli uffici, gli impiegati assunti nello staff e, ovviamente, le auto blu. E cosa più assurda, in 13 mesi di vita si è riunita solo 3 volte. Anche questa è Roma.
Per non parlare dei costi preventivati per le Olimpiadi: circa 10 miliardi di euro, di cui oltre 8 a carico dello Stato.
Quel che mi sorprende di più è sentire colleghi del mondo della comunicazione e della creatività limitarsi a considerare la vicenda 'Olimpiadi 2020' soltanto come un’opportunità mancata. Per quali soggetti rinunciare alle Olimpiadi del 2020 rappresenta un’opportunità mancata? Per la Città di Roma? Per l’ Italia agli occhi del mondo? O per tutte quelle aziende – spesso sempre le solite – che ruotano intorno al mondo istituzionale e politico?
Restano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. Per chi fa il tifo?
Farei il tifo per Doha o per Madrid, due realtà distanti e diverse. La motivazione è semplicemente imprenditoriale: abbiamo clienti che stanno investendo in queste regioni e sarebbe molto interessante continuare a far lavorare i nostri creativi all’estero mettendo sempre più alla ribalta dei riflettori internazionali l’eccellenza italiana.

Serena Roberti