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Federcongressi, come sarà il mondo nel 2020
I trend di lungo termine nell’economia e nella società sono al centro della conferenza introduttiva della convention di Federcongressi. Lo scenario del 2020 è stato presentato dal sociologo De Masi e vivacemente commentato da un eccezionale panel di relatori.
Con una sessione plenaria introduttiva dal titolo Domani arriverà – lavoro, economia e società: confronto sugli scenari del futuro, la quarta convention Federcongressi, in svolgimento presso il Palazzo degli Affari di Firenze, è entrata nel vivo. Moderati dal vicedirettore Tg La7 Andrea Pancani, sono intervenuti l’esperto di comunicazione e sondaggista Luigi Crespi, il sociologo del lavoro Domenico De Masi, il direttore di Panorama Economy Giovanni Iozzia, il coordinatore del Comitato ministeriale per la promozione e il sostegno del turismo congressuale Eugenio Magnani e la presidentessa nazionale dei giovani imprenditori Confapi Valentina Sanfelice di Bagnoli.
I dieci trend sul 2020
Domenico De Masi ha illustrato i risultati dell’ultimo focus group che ogni anno viene tenuto alternativamente a Pechino e in Brasile, con la partecipazione di sociologi, economisti e scienziati, sulle previsioni a lungo termine.
1) Il primo dei dieci trend 2020 riguarda la longevità. Un miliardo più di oggi, con Aids e molti tipi di cancro debellati. Si potrà vivere fino a 850mila ore, rispetto alle 700mila attuali. Un cittadino su tre avrà più di 60 anni.
2) Il secondo è la tecnologia. Gran parte delle automobili saranno all’idrogeno e teleguidate. Un chip sarà piccolo quasi quanto un neurone umano e la sua potenza supererà un miliardo di transistor. Il XXI secolo sarà segnato dall’ingegneria genetica, e grazie all’informatica affettiva i robot saranno dotati di empatia.
3) Economia: il Pil pro-capite nel mondo sarà di 15mila dollari contro gli attuali 8mila. L’occidente avrà ridotto del 15% il proprio potere d’acquisto e la classe media rappresenterà il 50% della popolazione mondiale. Il Primo mondo conserverà il primato nella produzione di idee ma riuscirà sempre meno a saccheggiare i Paesi poveri. L’Europa dei 27 resterà il più grande blocco economico, con la migliore qualità della vita. La Cina avrà un Pil uguale a quello degli Stati Uniti, le maggiori riserve valutarie, sarà il maggiore acquirente di automobili e il principale produttore di reverse innovation.
4) Lavoro. I lavori manuali e intellettuali ma esecutivi saranno assorbiti dalle macchine, trasferiti nei Paesi emergenti o affidati a immigrati. I creativi (30%) occuperanno la parte centrale del mercato, più garantita e retribuita: si esprimeranno senza orario né sede, attraverso un’attività che possiamo chiamare “ozio creativo”. Gli addetti ai lavori esecutivi (40%) lavoreranno con minori garanzie, per un massimo di 60mila ore in tutta la loro vita. Tutti gli altri (30%) avranno il diritto di consumare, non di produrre.
5) Ubiquità e plasmablità. La Rete avrà trasformato il mondo intero in un’unica agorà capace di rappresentare tutto l’amore e tutto l’odio del mondo. L’obesità cronica riduce la vita di 10 anni. Grazie alla chirurgia plastica l’estetica dei nostri corpi potrà essere modificata a piacimento.
6) Tempo libero. Ogni ventenne ha davanti a sé più di 600mila ore di vita. Per gli esecutivi, il lavoro occuperà solo 60mila ore, cioè un decimo della vita adulta. 240mila ore saranno dedicate alla cura del corpo e 300mila al tempo libero. Come occuparlo? Come evitare la noia, la violenza, la droga?
7) Androginia: le donne vivranno almeno tre anni più degli uomini. Il 60% degli studenti, dei laureati e dei possessori di master saranno donne. Molte donne sposeranno un uomo più giovane di loro. Molte avranno un figlio senza avere un marito e saranno al centro del sistema sociale.
8) Etica. Il mondo sarà più ricco ma resterà ineguale. La visibilità delle disuguaglianze alimenterà movimenti e conflitti. L’etica dei professionisti costituirà il requisito più apprezzato: se vorremo avere successo dovremo essere galantuomini.
9) Estetica. I credenti si appelleranno soprattutto alla fede, i laici soprattutto all’estetica, che più di ogni altra disciplina si incarica dell’umana felicità. Le tecnologie saranno più precise di quanto occorra a coloro che le useranno. Ne consegue che la qualità formale degli oggetti interesserà più della loro scontata perfezione tecnica.
10) Cultura. L’omologazione globale prevarrà sull’identità locale. Si terrà sempre meno conto degli Stati-nazione e sempre più conto della biosfera. Il Washington consensus (mercato + pluralismo + libertà) sarà insidiato dal Beijing consensus (socialismo di mercato + partito unico + autoritarismo). L’Africa sarà il continente con il maggior numero di monoteisti: 640 milioni di cristiani e 700 milioni di islamici.
"Di opportunità ce ne sono tante, tutto sta a vedere come le sfrutteremo - ha commentato Sanfelice di Bagnoli -. Sulle donne: fino a oggi abbiamo assistito a un ingresso lento nel mondo del lavoro, perché nelle famiglie qualcuno doveva pure occuparsi dei figli e degli anziani, dunque non c’era mancanza di volontà a lavorare ma un problema sociale. Oggi, grazie a una più sviluppata rete assistenziale, questo problema è in via di risoluzione, per cui mi attendo che le donne abbiano sempre più opportunità da cogliere. Però, più che altro, mi chiedo che cosa l’Italia sarà capace di fare per massimizzare gli scenari che abbiamo appena visto. Perché non riusciamo a dire la nostra sull’idrogeno, per esempio?".
"Dal punto di vista ideale io mi posiziono altrove - ha chiosato Crespi -. Quello che manca, in queste previsioni sul futuro, è l’eco del passato, che è fatto soprattutto di notizie non positive, di un contesto non stimolante che non ci fa pensare a un futuro positivo. L’uomo è stimolato a vivere dalla ricerca di un destino, dall’idea di consegnare un mondo migliore a quelli che vengono dopo. Non serve un mondo in cui si è felici grazie a un giusto dosaggio farmacologico".
"Il futuro non c’è ma c’è il passato, e il passato ci dice che il mondo sta cambiando: prepariamoci a vivere in un museo di lusso magari dominato dalle amazzoni - ha detto Iozzia -. Dal 1970 al 2010 l’Europa occidentale ha perso più del 10% della propria capacità di produzione economica, e da qui al 2030 ne perderà un altro 10%. Nel 2030 l’Europa peserà economicamente solo al 5% nel mondo, col 49% del Pil mondiale realizzato dall’Asia. Quello che sta accadendo non è cominciato con la crisi di fine 2008, ma con tutta una serie di premesse del passato. Prendiamo il petrolio: in Italia si sta sviluppando un progetto per cui tutte le aree di servizio diverranno hot point digitali. Le auto dialogheranno col centro servizi che aggiorneranno il guidatore sullo stato di salute e sui bisogni della vettura. Questa è la nuova economia: un’economia che si avvale di alcuni servizi della tecnologia. Cambiano gli scenari, si creano opportunità, chi non le vede forse sparirà. La tecnologia sta proprio dimostrando l’importanza dell’avere relazioni: tutto sta nello stabilire quali servono, quali vanno approfondite. Se capirete questo, sarete l’industria del futuro".
"Il valore umano all’interno del dibattito è fondamentale -, ha concluso Magnani -. Il dialogo oggi rischia di essere superficiale, i giovani sono addestrati a essere più veloci e meno profondi. Occorre invece passione per quello che si fa: il ruolo di organizzatori di eventi è proprio quello di moltiplicatore di relazioni e assume una valenza socialmente sempre più strategica".
Valentina Sanfelice di Bagnoli ha infine posto l’accento sulla criticità del ricambio della classe dirigente, causato dalla mancanza di credibilità della classe politica e a sua volta causa della sfiducia sul futuro.
"In tutto il mondo il settore congressuale e quello turistico sono in ascesa -, ha concluso De Masi -. Nessun settore aumenta veloce quanto il turismo, nemmeno l’informatica. Il turismo riguarda un miliardo di persone, che non sono tutte uguali. Ce ne sono alcune che hanno un elevato potere d’acquisto, a fronte di una massa con capacità economiche normali. E ai 100 milioni di ricchi e colti si aggiungono 10 milioni di colti ma non ricchi, i quali però sono disposti a pagare per visitare e acculturarsi ancor più. Non c’è ricco e colto del Brasile che non vorrebbe venire in Italia. Il turista vuole, dopo aver speso dei soldi, tornare a casa arricchito. Il modo per vitalizzare il segmento dei congressi in Italia è, dunque, proprio quello di agganciarlo alla cultura, in modo colto però. Servono continue occasioni di acculturazione: una convention a Firenze non può essere uguale a una a Taormina o a Milano, ma pensata ad hoc. Occorre una via italiana agli eventi, insomma".
In finale di dibattito, Eugenio Magnani ha elogiato Federcongressi perché "è stato un grosso esempio di risposta sensibile alle esigenze di questo settore ed è un grande laboratorio. Attesta la ricerca, da parte di tutti gli operatori, di portare idee, di essere creativi, di far fruttare questo nostro territorio, che è magico".
La Convention di Federcongressi è realizzata grazie al contributo di: Aim Group International–Aim Congress Srl, Convention bureau della riviera di Rimini, Fiera di Vicenza e Chia Laguna Resort (sponsor Platinum); Oic Srl e Assointerpreti (sponsor Silver).

