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Linkontro 2022. Vecchioni (Diversity): “Le aziende devono credere nella diversità, fare proprio e diffondere questo valore in modo lineare nel tempo, o perderanno un'importante occasione di unione con i propri consumatori”

All'edizione di quest'anno dell'evento dal titolo “Il tempo dell’incertezza. Governare la complessità del presente, costruire il futuro. Con coraggio” organizzato in Sardegna da NielsenIQ, i nostri microfoni hanno dialogato con Francesca Vecchioni, President and Founder dell'organizzazione no profit, su diversity e inclusione quali ponti di unione tra marchi e consumer, connessioni in grado, non solo di generare maggior considerazione, ma di creare un beneficio diffuso per l'intera società.

   A Linkontro 2022, l'evento organizzato da NielsenIQ che ogni anno riunisce la comunità del largo consumo per un aggiornamento professionale e per tracciare la strada verso il futuro prossimo, ADC Group è presente, anche con i propri microfoni.

La quattro giorni di quest'anno il cui tema è “Il tempo dell’incertezza. Governare la complessità del presente, costruire il futuro. Con coraggio” (dal 19 e il 22 maggio) si svolge in Sardegna presso lo splendido Forte Village Resort, ospitando circa 600 manager in rappresentanza di oltre 200 aziende, ha visto, durante la seconda giornata dei lavori, salire sul prestigioso palco, Francesca Vecchioni, President and Founder Diversity (diversitylab.it).

Nel suo interessante intervento la manager ha messo in evidenza la disparità ancora oggi presente tra la componente maschile e femminile nella società. Con lei abbiamo discusso con un focus dedicato alla comunicazione al fine di stilare un bilancio sullo stato attuale dell'arte, di come le progettualità comunicative affrontano l'argomento e come potrebbero migliorarsi.

Diversitylab.it, è un osservatorio privilegiato che monitora, con periodiche ricerche, la questione della diversità, premiando, con i Diversity Media Awards, quelle realtà che meglio hanno performato e contribuito a sensibilizzare la comunità attraverso le loro comunicazioni (media, intrattenimento, adv, informazione).

“La comunicazione, pubblicitaria non solo forma l'immaginario collettivo, sul quale si basano tutta una serie di stereotipi e luoghi comuni che agevolano le differenze, ma alimentano tutte le discriminazione e le esclusioni: disabilità, razzismo, orientamento sessuale, età – evidenzia Francesca Vecchioni. – Quest'ultima, ad esempio, rapprenta un tema molto delicato, che esclude intere fette della popolazione oltre i 60-65 anni. Una parte della società che è pesantemente stereotipata in negativo, ed attenzionata solo nel momento in cui si parla di auti per il fine vita, mentre sono una frazione della popolazione importante, con una esperienza e una capacità di scelta e discernimento che dovrebbe essere una risorsa da sfruttare”. 

Proprio sul rapporto tra brand e rappresentazione della società agisce la ricerca di diversitylab.it, che va ad esaminare l'impatto consumer del tema dell'inclusione comunicato da un brand.

“Le persone, quando i marchi comunicano i valori legati alla diversità, si sentono incluse, e quindi scelgono quel brand perché li rappresenta, si sentono in appartenenza con una visione del mondo” – spiega la manager –Oggi è fondamentale, per una azienda, per un brand, posizionarsi sulle tematiche dell'inclusione. Non è mai un problema farlo, è un problema non farlo, e non farlo con coerenza. Serve quindi affidarsi a professionisti competenti affinché i marchi vengano accompagnati con una comunicazione armonica, con una linearità nel tempo, e che la realtà interna dell'azienda metta in pratica i valori che comunica”.

Oggi l'incoerenza di marca viene subito recepita dai consumatori, e i social network non perdonano.

All'estero ci sono molti casi di brand distintisi per una comunicazione virtuosa legata all'inclusività, come i vincitori dell'ultima edizione dei Diversity Media Awards; basti pensare a Google, Netflix. Purtroppo nella scorsa tornata non risultano presenti aziende italiane, e questo è un chiaro indice della situazione nel nostro Paese.

“C'è bisogno che anche le aziende italiane credano in questo tema, nell'inclusione. Perché se dovessero perdere questo treno evolutivo si auto escluderebbero.” – evidenzia Francesca Vecchioni, President and Founder Diversity (diversitylab.it) – “Bisogna uscire dalla scontatezza di dover rappresentare solamente la popolazione, le “famiglie diverse”. La vera difficoltà sta nel mostrarsi in maniera credibile, costante e strutturata internamente all'azienda, affinché l'inclusione diventi un valore evolutivo e fortificante per tutti, che cooperi allo sviluppo di una migliore capacità empatica, che rende sempre più creativi e felici”.

Davide Riva


 

Francesca Vecchioni Bio

Presidente di Diversity – organizzazione no profit impegnata a promuovere l’inclusione sociale e il benessere organizzativo attraverso attività di ricerca, formazione, monitoraggio, consulenza e advocacy – è esperta di comunicazione, linguaggi media, hate speech e diritti umani, formatrice sui temi dell’inclusione, discriminazione, diversity management e unconscious bias. Ha ideato i Diversity Media Awards (DMA), progetto di ricerca ed evento mediatico dedicato alla rappresentazione della diversità nei media nazionali, e il Diversity Brand Summit (DBS), che identifica i brand considerati più inclusivi – sempre in riferimento alle aree della diversity-, e ne misura il valore economico generato sulla base di una ricerca annuale consumer based (DiversityBrand Index).

Ha pubblicato “Pregiudizi Inconsapevoli. Perché i luoghi comuni sono sempre così affollati.” (2020, Mondadori), “T’innamorerai senza pensare” (2015, Mondadori); firmato i volumi “Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+” (2020, Ordine dei Giornalisti Lombardia), “Maternità. Il tempo delle nuove mamme” (2015, Corriere della Sera) e “Le cose cambiano” (2013, Isbn Edizioni).