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Redivo: in un mercato negativo (-0,7% nel 2011) ci aggrappiamo a internet

Nel 2011 il mercato della comunicazione italiano avrà segno negativo e, secondo le stime di AssoComunicazione, che oggi a Milano ha presentato l'indagine Comunicare Domani 2011, chiuderà a -0,7%, pari a 9.294 milioni di euro. Un risultato peraltro derivante da una stima elaborata su base ottimistica, comprensivo delle ottime performance del digitale ma che non tiene conto di tutta l'area non tradizionale (eventi, direct e promozioni, unconventional media, ecc.) di cui l’associazione ha preferito non pubblicare stime in attesa di ridefinire classificazioni più precise che riflettano lo scenario integrato.

Lo -0,7%, tuttavia, fa riflettere. Innanzitutto perchè una stima nettamente inferiore a quella del 2010 (+2,3%) e perchè di gran lunga lontano dalle previsioni di crescita del +4,8% della spesa pubblicitaria globale, 500 mld di dollari, indicata da Adam Smith, GroupM Future Director, intervenuto questa mattina all'incontro. Che, per altro, proietta un più pessimistico -2,3% per il nostro paese. (Guarda la video su ADVexpress tv).

Diversi fattori hanno pesato sul calo degli investimenti, come spiegato ad ADVexpress tv da Attilio Redivo, presidente Centro Studi AssaP Servizi . In primis la contrazione della raccolta dei media tradizionali a favore di un incremento di quella sui media digitali che, con i loro risultati, non hanno compensato il calo dei mezzi classici ma hanno comunque contenuto il calo totale nel 2011.
Non ha certo favorito il mercato l'assenza di eventi importanti come le Olimpiadi Invernali di Vancouver e i Mondiali di Calcio che nel 2010 avevano attratto notevoli investimenti. Inoltre, spiega Redivo, il rallentamento degli investimenti nella prima parte del 2011, ha azzerato la crescita positiva messa a segno a inizio 2010. Confrontando il valore assoluto del primo trimestre 2010 con il 2011 emergono mancati ricavi pari a 63 mln di euro.
Come, del resto, il calo della raccolta televisiva (-1,7%), comprensiva della contrazione dei sei principali canali free e del comparto satellitare (-5,5%), non è stata compensata dalla crescita del digitale terrestre.
Infine, in uno scenario macroeconomico caratterizzato da una leggera crescita del PIL, un fattore che rischia di penalizzare gli investimenti nel nostro Paese è dato dalla natura internazionale della maggior parte dei principali investitori.

Redivo fa notare che l’Italia compete ormai in uno scenario internazionale, in cui sono soprattutto le holding a decidere dove allocare i budget, seguendo soprattutto logiche di spending orientate ai ritorni degli stessi investimenti. Si tratta quindi di convincere dell’efficacia di investire nel nostro Paese, ma servono sistemi di rilevazione che forniscano dati efficaci e attendibili, per evitare il rischio che chi investe sposti i budget altrove.

In questo senso non aiuta certamente la mancanza di dati aggiornati e attendibili sulla radio da fornire agli investitori. Da tempo infatti, da Audiradio manca la comunicazione di dati ufficiali sulla radio.

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