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NC n.106 | Virtual Influencer: il fascino del virtuale può superare il reale? | Inchiesta Social Media Power

Le nuove tecnologie ci permettono oggi di creare personaggi digitali sempre più realistici, espressivi e interattivi in grado di creare contenuti originali e interagire con il pubblico. Ma, secondo gli esperti, gli influencer virtuali non sostituiranno i reali, bensì coesisteranno per una comunicazione ancor più efficace.

L’evoluzione del mondo digitale ha portato anche all’introduzione di nuove figure all’interno dell’influencer marketing. Stiamo parlando degli influencer virtuali, personaggi generati dal computer che esistono solo online. I virtual influencer, risultato della convergenza di tecnologie e discipline diverse come l’intelligenza artificiale, la computer grafica, la realtà aumentata, non sono una vera novità: la prima pop star virtuale, infatti, Kyoko Date, è nata in Giappone nel 1996. Hanno solitamente una propria personalità, una storia, uno stile e valori che li rendono unici e riconoscibili. Inoltre, hanno canali social sui qauali sono attivi per raccontare vita quotidiana, passioni, opinioni e collaborazioni con altri influencer, reali o virtuali. Abbiamo chiesto ai nostri intervistati di raccontarci la loro opinione sui virtual influencer e ai loro vantaggi rispetto a quelli in carne e ossa.

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Fallani (Shibumi Group): “I brand devono affidare agli influencer virtuali e reali messaggi differenti” “Sicuramente l’utilizzo degli influencer creati con l’IA riesce a rispondere a tutte le esigenze di pura comunicazione del brand, rappresentando una valida modalità di approccio, innovativa e al passo coi tempi. L’abilità del brand deve essere quella di separare questo approccio da quello vero e diretto di content creator in ‘carne e ossa’, affidando a queste due tipologie di interlocutori dei messaggi differenti. L’IA è ormai un porto sicuro, una voce autorevole a cui tutti, con modalità diverse, si rivolgono: le tecnologie sono fonti di apprendimento, di ricerca e di crescita personale e come tali vanno trattate. Ma la loro spersonalizzazione non potrà mai garantire immedesimazione ed empatia: valori umani di cui anche le nuove generazioni avranno bisogno, per avvicinarsi a un brand o anche solo all’idea che questo vuole comunicare. Per fare esperienza dei valori che ogni realtà intende trasmettere, sia sui social media sia offline”.

 

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Gusmeroli (Show Reel): “L’innovazione dei brand passa anche dai virtual influencer” “Gli influencer creati con IA rappresentano una risposta ai brand che vogliono essere innovativi e si vogliono posizionare come tali nel mercato. Rispetto a un influencer e a un content creator in ‘carne e ossa’ sicuramente non ci si scontra con un’opinione personale che può essere anche negativa rispetto a una collaborazione con una specifica azienda. Ma questo non è necessariamente uno svantaggio, perché dovrebbe essere il valore fondante dell’influencer marketing ovvero realizzare collaborazioni virtuose in cui l’influencer parla di un prodotto o un servizio che davvero usa o in cui crede. Se le collaborazioni sono virtuose la community dell’influencer se ne accorge e, grazie alla fiducia che si è creata nel tempo, è più propensa all’acquisto. Sicuramente influencer virtuali possono essere un nuovo media, ma non so quanto possano davvero innescare un meccanismo di fiducia con chi li segue. Gli influencer virtuali potrebbero essere più brand safe rispetto a quelli reali? Forse sì, ma credo che la risposta sia studiare il comportamento degli influencer, che si vogliono coinvolgere per la propria campagna, non solo rispetto all’esecuzione di progetti branded ma rispetto ai contenuti editoriali che producono e al loro percepito generale”.

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Fratoni (Capgemini Made): “Influencer virtuali e reali, insieme per una comunicazione più impattante e strategica”

“Penso che gli influencer creati con l’IA siano un’interessante evoluzione tecnologica nel panorama della comunicazione digitale, così come la Generative AI e la Mixed Reality, che piano piano si sta evolvendo e diffondendo con nuovi format - come il Fake Out of Home. Ciò offre certamente alcuni vantaggi unici rispetto agli influencer umani. Ad esempio, gli influencer creati con l’IA possono essere facilmente perso- nalizzati per adattarsi alle esigenze e agli obiettivi specifici del brand, offrendo un maggiore controllo sulla narrazione, evitando problemi reputazionali e sull’estetica dei contenuti; possono essere disponibili 24/7 e non sono soggetti a limitazioni legate al tempo o alla geografia, permettendo così una maggiore flessibilità nelle campagne di marketing. Tuttavia, è importante sottolineare che gli influencer creati con l’IA mancano dell’autenticità e dell’umanità che spesso caratterizzano le collaborazioni con gli influencer umani. La connessione emotiva e la capacità di generare fiducia possono essere più difficili da ottenere con un’entità non umana, per questo non credo che sostituiranno completamente gli influencer umani. Piuttosto si integreranno con loro, offrendo un’ulteriore opzione per le aziende che desiderano sfruttare le potenzialità dell’IA per ampliare il proprio impatto sul pubblico e funzionale alle strategie per determinati brand.

 

Caldarola (Doom): “Un algoritmo non può eguagliare la creatività ed l’emotività umana” “Il virtual influencer è sicuramente un mezzo interessante per comunicare alcune tematiche o per realizzare contenuti che sarebbero difficili da ottenere con una persona fisica. Disponibilità 24h su 24h, 7 giorni su 7: infinite interazioni con i follower a qualsiasi ora della giornata. Le personalità degli influencer creati con IA sono quindi modellabili a seconda delle esigenze dei brand e del tipo di comunicazione e di valori che i brand incarnano dando la pos- sibilità di incanalare le risorse marketing evitando il più possibile gli sprechi e i fallimenti. Tuttavia, sembra superfluo e banale ribadirlo, essere così impeccabili e infallibili è forse il punto di debolezza di un sistema creato a tavolino. Doom Entertainment ha il suo punto di forza invece proprio nei Digital Creator che con le loro singolarità e peculiarità riescono a inserire nel proprio storytelling e Tov le richieste del brand in modo unico e sicuramente irripetibile, pur con le fragilità e gli errori umani del caso, ma che sono frutto di una creatività ed emotività che un algoritmo non potrà mai eguagliare. È proprio su questo che basiamo la nostra crescita costante: nella consapevolezza del materiale umano e nella sua capacità creativa”.

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Girotti (Initiative): “Molti vantaggi, ma attenti all’effetto boomerang” “Il fenomeno non è nuovo, la prima sperimentazione in tal senso è a opera del Giappone e risale al 1996. Il virtual influencer è una figura non reale, realizzata con il coinvolgimento di diversi tipi di tecnologia, combinando il graphic design, la robotica e l’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni stiamo vivendo un’accelerazione del fenomeno con virtual influencer che appaiono sempre più realistici e interattivi per via della grande evoluzione tecnologica. I brand del settore fashion sono stati i primi a interessarsi ai virtual influencer coinvolgendoli in campagne di comunicazione che hanno riscosso subito un buon successo.

Ricorrere a virtual influencer può avere dei vantaggi, ma anche delle criticità. Uno dei vantaggi è puramente economico, perché si riducono i costi rispetto al coinvolgimento e al cachet di un influencer in carne e ossa. Non essendoci un vero e proprio rapporto con un altro soggetto i flussi sono più fluidi e si evita anche un eventuale retromarcia di alcuni content che cambiano idea all’ultimo minuto. Dal canto loro, gli influencer reali hanno un’unicità e capacità di cogliere e affrontare le sfide del mondo reale che ancora non appartengono al mondo virtuale.

Ci sono anche delle criticità, per esempio la tecnologia è talmente avanzata che ora si fa fatica a riconoscere un influencer virtuale da uno reale per cui si apre il dibattito su un’eventuale regolamentazione in tal senso. Inoltre, rispetto alla coerenza e trasparenza pretesa dagli italiani citata precedentemente, il rischio è anche quello di uno svilimento dello strumento, fino alla creazione di un effetto boomerang.

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