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Editoriale

Cappuccino & cornetto. Gli extra-italiani

Nella sua rubrica quotidiana, Marco Ferri riflette sul fenomeno dei giovani meridionali che emigrano al Nord Italia per lavorare. "A forza di avercela con gli 'extra-comunitari' non ci accorgiamo che continuiamo a vivere in un paese pieno di 'extra-italiani'. Cum laudem".

Sempre più spesso nel sud d'Italia la laurea non basta per trovare lavoro. A tre anni dal titolo di studio, un laureato su quattro trova lavoro grazie alle conoscenze, cioè la politica, vale a dire la raccomandazione presso l'amministrazione pubblica. Di cui all'apposito filmato della qualità democratica delle amministrazioni locali nel nostro meridione. Che tanto "la mafia non esiste".

Non solo. l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez) dimostrerebbe in uno studio che la percentuale si dimezza per quei laureati meridionali che studiano al Nord e decidono di non tornare nella regione di appartenenza. Infatti, il 40% dei laureati meridionali che a tre anni dal conseguimento del titolo di studio già ha un lavoro è stato costretto a emigrare al Nord. Esattamente come succedeva ai tempi delle grandi emigrazioni della forza lavoro verso le industrie del Nord. Insomma, come ai tempi in cui sui portoni dei palazzi delle città del Nord c'era scritto: "non si affittano case ai meridionali."

Sempre secondo lo Svimez, su 55 mila laureati residenti al Sud al momento dell'iscrizione all'Università trovano lavoro, dopo 3 anni, in 34.500. Ma se in 20.700 hanno trovato impiego nelle regioni di appartenenza, sono circa 13.800 quelli che invece lavorano nelle regioni del Nord. E, la ricerca non lo dice, ma vengono comunque trattati da "terùn". Terroni.

A forza di avercela con gli "extra-comunitari" non ci accorgiamo che continuiamo a vivere in un paese pieno di "extra-italiani". Cum laudem. E' stupefacente come le cose siano cambiate. Una volta "anche l'operaio voleva il figlio dottore". Oggi anche un dottore ha un figlio precario.

Beh, buona giornata.