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DN. Hartsarich: 'Con il ddl Levi ripercussioni gravi su centrali, concessionarie e aziende'

Il giro di microfoni di ADVexpress sui diritti di negoziazione continua. A esporre la propria opinione il CEO e Presidente del centro media Aegis Media Italia Walter Hartsarich, che prospetta effetti molto negativi se il ddl sull'editoria non terrà in considerazione le richieste dei protagonisti del mercato.

Dopo aver sentito la voce di un'importante concessionaria (vedi notizia correlata), il giro di microfoni di ADVexpress in merito al tema dei diritti di negoziazione continua chiamando in causa i centri media. A esporre la propria opinione in questa intervista è il CEO e Presidente Aegis Media Italia Walter Hartsarich, che ribadisce una posizione in linea con quanto indicato nel documento congiunto (Assocomunicazione, Upa e alcune concessionarie) presentato a Levi (ma non considerato nell'elaborazione del disegno di legge sull'editoria), dove il principio ispiratore indicato per la regolamentazione del sistema è la trasparenza.

Walter Hartsarich, alla luce delle novità sul ddl Levi e sulla questione dei dn (vedi notizia correlata), qual è la vostra posizione?

La nostra posizione rimane quella dichiarata nel documento congiunto redatto con Upa, incentrato sulla massima trasparenza del sistema. Non c'è dubbio che la trasparenza è il principio che tutti vogliamo perseguire, e di fronte al progetto di legge Levi, sono rimasto sorpreso dal fatto che non fa accenno alle nostre richieste e raccomandazioni.

Io credo inoltre che in questa fase della costruzione della legge sull'editoria si debba tenere anche conto delle due ipotesi di legge elaborate dagli onorevoli Lusetti e Butti. Da parte di Lusetti, ad esempio, ho apprezzato molto la disponibilità a confrontarsi con le parti.

Secondo lei quale sarà l'esito del dibattito?

Io credo che in occasione delle diverse commissioni che ci saranno tutti quanti avremo modo di esporre le nostre ragioni. Auspico dunque che il risultato sarà una legge che tenga conto di tutte le variabili e di tutti i protagonisti del mercato.

Se il ddl Levi passasse com'è ora, quali sarebbero le conseguenze?

Le norme prospettate da Levi porterebbero innanzitutto un danno ai centri media. Questo danno potrebbe avere poi ripercussioni sull'occupazione, su tutto l'indotto a partire dagli istitui di ricerca, sui clienti e credo anche sulle concessionarie. L'applicazione di questo disegno di legge sarebbe insomma un terremoto.

Credo che sedersi intorno al tavolo sia la procedura giusta per trovare un soluzione basata sulla trasparenza e sull'interesse di tutti gli attori. Il nostro è uno dei settori più attivi e innovati dell'industria italiana, e sarebbe un peccato se venisse soffocato. Credo in ogni caso che alla fine prevarrà il buon senso.

Cosa pensa delle posizioni di Upa e Fcp in merito alla questione?

Per quanto riguarda Fcp , all'incontro con Levi non erano presenti tutti i concessionari. Se ieri l'Fcp era contraria ai diritti di negoziazione, ora le visioni al suo interno credo siano diverse, anche a seconda che si parli di piccoli grandi concessionari.

Upa, con le ultime dichiarazioni del presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi , sembra aver cambiato orientamento, dimostrando però sempre una certa sensibilità sull'argomento, rendendosi per esempio disponibile a prolungare i tempi di attuazione della legge. Un altro punto per noi molto positivo è la dichiarazione della possibilità di rivedere le competenze destinate ai centri media. Si tratta ora, ovviamente, di valutare cosa si intende con 'rivedere', perchè sicuramete non si dovrà trattare di una semplice limatura, ma di una revisione consistente.

Un'ultima raccomandazione che mi sento di fare a chi sta elaborando la legge, è di non avere una visione del sistema limitata nel tempo, ma piuttosto provare a immaginare cosa succederà fra due o tre anni, in un settore in rapido sviluppo, con la rivoluzione del digitale in atto.