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Interviste

Alessandro My - Antony Kevin Montanari: "Oggi il mercato chiede innovazione, storie di qualità, connessione emotiva, capacità di stupire e uscire dagli schemi trovando soluzioni nuove. Così si diventa creativi della live communication e degli eventi"

L'installazione "BluE - Underwater Experience” curata per Rossinavi al Superstudiopiù al Fuorisalone, è stata l'occasione per un'approfondita chiacchierata con i due professionisti che rappresentano una nuova generazione di creativi aperti a sperimentazione, contaminazione tra arte, sound design, teatro e talento personale, alla ricerca di nuove espressioni artistico- creative con cui le aziende e i brand raccontano purpose e valori in modo unico.

Alla Milano Design Week, una delle location più importanti del Fuorisalone, ha debuttato Rossinavi, noto cantiere navale di Viareggio che, coerentemente con il tema della sostenibilità, centrale per l'evento milanese e per la company, ha scelto di essere presente con un'innovativa installazione al Superstudio Più di via Tortona, BluE - Underwater Experience”, concepita per far vivere agli spettatori un’esperienza unica, permettendo loro un’immersione virtuale nelle profondità marine.

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Il concept dell'opera si lega al lancio della linea di catamarani full-electric di Rossinavi,  in grado di offrire una navigazione completamente elettrica al 100% con emissioni zero per il 90% del tempo, grazie a dei pannelli solari di ultima generazione. Concepiti come creature marine sono in grado di rispettare la vita dei mari e trarre nutrimento dal sole.

L'installazione è stata ideata e realizzata da Alessandro My, Creative Director del progetto, e Antony Kevin Montanari, Set Designer, due giovani con più di dieci anni di esperienza nel mondo della Live Communication,  che ad ADVexpress raccontano caratteristiche, formazione, esperienze e progetti che li hanno resi negli anni l'esempio di una nuova generazione di creativi,  specializzati in  live communication e intrattenimento di marca.

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I nuovi creativi di oggi: partendo dall'installazione che avete realizzato per Rossinavi, stilate la vostra 'carta d'identità creativa' con le caratteristiche e le competenze che fanno di voi due talenti della live Communication e dell’Entertainment.

Alessandro My: Ho tante carte d’identità, spesso sono costretto a darne solo una perché in questo settore l’etichetta è importante, ma sono una persona dalle tante sfaccettature nel mondo degli eventi e ho avuto l’opportunità di ricoprire ruoli completamente diversi nelle agenzie con cui ho lavorato negli ultimi 10 anni: Creative Director, PM, Communication Manager, Account, Producer, Digital Manager, Marketing Strategist. Questo però non vuol dire per forza “fare tutto e niente”: penso sia fondamentale avere la visione completa di un meccanismo e conoscerne ogni ingranaggio è la chiave per ottimizzare il lavoro.
Nasco dal mondo della comunicazione e promozione di eventi, spesso legati alla musica e con una forte impronta digitale. Ho avuto la fortuna di lavorare in agenzie dal taglio internazionale mentre ancora completavo il mio master. Dopo tanti festival, cerimonie olimpiche, eventi di brand entertainment e produzioni in tutto il mondo (USA, Brasile, Turkmenistan, UAE, Cina…), ho realizzato la mia prima installazione alla MDW22 curandone non solo la direzione creativa, ma anche il project management, la gestione del cliente e la produzione dei contenuti, chiamando a supporto una serie di figure e professionisti incontrati nell’arco di questi anni: Antony Kevin Montanari per il Set Design, Event Management per la parte di produzione, allestimenti e video, e FullCode studio per il sound design.
Nello sviluppo di un progetto considero sempre l’emozione e lo stupore sia come mezzi che come fini, mi piace cambiare prospettive, confondere e sconvolgere il pubblico per poi fare arrivare il messaggio in maniera più forte e diretta. Provo a stimolare tutti i sensi, spesso non valorizzati nel mondo degli eventi: un sound design con frequenze specifiche e ricercate, l’inserimento di fragranze che possano costruire determinate atmosfere e sensazioni, la semplicità visiva che renda chiaro un concetto.

AKM: Mi occupo di Set Design, Concept Art e Art Direction.
La filosofia di Rossinavi è stata di grande ispirazione nella creazione del Set Design di “BluE: Underwater Experience”, installazione multisensoriale presentata al Superdesign Show, in occasione della Milan Design Week 2022.
Nel disegnare gli spazi, ho seguito il leitmotiv tra il mio brutalismo Sci-Fi, la pulizia costruttiva di Rossinavi e il minimalismo dello studio di Zaha Hadid Architects che ha firmato per loro il catamarano 100% electric Oneiric, chiudendo la struttura con cinque “branchie” di design in cui si potessero percepire sia le curve distintive del design nautico sia la simbologia di una creatura marina che respira.
Da violoncellista, il rapporto con il suono è sempre centrale nella creazione di ogni mio progetto: la musica è guida per la mia matita ed è stato così anche per questo progetto, a favore di uno storytelling multisensoriale raffinato e mai scontato, nella sua semplicità.
Credo sia nostra responsabilità tornare a raccontare storie di qualità, piuttosto che in quantità, e nella collaborazione tra creativi come con Alessandro My - la prima di tante, spero - ho ritrovato questo stesso desiderio di fare spettacolo in maniera più onesta e libera da vecchie sovrastrutture, che un po’ è la forza di noi Millennial.

 

Quale formazione vi caratterizza e quale percorso consigliate a chi vuole diventare come voi?

Alessandro My: Vengo da una base accademica di management e marketing, ma la creatività è un elemento che ho sempre inserito in ogni dipartimento in cui ho lavorato, dalla produzione alla comunicazione fino ovviamente alla direzione creativa. Il primo consiglio è non porsi mai limiti, e non aver paura di osare. La cosa affascinante del mondo degli eventi è che si può spaziare in tutti i settori, dando quindi l’opportunità a chi inizia questo lavoro di potersi interfacciare con le proprie passioni, come concerti, produzioni televisive, tornei sportivi, incentive e così via. A chi si approccia a questo lavoro, quindi, consiglio di non sottovalutare ogni passione e interesse che all’apparenza sembrano distanti dal lavoro: sport, musica, viaggi, lingue… Sono tutti elementi che possono fare la differenza in un profilo professionale. L’impronta accademica è relativa alle capacità tecniche del ruolo che si vuole ricoprire, ma non vincolante per entrare in questo mondo. Ci sarà sicuramente da sgomitare e sperimentare, perché è un lavoro fatto di ricerca, tentativi e sacrifici. Il mio pensiero personale è che il vero successo in questo ambiente lo raggiungi se non perdi mai di vista i valori e l’aspetto umano di ciò che ti circonda: troppe persone in questo settore pensano di salvare il mondo, lavorando a ritmi forsennati e con una competitività a mio parere non necessaria. La realtà è che il mondo degli eventi, specialmente la creatività, la comunicazione e la promozione, non sono una scienza. A chi inizia ora dico: valorizzate sempre le agenzie, i manager e i direttori creativi che ascoltano e che danno spazio agli ultimi arrivati.

AKM: La mia storia sul palco parte dal teatro, da apprendista costumista e al contempo da musicista.La sensibilità di saper stare sia davanti che dietro al sipario è per me un “sesto senso” importante nella creazione di ogni progetto, cerco sempre una connessione intima con il pubblico. Da lì, mi sono catapultato prima nei grandi eventi corporate di Filmmaster Events, seguendo altre mie grandi passioni quali il lusso e l’automotive e poi nell’"American Dream” di Ralph Lauren, occupandomi di set design per allestimenti retail, fashion show ed eventi privati tra Italia, Svizzera e Svezia. Un giorno mi chiamò Marco Balich chiedendomi se volessi essere suo Concept Artist per un’altra Olimpiade, e tra un disegno e l’altro, sono finito per restare al suo fianco per quasi cinque anni. Devo molto a Balich Wonder Studio, grazie al quale ho potuto conoscere la meraviglia della mia arte su una scala internazionale, a fianco di giganti come Sylvain Despretz, storico illustratore di Ridley Scott o dello scenografo premio Oscar Eugenio Caballero. Tecnica e formazione sono fondamentali: guai a chi dica che le lauree non servono, specialmente in un lavoro come il mio, in cui bisogna trasformare un sogno in qualcosa di reale. Con sole buone intuizioni non si arriva lontano, bisogna saper fare e imparare a far fruttare la tecnica facendo esperienza. Il consiglio più grande che posso dare ai disegnatori di domani? Restate fedeli al bimbo che disegnava personaggi e storie nel caos della sua cameretta, non dimenticate mai che sarà sempre a bordo della vostra nave, dedicategli del tempo, proteggetelo. La vostra creatività risiede lì.

 

Quali sono i progetti, anzi i nuovi progetti che fanno parte del vostro curriculum di creativi dell'Entertainment?
Show, musica, Digital Experience e come si contaminano tra loro le vostre precedenti esperienze?

Alessandro My: Venendo dal mondo del digital, dove vince chi è out of the box, mi viene facile sviluppare progetti creativi ribaltando le regole del gioco. In questi anni moltissimi settori cominciano a non avere dei confini così rigidi: case di produzione si trasformano in produttori di eventi, organizzatori di concerti producono mostre e installazioni, uffici stampa PR diventano agenzie digital e allo stesso modo un direttore creativo può e deve spaziare, attraverso un ruolo più trasversale che consideri tutti gli aspetti e i media che gravitano attorno a un progetto. Grazie alle mie esperienze in grandi realtà come Balich Wonder Studio, Live Nation, Casta Diva Group, X Factor, EcoAge e Pulse Films, questa contaminazione tra diversi ruoli e settori è ciò che mi contraddistingue.

AKM: I miei progetti sono da anni all’insegna delle nuove tecnologie applicate all’intrattenimento: collaboro
da tempo con Dirk Decloedt, Creative Director di Anversa, autore e creatore di spettacoli iconici che furono per me ispirazione quando ancora studiavo Set Design, da Britney Spears a Criss Angel.
Poter lavorare con un maestro che ha influenzato il tuo stile è la ricompensa più grande, lo auguro ad ogni artista: con lui nel 2020 ho riportato alla luce il percorso museale dell’abbazia di Orval in Belgio, attraverso un’esperienza multimediale e interattiva che legasse il passato dei manoscritti miniati dei monaci e il presente di un pubblico nativo digitale, trovando il delicato equilibrio per sfruttare la tecnologia nella giusta misura, a favore dello storytelling e nel rispetto di una materia così alta. Accedere agli archivi di un’eredità millenaria come quella è stata un privilegio e promemoria della grande responsabilità che abbiamo come creativi di mantenere vive le storie di chi non c’è più.

 

Un progetto outstanding che vi rappresenta?

Alessandro My: Il mio progetto outstanding devo ancora realizzarlo, ho seguito più di 100 produzioni in 10 anni ma ho appena iniziato a prendermi completa libertà creativa per realizzare i miei lavori. Il mese scorso ho ricevuto su whatsapp un video di un amico a Times Square che riprendeva uno spot che ho scritto e prodotto per una campagna pubblicitaria sulla sostenibilità di un brand americano. Un’altra mia campagna è stata pubblicata su Vogue US il mese scorso, e per l’Earth Day ho curato un progetto per una grande catena di negozi legato al tema della sostenibilità nel mondo del fashion. È stimolante e sfidante per me lavorare su progetti che trattano questi temi perché tramite un’idea creativa si può lasciare un messaggio importante su un tema troppo spesso cavalcato a soli fini commerciali. Anche quest’ultimo progetto realizzato alla design week è stato molto sentito per me, e ci tenevo a raccontare l’impatto sostenibile delle imbarcazioni elettriche attraverso un’installazione concettuale senza neanche mostrare il prodotto.


AKM: Credo che il progetto outstanding che mi rappresenti sia ancora nascosto nella mia matita. Di recente però ho iniziato a far parte della grande famiglia del Cirque du Soleil, collaborando come Concept Artist e Art Director su spettacoli attualmente in produzione come il tour mondiale di Helene Fischer del 2023.
Vedo nei codici misti di questo tipo di spettacolo, che unisce le ultime tecnologie delle live performance alla teatralità classica delle arti acrobatiche, la formula vincente che vorrei fare mia. Il mio progetto outstanding che tengo nel cassetto? Uno spettacolo erotico che unisca questa formula all’immersive theatre di "Sleep No More”, creato dalla rivoluzionaria compagnia teatrale Punchdrunk.

 

Cosa state architettando di innovativo in questo periodo e per quali clienti?

Alessandro My: L’innovazione sta nell’uscire dagli schemi e nel trovare soluzioni nuove. Sto apprezzando molto i branded content dove le aziende si limitano a finanziare e sponsorizzare un progetto senza entrare minimamente nella creatività, li chiamo “i brand onesti”, e spesso è questa la strategia vincente. È il tipo di progetto che mi piacerebbe realizzare. Sono un freelance e collaboro con tante agenzie o direttamente con brand e artisti musicali su progetti completamente diversi. Ho costruito con Alberto Molteni, con cui collaboro da anni, una squadra di comunicazione che mi supporta nei diversi progetti che seguo, curando la produzione dei contenuti e gestendo i canali dei clienti che mi chiamano per sviluppare idee creative. Ci piace coinvolgere tante realtà, fare squadra tra agenzie e professionisti e spingerci su nuovi livelli tecnologici e creativi, grazie alle tante esperienze internazionali. Quella con Antony Kevin è stata la nostra prima collaborazione, e visto il successo del progetto BluE, con più di 12.000 visitatori, crediamo sia la prima di molte.

AKM: Ho da poco concluso una collaborazione con Manuelito Hell Raton, abbiamo lavorato insieme ad un progetto educational di ricerca e sviluppo su tecnologie innovative come Unreal Engine e la Virtual Production, partendo dal gaming e conquistando territori inesplorati come le performance live.
Ho ritrovato in Manuel la passione, la voglia di fare e tanti dei valori che muovono anche me come artista, nonché lo spirito di una nuova Italia multiculturale di cui entrambi siamo esempio vivente. L’innovazione per me parte però dalla formazione: sono professore al primo anno del Triennio di 3D/VFX/Game in NABA.
Innovare in ambito Entertainment significa in primis aiutare le generazioni di domani a trovare la chiave per
il proprio talento,
per farne un mestiere. Il primo passo? La demolizione necessaria di qualsiasi tipo di pregiudizio o censura, che sono solo catene se si vuol fare vera creatività. Dialogare con i più giovani è per me un grande privilegio e al contempo una grande responsabilità. Le ali per volare le hanno già, io cerco di dar loro la prospettiva per tracciare la loro rotta.