Interviste

NC - Nuova Comunicazione. Inchiesta CSR. Aziende: attente, consapevoli, sostenibili

In vent'anni, con un picco negli ultimi cinque, sono cresciuti esponenzialmente gli investimenti delle aziende in azioni di CSR, raggiungendo nel 2019 la cifra record di 1.771 miliardi e se nel 2020 è stato previsto un calo a causa della crisi, rimane la volontà di mettere a sistema e nel proprio modello di business la sostenibilità. Lo racconta il IX rapporto dell'Osservatorio Socialis.

Quello della responsabilità sociale d’impresa e dell’attenzione allo sviluppo sostenibile è un fenomeno che non ha fatto altro che crescere negli ultimi 20 anni, con un incremento importante nell’ultimo quinquennio: lo dimostra la cifra record di 1.771 miliardi investita nel 2019 in azioni di Csr (Corporate Social Responsibility) e Sostenibilità dalle aziende italiane che hanno scommesso sul loro ruolo di produttori di valore sociale (il 25% in più rispetto al 2017, quando era di 1,412 mld). È quanto emerge dal IX Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, la statistica promossa ogni due anni dall’Osservatorio Socialis, realizzata dall’Istituto Ixè e presentata a dicembre dalla sede di Università Mercatorum a Roma, con la partecipazione di Cdp – Cassa Depositi e Prestiti, Fondazione Amplifon, Fondazione Prioritalia, Msd Italia, e con il patrocinio istituzionale di Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Ambiente, Commissione europea - Rappresentanza in Italia e Unioncamere, e di 21 atenei italiani. Dall’indagine emerge come il valore assoluto degli investimenti in Csr delle aziende in Italia (campione 400 imprese) è più che quadruplicato rispetto a quello di 18 anni fa quando venne realizzata la prima rilevazione dell’Osservatorio.

In particolare, negli ultimi cinque anni circa si è avvertito un cambiamento, evidente su diversi fronti - spiega Roberto Orsi (nella foto), direttore Osservatorio Socialis -. Innanzitutto, è cresciuta ulteriormente l’attenzione dell’Unione europea, che dopo la direttiva n. 95 del 2014, nel 2017 ha imposto alle aziende quotate in borsa di interesse nazionale di tutti i paesi europei di rendicontare le informazioni non finanziarie (riguardanti i temi ambientali, sociali, il personale, il rispetto dei diritti umani, la lotta contro la corruzione attiva e passiva, ndr). Attualmente, poi, è in atto una call to action per un Green New Deal per l’Europa per convincere i top management delle aziende a guardare alla governance in un’ottica di responsabilità sociale”. A queste operazioni istituzionali si sono aggiunti poi molti altri fenomeni che hanno spostato i riflettori su queste tematiche: dai ‘Fridays for future’ agli interventi in merito di papa Francesco, passando per la Business roundtable di 180 ceo di grandi aziende americane che si impegnano a prestare più attenzione ai dipendenti e alla comunità.

Crescono investimenti e consapevolezza I dati parlano chiaro. L’investimento medio in Csr delle aziende italiane nel 2019 è salito a 241mila euro rispetto ai 209mila euro del 2017, con un incremento del 15%. Per quanto riguarda le aree e le modalità di investimento, le aziende che fanno attività di Csr si concentrano, come negli anni precedenti, soprattutto sulle iniziative interne all’azienda (66%), il 47% promuove iniziative dedicate al territorio vicino alla sede dell’impresa, mentre solo l’8% dedica azioni rivolte ai paesi esteri, confermando la volontà delle aziende di migliorare il rapporto con territorio e le comunità di appartenenza. Fra le modalità di intervento adottate dalle aziende per investire in Csr, prevalgono quelle per diminuire l’impatto ambientale: il 42% delle aziende privilegia azioni di investimento nelle tecnologie innovative per limitare l’inquinamento e migliorare lo smaltimento dei rifiuti, mentre il 38% investe per migliorare il risparmio energetico. Molto eloquente, poi, è la classifica degli obiettivi aziendali per i quali investire su iniziative di Csr: al primo posto c’è la formazione del personale (49%), seguita dalla condivisione a tutti i livelli aziendali (46%), la coerenza per costruire una strategia intrecciata con il piano di sviluppo aziendale (36%), ascolto dei consumatori (31%), fare e far sapere a tutti gli stakeholder (16%), e programmare e misurare nel tempo (12%). Da segnalare anche un aumento delle imprese che adottano un sistema interno di diffusione della cultura di Csr aziendale (65% nel 2019). I canali più utilizzati da questo segmento di imprese sono quelli di matrice più tradizionale, come le comunicazioni interne della direzione (52%) e gli incontri periodici con i dipendenti (42%).

“Tutto ciò dimostra come le aziende mettano oggi al centro una maggiore attenzione al capitale umano, che supera oggi quella destinata al profitto - continua Orsi -. Siamo, insomma, davanti a un capitalismo più umano, del cui impatto positivo sul business le aziende sono sempre più consapevoli’. La Csr si conferma conveniente per le aziende che la praticano: il 49% delle aziende intervistate indica che la Csr porta a un miglioramento della loro immagine e per 4 aziende su 10 essa porta a un miglioramento dei rapporti con i territori e le comunità. La rilevazione mostra poi che l’attenzione delle imprese e dei consumatori rimane alta. Infatti, il 43% delle imprese intervistate ritiene che l’attenzione verso la Csr sia in crescita e il 49% dei manager che anche l’attenzione dei consumatori sia in crescita.

“Questo ha ovviamente delle ripercussioni sulla comunicazione - spiega Orsi -, perché per il consumatore oggi è importante che un’azienda comunichi le azioni che fa in questo campo. Le aziende hanno capito che fare csr conviene, ma solo se fatta bene: fare ‘Greenwashing’ è fortemente sconsigliato, perché gli stakeholder dispongono di strumenti per mettere in discussione la veridicità delle azioni delle aziende. Bisogna invece programmare un percorso chiaro e la relativa comunicazione”.

In questo quadro, è importante notare che la figura del responsabile Csr diventa sempre più presente e richiesta dalle aziende, il 70% delle imprese intervistate afferma di avere in organico una funzione, un responsabile incaricato di seguire le attività di Csr e sostenibilità. Inoltre, l’80% delle aziende campione ritiene che una specializzazione in tal senso possa rappresentare un elemento distintivo in un curriculum.

Sempre parlando di preparazione e formazione, eloquente è un altro studio svolto dall’Osservatorio Socialis: un Censimento degli insegnamenti universitari su Csr e sostenibilità, che conta 813 insegnamenti e 73 master presenti nei programmi di 68 atenei (oltre l’80% del totale) nell’anno 2019-2020.

Il futuro oltre la pandemia

Nonostante l’indagine si riferisca al 2019, emerge da una risposta delle aziende una previsione negativa per gli investimenti in Csr per il 2020 a causa della crisi sanitaria: il 37% ha dichiarato infatti di aver stanziato un budget per la Csr nel 2020 prima dell’emergenza Covid-19, ma poi ha deciso/dovuto ridurlo o annullarlo a causa della crisi economica. Invece, il 40% delle imprese ha affermato che il proprio budget previsto non è variato, dichiarando di investire mediamente 293mila euro per il 2020.