Inchieste
Carito (Carito & Partners Factory): “L’Italia avrebbe fatto delle grandi Olimpiadi. Ma poi?”
Roma è scesa dal treno olimpico: la decisione del premier Monti ha posto fine al percorso di candidatura della Città Eterna all'evento internazionale. La notizia, non certo fresca, continua a lasciare la propria scia, alimentando un dibattito mai sopito tra i professionisti della event industry (vedi notizie correlate), i quali, a diverso titolo, avrebbero potuto trarre beneficio dalla manifestazione. 
(La Cerimonia di Apertura di Atene 2004)
La crisi economica, il caso di Atene 2004 e i costi all'ultimo raddoppiati per l’Olimpiade di Londra sono stati decisivi nel verdetto finale di Monti, pur nella consapevolezza che i Giochi possano rappresentare una grande occasione di sviluppo.
Restano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. La scelta verrà ufficializzata a Buenos Aires il 7 settembre 2013.
Cosa ne pensano le agenzie? Oggi il microfono passa a Paolo Carito (nella foto), ceo Carito & Partners Factory che, con realismo, disegna il ritratto di un’Italia capace di rimboccarsi le mani al momento opportuno, ma incapace di mettere a frutto le opportunità e gli investimenti connessi a eventi di questa portata. Un vero peccato...
Cosa ne pensa della nostra 'ritirata' per la corsa alle Olimpiadi 2020?
È chiaro che sarei stato orgoglioso di vedere un evento di tale prestigio, come le Olimpiadi, a Roma. Orgoglioso sia come cittadino che come professionista. E i Giochi avrebbe coinvolto, a cascata, non solo l’ambito degli eventi, ma anche quelli del marketing urbano e turistico. Però è anche vero che, onestamente, il sistema produttivo dell’Italia non ha mai dimostrato, di fronte a occasioni anche di più modesto calibro, di saper gestire le opportunità al meglio, e tantomeno di saper capitalizzare l’importanza di queste manifestazioni nel medio/lungo termine. Insomma, l’Italia soffre di una vera e propria carenza di sistema.
È quindi d'accordo con il premier Monti?
Mi dispiace per la decisione che è stata presa, ma ne comprendo i motivi. Monti è un uomo che ha alle spalle una cultura di ampio respiro economico e internazionale e quindi era consapevole che per affrontare questo tipo di eventi era necessario un piano di investimenti che in questo momento l’Italia non è nelle condizioni di sostenere. Dirò di più. Da italiano ho grande fiducia nel fatto che avremmo 'confezionato' un grande evento, mettendo in campo tutta la nostra capacità di fare e di inventare, ma poi? Le carenze del sistema Italia riguardano il post-evento. Le Olimpiadi servono a un territorio se lo valorizzano, se ne costituiscono un trampolino di lancio. Si guardi Barcellona: l’ex Villaggio Olimpico è diventato la City, il cuore delle attività. E, ancora, Valencia: l’America’s Cup ha riqualificato in modo permanente la costa, le acque, il bacino, che sono diventati oggi il cuore turistico della città, con una enorme ricaduta positiva a livello economico e sociale. Diverso, come tutti sanno, il caso di Atene, i cui guai finanziari sono riconducibili anche agli investimenti sostenuti per le Olimpiadi e mai ricapitalizzati. Le ragioni delle carenze di sistema dell’Italia partono da molto lontano. Siamo realisti, inutile dipingere una facciata se poi il palazzo ha delle crepe strutturali. Basti guardare allo strascico lasciato dai Mondiali di Nuoto a Roma: la magistratura è ancora al lavoro...
Restano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. Per chi fa il 'tifo'?
Carito & Partners Factory ha un ufficio a Jeddah (Arabia Saudita, ndr), per cui per vicinanza di spirito, ma anche, perché no, di business - bensì l’area non sia la medesima -, direi che il nostro tifo è per Doha.
Chiara Pozzoli

