Interviste

Diana Bianchedi: "Milano Cortina sarà un'Olimpiade diversa. Da qui il nuovo corso dei Giochi Invernali del futuro"

Equità di genere da record, sostenibilità secondo l’Agenda 2020, volontariato come prima legacy e sport come motore di salute, pace e coesione sociale: dai pensieri della campionessa olimpica, condivisi sul suo profilo LinkedIn e approfonditi nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, emerge il volto di un’Olimpiade che vuole andare oltre l’evento e lasciare un segno duraturo nel Paese.

Milano Cortina 2026 non sarà solo un grande evento sportivo, ma un punto di svolta nel modo di concepire i Giochi Olimpici Invernali.

È questa la visione che emerge dai pensieri e dalle riflessioni di Diana Bianchedi, campionessa olimpica, vicepresidente del CONI e dirigente della Fondazione Milano Cortina 2026, condivisi nel suo recente post su LinkedIn e approfonditi nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore. Una narrazione che intreccia numeri, valori olimpici, sostenibilità e inclusione, restituendo l’immagine di un’Olimpiade pensata per lasciare un’eredità concreta al Paese.

A rendere questi Giochi diversi dalle edizioni precedenti saranno prima di tutto i numeri, che raccontano una trasformazione profonda e strutturale. I Giochi italiani saranno infatti i più gender balanced di sempre: il 47% delle quote sarà riservato alle atlete, con 50 eventi femminili in programma, un record assoluto per lo sport invernale.

Un equilibrio che non riguarda soltanto il campo di gara. All’interno della Fondazione Milano Cortina 2026, il Comitato Organizzatore, le donne rappresentano il 48% del personale e il 49% dei ruoli di leadership. Anche la narrazione sportiva cambierà volto: per la prima volta il 54% dei commentatori sarà donna, così come il 40% del corpo arbitrale. Numeri che segnano un cambio di paradigma culturale prima ancora che sportivo.

A rafforzare questo percorso c’è la prima edizione italiana delle Portrayal Guidelines del CIO, curate dalla Fondazione, che trasformano l’equità di genere in un principio concreto anche nella comunicazione. Un lavoro corale, costruito grazie a progetti di formazione e informazione che hanno visto collaborare istituzioni e territori – dal CIO al CONI, passando per partner e comunità locali – sotto il segno di iniziative come 21 tappe per l’equità di genere, She’s Next, She Leads e #100esperte.

Nel quartier generale della Fondazione, dove lingue e accenti si intrecciano tra telefonate e riunioni incessanti, Diana Bianchedi vive l’attesa con l’adrenalina di chi conosce bene la pedana. "Ci siamo e gli italiani possono essere fiduciosi: riusciremo a stupire il mondo", ripete con l’entusiasmo di chi ha attraversato lo sport da atleta, medico e dirigente.

A rendere Milano Cortina 2026 motivo di orgoglio nazionale sarà anche l’impianto stesso dei Giochi. È la prima Olimpiade Invernale costruita secondo i principi dell’Agenda 2020 del CIO, che ribalta il modello tradizionale: non è il territorio ad adattarsi ai Giochi, ma i Giochi al territorio. Da qui la scelta di valorizzare eccellenze già esistenti, come Anterselva per il biathlon, e di completare infrastrutture già pianificate, come l’Arena di Santa Giulia.

L’eredità dei Giochi, però, va oltre palazzetti e infrastrutture. "Lo sport ha un impatto diretto sulla salute del Paese", sottolinea Bianchedi. Vedere atlete e atleti al massimo livello può stimolare la pratica sportiva, cambiare la mentalità delle persone e, nel lungo periodo, contribuire persino a ridurre la spesa sanitaria. Una legacy che inizia ancora prima della cerimonia di apertura, come dimostra la straordinaria risposta dei volontari: 130mila candidature per 18mila posti disponibili. Un patrimonio umano che la Fondazione ha deciso di non disperdere, creando un canale dedicato per coinvolgere anche chi non sarà ai Giochi nei numerosi eventi sportivi che animano ogni anno il Paese.

L’esperienza di Torino 2006 resta un riferimento importante, soprattutto per il rapporto virtuoso tra evento e città nel post-Olimpiade. E se le preoccupazioni non mancano oggi prevale l’adrenalina di chi sa di aver lavorato per sette anni con passione e dedizione. "Ora che si inizi, perché poi lo sport salirà in cattedra".

Uno sport che parla anche di pace, in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni. La risoluzione sulla tregua olimpica adottata all’unanimità dall’Assemblea ONU rappresenta, per Milano Cortina 2026, un segnale forte: la dimostrazione che il dialogo è possibile e che lo sport resta da millenni un potente “rompighiaccio” tra i popoli.

Nel segno del cambiamento si inserisce anche l’avvio della presidenza CIO di Kirsty Coventry, prima donna a guidare il Comitato, e i segnali di rinnovamento nelle istituzioni sportive italiane, dove cresce la presenza femminile senza ricorrere a quote. Perché, come ricorda il ritorno alle gare di Federica Brignone, "oltre il buio c’è sempre la luce" e nessuna vittoria è mai davvero individuale.

Un po’ come l’organizzazione di un’Olimpiade: un gioco di squadra che, a Milano Cortina 2026, promette di lasciare un segno ben oltre il traguardo finale.