Interviste

Verdesca (Sinergie): quando è la squadra a 'fare il monaco'

Chi c'è dietro un biglietto da visita? Un profilo costruito un'esperienza sul campo? In questo periodo di riflessioni, mentre facciamo attenzione a chi manda un curriculum, a chi invia una proposta di lavoro, a chi cerca di riciclarsi o vendersi come il nuovo 'guru degli eventi', sono domande che dobbiamo considerare con attenzione. Da e20 novembre - dicembre 2014.
Riportiamo di seguito l'articolo di Davide Verdesca (FOTO), tratto da e20 di novembre - dicembre 2014.
Su ogni numero della rivista, il ceo - coo dell'agenzia Sinergie 'dice la sua' diversi argomenti riguardanti il mercato degli eventi e, più in generale, il frastagliato mondo della comunicazione.

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"È un periodo di grandi cambiamenti. In un anno, il 2014, difficile per molti, abbiamo aumentato le nostre quote di mercato, abbiamo rivisto e implementato le nostre divisioni interne e stiamo comunque crescendo; in fatturato (oltre 25 mln di euro) e in personale (a oggi forte di 85 professionisti). 

E così, tra un colloquio e l’altro, ho avuto modo di pormi qualche dubbio in merito all’effettivo valore di quanti abitano il mondo degli eventi. E mi viene in mente il classico detto che ‘l’abito non fa il monaco’. 

È una frase che mi gira in testa già da un po’; e così l’ho lasciata vagare fino a formulare un pensiero alternativo e laterale, come è nello spirito della nostra agenzia. E sono arrivato a capire che in realtà… l’abito fa il monaco. O, almeno, lo fa apparire tale a uno sguardo non troppo approfondito. Penso ad alcune persone che si presentano con prestigiosi curricula frutto di eventi specialissimi; si propongono come portatori di grandi idee, di nuovi mirabolanti progetti frutto di esperienze trascorse. La mia domanda è conseguenziale al loro passato. E mi chiedo: sono stati davvero loro a essere così bravi, geniali, intuitivi, oppure è stato il loro inserimento in una struttura già di per sé vincente, a mettere in luce le loro qualità? 

Non è una domanda di manzoniana memoria, il ‘fu vera gloria?’. Ovvero: se non avessero già avuto intorno una grande squadra, se avessero dovuto costruirsela loro, se avessero dovuto essere gli imprenditori di se stessi prima che i manager di un’azienda, sarebbero stati ugualmente capaci?

Non dico che non sarebbero stati bravi, né che non avrebbero raggiunto gli stessi risultati. Mi chiedo quanto tempo in più avrebbero impiegato. Ovvero: quanto è stato facilitante, per loro, vestire un abito, avere un nome dietro le spalle

Penso alla Formula 1, ai piloti con la valigia carica di soldi che transitano in scuderie che li accettano solo perché portatori di cash. E non ottengono nulla. E alla prima difficoltà fanno fatica a riciclarsi in una nuova scuderia se non promettendo altri soldi in dono. Pagano per finanziare la loro mediocrità e stare in qualche modo a galla. 

E guardo alle scuderie che invece hanno team di ricerca e sviluppo, crediti e non debiti alle spalle e sono quindi in grado di sostenere investimenti e scegliere piloti vincenti. Di fronte a qualche imprevisto, in pochi GP si riprendono, tornano nelle prime posizioni se non a vincere. Certo, ci sono i Lauda, i Senna, i Valentino Rossi. Ma poi… quanto tutti questi sono stati grandi davvero, e quanto è valso il nome della scuderia o del motore su cui sedevano? 

Se si guardano i risultati con scuderie diverse, beh, qualche legittimo dubbio viene anche per loro. Credo, quindi, che una delle scelte vincenti di un’agenzia sia proprio questa capacità di scegliere i piloti giusti per le varie gare che l’agenzia decide di correre. È il team che sceglie le sfide e poi decide i piloti, perché sappiamo che non esiste un team giusto per ogni gara

Una delle qualità vincenti è avere in organico dei fuoriclasse che sanno di essere tali perché inseriti nella giusta struttura. Una struttura valorizzante, che li aiuta a emergere anche nelle sfide apparentemente impossibili, nelle difficoltà superabili grazie a una storia, una base solida, un pregresso di lavoro duro e successo, di valori e caratura morale. Credo che queste persone siano speciali perché aiutano la loro agenzia a vincere ogni giorno, portando sfide nuove, atteggiamenti costruttivi e vincenti, mentalità e aperture internazionali, linguaggi differenti per stili e idiomi. 

Quanto l’evento fa emergere colui che lo guida? Quanto alcuni grandi del mondo da Gorbaciov a Walesa avrebbero fatto quel che hanno fatto, in condizioni diverse; quanto li ha aiutati la situazione generale a far emergere la loro bravura, messa poi al servizio degli altri? 

In Sinergie non cerchiamo superprofessionisti con un ego proprio. Noi scegliamo il ‘made in Sinergie’. Mi piace pensare che quello che scrivo non sia un messaggio di Davide, ma un articolo a nome di un gruppo di lavoro. Sto aspettando il nuovo candidato per un ruolo intermedio, nella ‘campagna acquisti’ che deve integrare nuove figure per i successi futuri. 

Leggo con attenzione le parole, le esperienze, le cesellature; guardo da dove viene. Attendo di incontrare un professionista serio e preparato. Che ha saputo indossare con successo un abito che lo ha valorizzato, ricambiando valore. E nella selezione, mi farò guidare da una frase riferita a Gilles Villeneuve poco dopo il suo incidente finale: “I migliori emergono dove gli altri si fermano; e cadono dove gli altri proseguono, salvati dalla mediocrità, dalla comodità e dai luoghi comuni”. E spero di incontrare un altro di quei migliori da affiancare a quanti già ‘abitano’ in Sinergie.

Davide Verdesca

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