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I perchè delle celebrità nel nuovo numero di Riders Italian Magazine
Per il suo il terzo compleanno il mensile diretto da Roberto Ungaro rende omaggio alla parola 'perchè' per spiegare come sia da sempre il motore di tutte la nostre azioni e dedica a questo tema un intero servizio ponendo stringenti perché a trenta celebrità dello sport, dello spettacolo, della cultura e dell'arte, tra cui Valentino Rossi, Quentin Tarantino, Oliver Stone.
La Storia non si fa con i se e con i ma, ed è certo che non sarebbe andata avanti senza i perché. Per il suo il terzo compleanno, Riders Italian Magazine, il mensile diretto da Roberto Ungaro, rende omaggio a questa parola per spiegare come sia da sempre il motore di tutte la nostre azioni. Il magazine dedica a questo tema un intero servizio, grazie anche alla consulenza dell'antropologo Marino Niola, ponendo stringenti perché a trenta celebrità dello sport, dello spettacolo, della cultura e dell'arte: Valentino Rossi, Quentin Tarantino, Oliver Stone, Gabriele Salvatores, Benicio Del Toro, solo per citarne qualcuno.
Valentino Rossi spiega perchè ha lasciato la Yamaha: "avevo bisogno di motivazioni, ad un certo punto non mi sono più sentito fondamentale, perché alla mia età, dopo aver vinto così tanto, non basta vincere e divertirsi. Serve anche l’ambiente giusto e in Ducati mi è sembrato di individuare questo".
La galleria di interviste prosegue con attori del calibro di Dustin Hoffman che dichiara: "Sono stato un grande stronzo a rifiutare Fellini, l’ho fatto perché non potevo recitare in italiano in presa diretta. Ero ossessionato dall’assoluta perfezione del ruolo, e in quegli anni sono stato un coglione perché ho rifiutato anche Bergman e Spielberg".
Bruce Willis invece racconta: "Ho imparato a fare a botte da bambino perché balbettavo e, mentre mi prendevano in giro, io li menavo", e anche il pacato regista Gabriele Salvatores si sbilancia sui perché: "uno dei passaggi fondamentali nella creazione di un film è la scelta degli attori, perché quando costruisci un cast sei già a metà del lavoro, inizi a pensare a storie che possano essere comprese ovunque nel mondo".
SP

