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Mediaset dà il via alle trattative per chiedere a Sky la 'retransmission fee'. Di Chio: 'I nostri contenuti hanno un valore che deve essere riconosciuto'

Si è tenuto oggi, 28 luglio, a Milano, l'incontro 'Rompere gli indugi: la protezione dei contenuti tv in un mondo che cambia', durante il quale Mediaset ha fatto il punto sulla battaglia che sta conducendo da tempo per la tutela dei propri contenuti. Se non mancano esempi di partnership virtuose con altre piattaforme, come ad esempio quelle già in essere con Italiaonline, Tiscali e MSN, in alcuni casi sorgono delle difficoltà: è attesa a settembre la sentenza di primo grado relativa alla causa tra il Biscione e YouTube, mentre con Sky si annunciano atti formali volti a ottenere dalla pay tv il pagamento di una quota a fronte dell'inserimento della programmazione gratuita Mediaset nell'offerta a pagamento.
I contenuti sono alla base del business model televisivo e proprio per questo i broadcaster si battono per la difesa e il riconoscimento del loro valore. Durante l'incontro 'Rompere gli indugi: la protezione dei contenuti tv in un mondo che cambia', tenutosi oggi, 28 luglio, a Milano, Mediaset ha fatto il punto sulla battaglia che conduce da anni proprio per la tutela dei propri contenuti, in uno scenario dove, complice la presenza di molteplici piattaforme, è sempre più complicato mantenere il controllo.

Il prossimo passo di questa battaglia sarà l'avvio delle trattative con Sky per arrivare a un accordo commerciale che preveda il pagamento da parte della pay tv di una 'retransmission fee' a Mediaset, ovvero di una quota a fronte dell'inserimento della programmazione gratuita del Biscione nell'offerta a pagamento.

Una prassi già consolidata negli Stati Uniti, dove è stata introdotta nel 1992 con il Cable Television Consumer Protection Act e dove la remunerazione per la ritrasmissione rappresenta già una parte importante (circa il 20%, ndr.) degli introiti dei broadcsater. Guardando all'Europa, nel Regno Unito gli operatori della tv gratuita hanno già avanzato la richiesta di circa 200 milioni di sterline agli operatori della pay tv, mentre in Germania sono già presenti varie forme di retransmission fee: basti pensare che per il gruppo della tv commerciale ProsiebenSat.1 Media AG i ricavi da redistribuzione dei propri contenuti ammontavano a 93 milioni di euro nel 2014 e quest'anno potrebbero raggiungere i 50 milioni.

A dare man forte a Mediaset su questo fronte c'è ora anche la Delibera AgCom che ha definito la controversia in materia tra Rai e Sky. "Ora faremo valere i nostri diritti con atti formali, anche alla luce dell'accresciuta base giuridica della nostra richiesta - ha affermato Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset - . La Delibera ha stabilito infatti che non esiste l'obbligo di 'must offer' verso le altre piattaforme tecnologiche e che la disponibilità dell'offerta free all'interno di piattaforme pay può comportare notevoli vantaggi per queste ultime. Inoltre, un soggetto pubblico come Rai ha il diritto di fare accordi commerciali per valorizzare, quantificare e monetizzare l'utilizzo della propria programmazione da parte di altre piattaforme concorrenti. Se tutto questo vale per Rai, riteniamo che a maggior valore dovrebbe essere valido per Mediaset".

D'altra parte, il valore dei contenuti della tv free è noto e riconoscibile, come ha messo in luce Federico di Chio, SVP Corporate Strategy and Marketing di Mediaset. "Abbiamo analizzato il 'peso' dell'offerta gratuita all'interno dell'offerta globale di Sky - ha esordito il manager - : ebbene, presso le famiglie Sky, che in Italia sono circa 4 milioni, i contenuti free rappresentano il 62% dello share totale giorno. Non solo. Nella classifica dei dieci canali più visti, figurano ben sette reti generaliste free, di cui cinque alle prime posizioni.
Considerando l'attività specifica sul decoder Sky, la situazione non cambia molto: i canali gratuiti continuano a occupare gran parte del ranking, anche se Sky Sport guadagna posizioni. Prova del fatto che i contenuti gratuiti sono attrattivi anche per gli utenti Sky. Mediaset si batterà perché questo valore venga riconosciuto. Inoltre, perché Sky può arbitrariamente stabilire quale parte dell'offerta free trasmettere, escludendo alcuni canali 'scomodi'? Riteniamo che anche questa sia una questione da risolvere".

Le difficoltà non riguardano soltanto i rapporti con altri operatori televisivi, ma anche con molti i soggetti del mondo web.

"Se nella filiera 'storica' del mercato degli audiovisivi la catena del valore vedeva un pieno controllo editoriale sul contenuto e sulla sua valorizzazione, oggi a causa dell'introduzione di nuove funzioni editoriali, meta-editoriali ed extraeditoriali, determinata in particolare dalla diffusione di Internet, nuovi soggetti consentono una circolazione del contenuto al di fuori e oltre l'area di concessione del diritto di sfruttamento - ha spiegato Emilio Pucci, direttore e-Media Institute - . A costi progressivamente decrescenti e tendenzialmente nulli, numerosi soggetti riescono a redistribuire e riutilizzare contenuti pregiati acquisendone in via diretta o indiretta il valore di mercato pur non avendo negoziato alcun diritto di sfruttamento".

Questo fenomeno porta con sé il fatto che una parte crescente di risorse pubblicitarie destinate ai contenuti editoriali viene attratta da soggetti che non svolgono funzioni editoriali in senso storico o tradizionale, ma nuove funzioni legate all'indicizzazione/aggregazione di contenuti.

"Mediaset ha iniziato nel 2003 a prendere iniziative a difesa del copyright, sia in Italia sia in Europa, e ha lanciato la lotta alla pirateria e alla deriva della gratuità e della percezione dei contenuti come pura commodity che Internet ha favorito", ha dichiarato Nieri. Ad oggi sono state intraprese numerose azioni nei confronti di differenti soggetti, da Yahoo a Kataweb, da Gruppo Espresso a YouTube. Proprio riguardo a quest'ultimo, è attesa a settembre la sentenza di primo grado relativa alla richiesta di risarcimento di 500 milioni di euro didanni da parte di Mediaset per la pubblicazione illecita di contenuti di titolarità RTI sui portali YouTube e Google.

In seguito a una diffida, invece, Facebook sta già procedendo alla rimozione di programmi Mediaset illecitamente postati. "Grazie alla tutela determinata dei nostri contenuti online, oggi i video Mediaset si possono vedere gratuitamente solo sui siti Mediaset o su portali che hanno stretto accordi commerciali con Mediaset - ha detto Nieri - . Mediaset oggi è il maggior editore per video scaricati dai propri siti, con 4,7 milioni di video visti al giorno, 1,5 miliardi all'anno".  30 milioni all'anno la raccolta generata dai video online.

Non mancano tuttavia gli esempi di partnership virtuose con altri soggetti: Italiaonline, Tiscali e MSN, ad esempio, hanno già stretto accordi per l'utilizzo di contenuti Mediaset e lo stesso stanno facendo altri operatori del mercato. "Vogliamo difendere la nostra attività creativa e produttiva, non limitare la diffusione dei nostri contenuti", ha ribadito Nieri.

In generale ciò che si nota, in rete ma non solo, è l'affermazione del modello definito Freemium (Free + Premium): agli utenti vengono offerti contenuti di valore al fine di generare engagement verso la piattaforma, dalla quale possono accedere poi a contenuti a pagamento (come avviene ad esempio nel caso di Spotify). "E' possibile che l'intero sistema televisivo evolva in questa direzione con un'offerta gratuita in grado di costruire la prima base di consumo e di valore a cui si aggiungono diverse offerte a pagamento per incremento di opzioni di visione o per contenuti premium", ha chiosato Pucci.

Serena Piazzi