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Rai. La ricetta di Renzi per la tv pubblica: Ad con pieni poteri, Cda snello e canone in bolletta

La riforma passerà per un disegno di legge anticipato da una serie di linee guida. Particolarmente rilevante il tema dell'evasione che viene stimata in circa 600 milioni di euro l'anno. Motivo per cui dal 2016 dovrebbe entrare in vigore l'automatico addebito nella bolletta della luce di un importo pari alla metà circa (50 euro) dell'attuale canone (pari a 113 euro). 
 
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La strada che il governo seguirà per ridisegnare la governance della tv pubblica sarà quella del disegno di legge anticipato da una serie di linee guida, seguendo l’esempio di quanto fatto con la riforma della scuola.

Linee guida che, anche secondo la ricostruzione fatta oggi da Repubblica, saranno portate in Consiglio dei Ministri già alla prossima riunione e che vorrebbero per la nuova Rai un amministratore delegato con pieni poteri come accade nelle aziende private, e non obbligato a guidare l’azienda in concerto con il Consiglio d’Amministrazione come avviene ora.  Cda che nelle intenzioni del governo sarà ridotto non solo nelle funzioni, ma anche nei numeri, così come cambierà il percorso di nomina dei singoli consiglieri. Percorso che sarebbe ancora in via di definizione, rappresentando questo il punto più complesso della riforma in quanto dalla gestione delle nomine dipende anche l’equilibrio di potere tra chi nomina l’amministratore e chi controlla, e cioè tra politica e Rai.

Oltre alla governance, nei piani di riforma del governo ci sarebbero anche altri due capitoli d’intervento: l’allungamento a 10 anni, dagli attuali 3, del contratto di servizio e l’inserimento nella bolletta della luce del canone (dimezzato nell’importo a quota 50 euro) che dovrebbe entrare in vigore nel 2016. Come confermato gli ultimi rilevamenti Rai solo il 74% delle famiglie paga il canone, con picchi negativi del 56,3% in Campania, 59,8% in Sicilia e 61,7% in Calabria. L'evasione viene stimata in circa 600 milioni di euro l'anno.