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Bea Expo Festival. Lanza, no all’omologazione delle agenzie di eventi

Aziende e agenzie a confronto. Le prime chiedono una creatività propositiva e competenze allargate, le seconde cercano di adeguare l’offerta, domandandosi quale sia la strada da percorrere per acquisire un know-how integrato. Abbiamo rivolto la questione ad Alessandra Lanza.

Le aziende chiedono agenzie propositive, preparate su vari fronti, capaci di ‘consegnare’ progetti integrati che comprendano l’evento ma che in esso non si esauriscano. Questo è emerso nel corso della prima tavola rotonda del Bea Expo Festival 2009 (AtaHotel Expo Fiera, Milano): un confronto aperto tra aziende e agenzie sul futuro degli eventi.

Alessandra Lanza_Consulta.JPGMa come è possibile per un’agenzia di eventi rispondere alla richiesta di progetti di comunicazione sempre più completi e capaci di abbracciare diversi media? Quanto costerebbe ‘internalizzare’ nuove professionalità rinunciando, in un certo senso, alla specializzazione tout court? Abbiamo rivolto la domanda ad Alessandra Lanza, presidente Consulta degli Eventi di AssoComunicazione.
“Le aziende chiedono propositività e servizi ad ampio spettro. Le strade possibili sono due: acquisire nuove figure all’interno dell’agenzia, diventando così un’agenzia di comunicazione vera e propria, oppure lavorare in cordata, ovvero chiamare a raccolta, sui singoli progetti,  professionisti con diverse competenze. A mio avviso, questa seconda strada è la più percorribile: innanzitutto perché allargare l’agenzia comporterebbe costi extra non indifferenti, in secondo luogo perché si deve scongiurare il rischio di vedere schierate sul mercato agenzie tutte uguali e generaliste, sul modello di ciò che sono divenute oggi le agenzie di pubblicità. Questo tema, di estrema attualità, sarà presto oggetto di dibattito tra i professionisti degli eventi”.

A questo punto c’è da chiedersi se le aziende, nei brief, sono davvero così chiare nel comunicare la necessità di progetti integrati. “Non sempre - risponde Lanza -. Le aziende vogliono propositività, ma brief più chiari ci consentirebbero di creare, già a priori, progetti più ampi e strategici”.

Chiara Pozzoli