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Editoriale

Cappuccino & Cornetto. A quando la scoperta del gene dell’etica?

Nella sua rubrica quotidiana Marco Ferri riflette sulla questione delle gare pubbliche nella pubblicità. "La 'posta' in gioco è alta. Si tratta, infatti, di capire come sia stato possibile distruggere il valore della pubblicità, quando invece tutti dicono che la pubblicità dovrebbe creare valore".

La notizia è che è stato scoperto il gene architetto che organizza il 'piano regolatore' della parte del cervello che controlla le funzioni più complesse. Per gli amici della verità, esso si chiama Coup-Tf1 e si è guadagnato la copertina della rivista Nature Neuroscience. Dovremmo essere tutti molto contenti perché la scoperta è stata individuata grazie alla collaborazione fra i ricercatori dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli e dell'istituto californiano Salk. Bene, bene, bene. Cioè male.

Infatti, se prendiamo in esame le ultima vicende della nostra pubblicità, vale a dire la presa di posizione ufficiale sulle gare pubbliche , la domanda è: è stato il gene architetto che ha combinato tutto 'sto casino? E se no, perché i diretti interessati non confermano né smentiscono quanto si è detto?. La " posta" in gioco è alta. Si tratta, infatti, di capire come sia stato possibile distruggere il valore della pubblicità, quando invece tutti dicono che la pubblicità dovrebbe creare valore. Si tratta, cioè, di capire ciò che è successo davvero, al di là e al di fuori di ogni sia pur malevola supposizione. E non aiutano né i silenzi, né i no-comment dei diretti interessati. Meno che meno aiutano commissioni di inchiesta che magari dovrebbero immaginare proposte di legge per regolare le gare pubbliche, come è stato annunciato.

L'intenzione sarebbe lodevole, ma cozza contro la realtà del mercato. E' vero o non è vero che il mercato sono quelli che lo fanno? E' vero o non è vero che se uno o più attori del mercato sfondano il fondo del barile, questo ha ripercussioni profonde su tutto il comparto della comunicazione commerciale, a cominciare dallo stesso, a questo punto fragile e infingardo, vincolo associativo tra le imprese di pubblicità? E' vero o non è vero che il mercato dovrebbe regolarsi da solo, ma che invece così è stata sancita la regola di una deregulation selvaggia, ingorda, miope e, in ultima analisi, perdente? Dalle colonne di Repubblica, Ezio Mauro, parlando di antipolitica, si è chiesto per chi suona la campana. Mi permetto di usare la stessa metafora: dall'antipubblicità così come ci è stata proposta da uno o più agenzie di pubblicità cosa dobbiamo aspettarci? O sentiamo tutte le campane oppure saremmo costretti a chiederci anche noi per chi suona la campana. Questa, ripeto, è "la posta" in gioco. Beh, buona giornata.