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Editoriale

Cappuccino & cornetto. Io sono io

Nella sua rubrica quotidiana, Marco Ferri riflette sui risultati di una ricerca Censis sul rapporto tra meritocrazia e potere. "Esercitare il potere significa imporsi contro la volontà altrui, o significa prendersi responsabilità collettive? E' un privilegio o significa assumersi le conseguenze delle proprie azioni?".

Nella corsa al potere la meritocrazia non è un requisito necessario per 6 italiani su 10: meglio disponibilità economiche e relazioni. Sono i risultati di un'indagine del Censis su oligarchie e ceti deboli. Secondo gli intervistati per riuscire bisogna puntare su soldi (30,1%), relazioni politiche (23%) e personali (8%). Solo per il 30,3% servono competenze per l'ascesa sociale. Elite economico-finanziarie e partitiche, giornalisti e magistrati, risultano le categorie con maggior potere.

Meritocrazia è una brutta parola, che torna in voga ogni tanto: il merito non è mai stato al potere. Men che meno in periodi da basso impero, come quelli che viviamo. O meglio, che ascoltiamo dalle intercettazioni telefoniche. Delle quali non si fa che parlare un gran male, soprattutto dagli intercettati, che invece che stare attenti a quello che fanno, prima ancora che badare a quello che dicono, chiedono un supplemento di impunità.

Perché mai uno dovrebbe desiderare potere, uno può avere grandi meriti e non desiderare affatto di decidere per gli altri. Uno potrebbe esercitare potere senza per questo sentirsi superiore a chicchessia. Diciamoci la verità: questa indagine del Censis, tutto sommato, assolve chi esercita il potere per il gusto del potere. Ogni tanto ci viene la nausea, facciamo un ruttino e poi dimentichiamo anche i più nefandi e disgustosi episodi, come quelli che la cronaca politica ci sta regalando in questi giorni.

La domanda è semplice, niente affatto moralista o banalmente sociologica, per non dire antropologica: esercitare il potere significa imporsi contro la volontà altrui, o significa prendersi responsabilità collettive? E' un privilegio o significa assumersi le conseguenze delle proprie azioni?

Nel frattempo che si pigli posizione su questi quesiti, val la pena di ricordare una frase del Marchese del Grillo, nella interpretazione del grande Alberto Sordi. "Avete visto? Io so' io, e voi nun sete un cazzo". Ce ne ricorderemo, prima che scoppi il prossimo scandalo che coinvolgerà piccoli e grandi potenti? Beh, buona giornata.