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Editoriale

Cappuccino & cornetto. Rospi da salvare e quelli da mandare giù

Nella sua rubrica quotidiana, Marco Ferri riflette sui risultati di un'indagine Istat su disoccupazione e precariato di giovani laureati. "Ci sono molti che lavorano nelle agenzie di pubblicità, assunti a progetto e allontanati di getto per via del 'saving', come si chiama, con una gentile parolina inglese, il taglio dei costi".

Migliaia di girini di rospo smeraldino, raro in Europa, sono stati scoperti dentro pozze d'acqua in un cantiere di Assago, a Milano. I lavori sul posto sono stati fermati e ed è stata avviata una campagna di pesca al girino per spostare gli anfibi in ambienti idonei al loro sviluppo. Il rospo smeraldino è in declino in Europa a causa dell'alterazione delle zone umide, della frammentazione degli habitat e dell'abuso di pesticidi: la specie è protetta dalla Convenzione di Berna.

A proposito di rospi, ci sono anche quelli da mandare giù dai giovani italiani, come si è scoperto dopo una indagine Istat. Secondo l'Istat, infatti, si registra un aumento in Italia dei disoccupati intellettuali, e cresce il numero di coloro che sono disposti ad emigrare pur di mettere a frutto i propri studi. Alle ricerche annuali che denunciano il fenomeno si affianca ora proprio l'Istat, con l'indagine campionaria (Inserimento professionale dei laureati: indagine 2004) su oltre 25 mila soggetti laureatisi nel 2001. I fortunati che tre anni dopo riescono a raggiungere il sospirato traguardo e svolgono un lavoro continuativo iniziato dopo la laurea sono sempre meno: il 56,4 per cento del totale.

Secondo l'istituto nazionale di statistica nel 2004 i disoccupati ammontavano al 14,5 per cento di coloro che avevano raggiunto, nel 2001, il titolo di 'dottore'. Pare che nel 2001 le cose andavano decisamente meglio. I "dottori" che erano riusciti ad avere un impiego continuativo ammontavano al 63,2 per cento mentre quelli alla ricerca di una attività più stabile, dopo avere studiato per anni, erano poco più di 12 su 100.

Oggi, invece, cresce il numero di giovani che si deve accontentare di lavori stagionali o addirittura precari. E molti restano alla ricerca di una sistemazione stabile per anni. Qualcosa - stima l'Istat - come 20 mila ragazzi che hanno tagliato il nastro della laurea nel 2001. In questo tritacarne del lavoro intellettuale ci sono molti che lavorano nelle agenzie di pubblicità, assunti a progetto e allontanati di getto per via del "saving", come si chiama, con una gentile parolina inglese, il taglio dei costi, tra cui al primo posto, appunto, è il costo del lavoro.

Per molti di loro, forse era meglio nascere rospi smeraldini, che mandare giù il rospo di un impiego sotto stimato, intellettualmente ed economicamente. Beh, buona giornata.